SOFIA LO SAMentre camminava per le vie di Venezia, Sofia scoprì il segreto custodito da secoli nel suo cuore.

Ginevra! Dove ti nascondi?! Vieni subito! Non devi nemmeno tornare a casa! Mi senti?! Non ti lascerò andare!
Una bambina di circa cinque anni, infilata tra i ranuncoli accanto al recinto di una casetta di campagna, è seduta a terra, le orecchie coperte dalle mani, e mormora piano tra sé e sé.
Chiama, Ginevra!
Non sente!

Se solo potesse chiudere gli occhi e non vedere la donna bella e robusta che sta sulla porta dingresso della casa della nonna! Ma non può! Altrimenti la donna la scoprirebbe. È già successo. Allora Ginevra si è rifugiata dietro la casetta del cane Fido e è rimasta lì così silenziosa da quasi addormentarsi. Si sveglia solo quando la colpisce una pesante sculacciata, e poi le tirano lorecchio così forte che ha paura di toccarlo di nuovo. Che dolore!

La donna bella non è sua madre. È la zia Anita, sorella della madre. Anita non la vuole bene, perché la chiama figlia di nessuno. Che cosa significa, Ginevra non lo sa ancora, ma sospetta. Lha chiesto ad Alessandro, il vicino di casa, che ormai è un ragazzino di undici anni e sa molto più di lei. Alessandro le dice che vuol dire che Ginevra non serve a nessuno: non ha né padre né madre, solo la zia e la vecchia nonna. Quando la nonna morirà, la zia la prenderà, ma a lei non interessa: ha già i suoi figli. Ecco cosa le ha detto.

Perché devo subire questa punizione?! Mamma! Perché taci? È tutta colpa tua! Hai viziato Natalina finché non ti ha portato a spasso, e ora cosa facciamo?! Il mio appartamento non è una scatola di gomma! Siamo tutti stipati come sardine in una latta! Io, il marito, due figli e la suocera, e tutto in due stanze! Dove la mettiamo?! E perché?

Non si può, Anita! È tua famiglia!

Non è la mia! Non lho chiesta a me! E a Natalina ho detto che con il suo amore non ne uscirà nulla! Ho avuto i diritti? Certo! Ora Natalina non cè più e lui è sparito, come un fantasma al mattino!

Il bambino non è colpevole di nulla!

Niente! È solo un peso Non ce la faccio, mamma, capisci? Non ho forze! I miei genitori fanno i loro giochi Non li capisco! Mi sforzo di strappare anche un centesimo, ma è tutto vano! Un vetro si rompe a scuola, laltro vuole dei jeans nuovi E dove trovo tutti questi soldi?! Abbiamo trovato una milionaria! Il papà non soffia neanche! Riceve lo stipendio e gira come un pazzo! Io metto tutta la famiglia al minimo! E quel minimo è così piccolo che non lo vede neanche lui! Lavoro due volte, lui una volta e si stanca, poverino! E il lavoro non è una passeggiata! Siedono in cerchio e sputano per mezzora finché il capo non li punisce! Poi vanno a rosicchiare qualcosa e sono contenti! Come si vive, mamma?!

Scusa, figlia, non posso aiutarti Ma dare un bambino a un orfanotrofio è peccato!

Peccato, mamma, non è il mio!

Chi lo nega?

Non potrò mai amarti, capisci o no?!

Basta! Limportante è che viva in famiglia! Che vergogna Oh, Anita Non è vero che hai detto che sarebbe stato più facile vivere se ti amassero? Allora anche lei ha bisogno di essere amata Unanima viva

Anima Non puoi nutrire lanima con favole damore se è viva! Chiederà comunque qualcosa. E dove troverò i soldi? Non lo dirai? E per lamore non parlare più! Il tempo in cui avevo bisogno di te è passato! Basta! La bambina è cresciuta Ha imparato

Ginevra, nascosta sotto il letto della nonna, ascolta la conversazione ma ne capisce solo metà. Ricorda quasi tutto, perché gli educatori dellasilo la lodavano sempre per la sua buona memoria. Così Ginevra si sforza di ascoltare attentamente e poi può ricontare tutto, parola per parola.

Ginevra! Basta chiamare! Se non esci subito, ti metterò a dormire affamata! la zia Anita ricompare sulla soglia, ma solo per un attimo.

La nonna è di nuovo in difficoltà; i suoi gemiti arrivano fin sotto il nascondiglio di Ginevra, anche se il recinto e i ranuncoli sono lontani dalla casa.

