Ospiti indesideratiMentre la neve copriva le strade di Firenze, una troupe di misteriosi viaggiatori si intrufolò silenziosa nella vecchia dimora, facendo tremare le corde del cuore di tutti gli abitanti.

Il telefono ha suonato alle cinque del mattino, svegliandomi, Valentina, dal sonno. Era un numero sconosciuto.

Sì ho risposto, un po secca.

Valente? una voce femminile, allegra e alta, ha chiesto subito. Sei tu?

Sono io ho detto, senza troppo entusiasmo.

Ah, allora, è proprio lei! ha esultato la donna. Mi riconosce?

La riconosco, ho risposto per gentilezza, senza sapere chi fosse davvero.

Io sapevo che mi avrebbe riconosciuta subito! ha proseguito, tutta contenta. Che fortuna averla trovata! Può parlare adesso?

Posso.

Perfetto. Io, mio marito, i bambini e io siamo già alla stazione. Siamo scesi dal treno unora fa. Mi sente bene?

Sì, la sento.

Ha la voce un po bassa. Sta bene, Valentina?

Tutto a posto.

Che gioia per lei! Allinizio volevamo prenotare un hotel, perché pensavamo di non avere parenti qui a Bologna. Poi ci è venuto in mente che lei ci vive. Capisce?

Capisco.

È stato un sollievo ricordare di lei. Non ha idea di quanto siamo felici, soprattutto i bambini.

Lo immagino.

E mio marito ha subito detto: Chiama Valentina, non ti deluderà.

Ha ragione. Non la deluderò.

Allora ci ospiterà, vero? Ho capito bene?

Sì, la ospiterò.

Staremo qui solo per un paio di settimane, poi torneremo a casa. Dobbiamo sistemare un sacco di cose, e come si dice, in casa è meglio. È daccordo?

Sono daccordo.

Anche mio marito è convinto: non può andare a finire che Valentina non ci accolga. Siamo parenti, anche se siamo lontani, anche se lultima volta ci siamo visti dieci anni fa. È così, no?

Esatto.

Vivi da sola ora?

Sì, da sola.

In un appartamento di tre locali?

Proprio così.

Allora veniamo da lei?

Venite pure.

Arriveremo tra unora. È ancora lì?

Sì, sono ancora qui.

Allora aspetti, ci vediamo tra poco.

Aspetto, ho capito ho risposto.

Ho spento il telefono, lho messo sul comodino, mi sono girata, ho tirato una coperta sulla testa e mi sono addormentata, senza nemmeno preoccuparmi troppo di chi fosse davvero al telefono.

Un’ora dopo, sono suonati i campanelli della porta. Ho guardato lorologio, ho chiuso gli occhi e mi sono girata di nuovo. Il telefono ha suonato di nuovo mentre io dormivo.

Poco dopo, qualcuno ha iniziato a battere alla porta. Io ero ancora ignara. Alla fine, il telefono è suonato ancora una volta.

Sì, ho detto, senza aprire gli occhi.

Valentina? ha esclamato di nuovo la stessa voce, più gioiosa.

Sì.

Siamo noi. Siamo arrivati. Suoniamo e bussiamo, ma tu non apri.

State chiamando?

Sì.

Perché non ti sento?

Non lo so.

Prova a chiamare di nuovo.

Un altro squillo ha risuonato in casa.

Stiamo chiamando ha detto la donna.

No, ho risposto, non ti sento. Bussa pure.

Bussano di nuovo.

Stiamo bussando ha ripetuto lei.

No, ho risposto, non sento nulla.

Sembra che abbia saltato un colpo ha commentato.

Cosa? ho chiesto.

Dove sei adesso, Valentina?

Che intendi per dove? A casa.

Dove a casa?

A Bologna ho risposto al volo, lunica cosa che mi è venuta in mente. Dove potrei essere altrimenti?

A Bologna? Perché non a Roma?

Mi sono trasferita qui nove anni fa, subito dopo la separazione.

Perché la separazione?

Perché il trasferimento?

Mi stancavo di Roma, così sono venuta qui. Troppi ricordi brutti.

È meglio a Bologna?

Certo, molto meglio.

Cosa cè di meglio?

Tutto, davvero. Nessun brutto ricordo. Ma ti dico: venite a vedere con gli occhi vostri. Quanti siete?

Siamo quattro: io, mio marito e due figli. Il maggiore si chiama Luca, il minore Matteo. Matteo vuole riprovare luniversità per la terza volta questanno.

Allora venite tutti e quattro. Qui abbiamo anche unottima università.

Quando arriviamo?

Subito, se potete.

Adesso non posso, ho mille cose a Roma. Matteo vuole studiare a Roma. Noi veniamo qui per trovare lavoro. Pensavamo di stare con te per un anno, ma

Allora non venite oggi?

No.

Che peccato. Io mi ero già preparata.

Anche noi lo siamo, non riesci a immaginare?

Posso immaginarlo.

No, non riesci a immaginare. Pensare a quello che ci aspetta mi fa davvero poco voglia di vivere.

Ho deciso di chiudere la conversazione.

Va bene ho detto se non potete ora, venite quando potete. Sono sempre felice di vedervi. Quando vi sistemerete a Roma, mandatemi subito lindirizzo, così vengo a trovarvi anchio per un paio di settimane. E vediamo cosa succede. A parte tutto, a Roma non ho più nessuno, tranne voi. Daccordo? Mi inviate il vostro indirizzo?

Ma il collegamento si è interrotto prima che potessi sentire la risposta.

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Ospiti indesideratiMentre la neve copriva le strade di Firenze, una troupe di misteriosi viaggiatori si intrufolò silenziosa nella vecchia dimora, facendo tremare le corde del cuore di tutti gli abitanti.