Che sia affamata! Almeno non è picchiata! Ginevra sa perché la zia la vuole: la mattina Anita le ha ordinato di lavare il pavimento del portico e di spazzare le scale. Ginevra dimentica, si distrae. Alessandro le regala una vecchia macchinina rossa, ma manca una ruota. Ginevra ne è felice lo stesso: ha pochi giocattoli, una vecchia bambola di nome Marusca, a cui la nonna ha cucito un vestito con un fazzoletto di seta, e un coniglietto grigio con un solo occhio. Lo ama più di tutti. E i braccialetti blu della mamma, regalati dal nonno. La nonna diceva che costavano un soldino al mercato, ma a Ginevra non interessa il valore. Stende i perline sullo scalino del portico: per lei è un mare, una montagna, un drago, come quel libro proibito dal ripiano. La nonna non lo lascia toccare, dice che Ginevra potrebbe strapparlo.

È ingiusto! Ginevra non ha mai strappato libri! Le piacevano, anche quelli senza illustrazioni. Conosce solo tre lettere, ma quando le vede nei piccoli cartoncini delle pagine, è felicissima. Quando le riconosce, ne imparerà altre, basta un po di impegno.

Il crepuscolo avvolge il cortile in una leggera coltre di oscurità. Le zanzare ronzano vicino allorecchio e Ginevra sospira. È ora di andare. Probabilmente non le daranno più da mangiare, ma la zia Anita è già andata e venuta più volte nel cortile a gestire le faccende, ed è stanca. Non avrà più forze per Ginevra. La rimprovera un attimo e basta.

Ginevra esce dal suo rifugio e avanza verso il portico. Lì è già seduta, accigliata, la zia Anita.

Sei qui? Che pena Dove ti nascondi?! Tutta sporca Vai dentro!

Ginevra espira. Oggi non la rimproverà più. Anche gli adulti si stancano di urlare. Può andare dalla nonna, appoggiarsi alla sua mano secca e calda e aspettare un po. Il dolore si allenta, la nonna la perdona per un attimo, e questo è tutto ciò che conta per il giorno. Un leggero tocco, un sussurro, parole

Ti voglio bene, piccolina mia! Ti voglio bene

Nessuno le ha mai detto queste parole. La mamma non ha avuto il tempo, e la zia Anita sembra non conoscerle. Ginevra aveva sentito la zia rimproverare la nonna per i suoi poca parole verso la figlia vera. Ginevra non crede a quella confessione; gli adulti sono strani. Ricordano il male e dimenticano il bene. Una volta aveva chiesto a zia Anita perché lo facesse. È come grattare una ferita. Se strappi la crosta, fa ancora male. Lo fai tante volte finché non guarisce del tutto ma se continui a strappare, resta una cicatrice. Allora perché? Perché le mani prudono, dice la nonna, e rimprovera Ginevra quando fa lo stesso. E se non si ama, cosa fa male? Lanima? La nonna lo dice così. Così lanima si gratta, e gli adulti continuano a farsi del male da soli. Strano, vero?

Se le chiedessero, Ginevra direbbe agli adulti cosa fare per stare tutti bene: dire alla nonna Ti voglio bene! e farla compassionevole, perché la nonna la piange la sera. È così semplice: basta volere! E a zia Anita permettere alla nonna di farlo Zia Anita è forte! E molto intelligente! Ma Ginevra la prova pietà Perché, a giudicare dalle parole di zia Anita, nessuno la ama e non ne è mai stata amata. È una bugia dire che nessuno la vuole, ma non piangerebbe mai su un cuscino se fosse amata! Ginevra lo sa, perché piange da sola Sa che quando la nonna se ne andrà, nessuno la vorrà più

La nonna accarezza Ginevra sulla testa, dice le sue parole e la lascia andare.

Vai, piccolina, è ora di dormire!

Ginevra è abituata a obbedire. Si gira e se ne va, senza notare che la nonna la segna sul dorso con un sussurro.

Ha una gran sete, così si intrufola in cucina, sperando che sia ancora lì zia Anita.

Lì è

Che cosa vuoi?

Un po dacqua

Bevi tutta quellacqua sbuffa la zia, versando un bicchiere di latte e davanti a Ginevra una ciotola con patate e un grosso pezzo di pane. Mangia! Ho scaldato lacqua. Prima laverò la mamma, poi te

Zia Anita, passando accanto a Ginevra, le accarezza la testa e la bambina, improvvisamente, fa ciò che desiderava da tempo. Scivola dal sgabello e abbraccia le gambe della zia, senza riuscire a raggiungere il soffitto.

Che fai? esclama la zia, spaventata, allontanandola. Che?

Ti amerò, anche se nessuno vuole Posso?

La domanda resta senza risposta. Zia Anita piange e scappa dalla stanza, spingendo via Ginevra. Ma la bambina capisce che non è pericoloso, è solo un momento. Ora può mangiare tranquilla il suo latte. Zia Anita piangerà, ma il dolore sarà meno intenso. Ginevra lo sente anche lei, ma un po di sollievo è già buono. Basta quel breve istante accanto alla nonna la sera per pensare al buono, non al cattivo Forse anche a zia Anita andrà meglio? Quando si pensa al bene, il peso si alleggerisce, anche se qualcuno ti ferisce

Zia Anita torna in cucina, riempie una bacinella dacqua tiepida e lava Ginevra. Lo fa in silenzio, senza gridare, con una spugna che strofina in modo strano, leggero, diverso dal solito.

Vai! Sdraiati. È ora!

Un breve ordine, Ginevra espira. Può entrare nella sua piccola stanza, dove cè un letto, infilarsi sotto una leggera coperta, nascondere la testa e parlare piano con la mamma. Ogni sera Ginevra chiacchiera con lei, a piccoli passi, di tutto. La nonna ha detto che è bene. Giusto. E la mamma ascolta. Così Ginevra racconta alla mamma di zia Anita e, domani mattina, che si alzerà presto per lavare le scale del portico, come le ha chiesto zia Anita. Ginevra ama mettere ordine, ma a volte dimentica di farlo.

Il mattino, però, Ginevra non riesce a fare nulla, perché zia Anita la sveglia presto, la bacia in modo strano e la caccia fuori di casa, dove la aspetta la vicina della nonna.

Lascia che si fermi qui per un po. Non cè nulla per lei

Puoi lasciarla salutare?

E perché? Finché non lha vista, la ricorderà viva. È ancora piccola

È vero. Va bene, la sfamerò e poi verrò ad aiutarla.

Grazie

Dopo qualche giorno, Ginevra prende lautobus con zia Anita verso la città.

Non tornerà più nella casa della nonna. La venderanno tra un anno e zia Anita dirà a Ginevra che ora è sua figlia, ufficialmente. La parola le è sconosciuta, ma le piace sentirla.

Le piace anche che zia Anita le abbia permesso di portare con sé in città il vecchio coniglio che la nonna le aveva regalato tanto tempo fa. È così vecchio che Ginevra non lo ricorda più come nuovo. Gli sembra sempre stato con un occhio solo, graffiato e con lorecchio strappato. Ora lorecchio è stato ricucito da zia Anita. Voleva anche ricucire locchio, ma non ha trovato il bottone giusto. Ha promesso di farlo più tardi. Ginevra non ha fretta.

Il punto, però, è un altro. Ogni sera Ginevra va da zia Anita e lei le fa quello che faceva la nonna: le accarezza la guancia e le sussurra parole che vuole sentire, per tutta la notte.

Ti amo

Quando zia Anita lha detto per la prima volta, il giorno dopo la scomparsa della nonna, Ginevra non le ha creduto. Per molto tempo. Ma ha sempre risposto:

Anchio ti amo!

Ora crede.

Perché zia Anita dice queste parole non solo a lei, ma anche ai suoi figli e al marito. Anche al marito, non tutti i giorni, ma lo dice. Lui non ci credeva allinizio, come Ginevra, ma ora crede e risponde, non con le parole, ma con un gesto. Ha trovato un altro lavoro e non lha cacciata via. Ha detto che dove sono due, ne possono essere tre, e che Ginevra può restare. Così lui le dice anche le stesse parole, a volte

Certo, fratello e sorella a volte la prendono in giro, ma non è spaventoso. Lo è quando non cè nessuno. Ginevra non sa bene comè, ma intuisce. Ora sa leggere. Nei libri cè scritto tanto, e Ginevra crede a quello che legge. Non ha tempo per sciocchezze.

A volte ricorda la casa della nonna, i ranuncoli accanto al recinzione, grandi come ombrelli veri. Sotto di loro era caldo, verde e accogliente Ma non può più tornarci E non deve. La nonna non cè più E a zia Anita non manca nulla.

Cè solo una cosa che Ginevra non comprende: perché zia Anita mentiva quando diceva che non importava essere amata? A tutti serve lamore! Ginevra lo sa.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 − one =

SOFIA LO SAMentre camminava per le vie di Venezia, Sofia scoprì il segreto custodito da secoli nel suo cuore.