– Luminosa, ma lì fa freddo d’inverno!

Ricordo che, da giovane, Fiammetta, la madre, si era appena trasferita nella sua piccola casa di due vani in Via del Corso, a Roma, quando la figlia Lavinia la chiamò una sabato mattina.

 Mamma, dobbiamo parlare seriamente, disse Lavinia con voce tesa.

 Cosa succede?  si preoccupò Fiammetta.  Maddalena sta bene?

 Sì, la bambina va bene. Vengo presto a raccontarti tutto. Non ti preoccupare!

Quella frase, però, fu proprio quella a farle aumentare lansia. Quando i figli dicono non ti preoccupare, di solito cè qualcosa che li preoccupa davvero.

Unora dopo, Lavinia era in cucina, accarezzando il suo pancione arrotondato. Aveva trentadue anni, un secondo figlio era in arrivo e, nonostante vivessero insieme da quattro anni, non era ancora sposata con Orazio, il suo compagno.

 Mamma, abbiamo un problema con laffitto  continuò la figlia, stringendo tra le dita la maniglia di una tazza di ceramica.  La proprietaria ha aumentato il canone di duecento euro. A malapena reggiamo quello attuale, e ora ci chiede altro.

Fiammetta annuì con comprensione. Sapeva quanto fosse difficile per i giovani. Orazio cambiava lavoro ogni settimana: un giorno era facchino al mercato, il giorno dopo fattorino, poi guardiano notturno. Lavinia era in congedo di maternità e presto sarebbe andata di nuovo in congedo.

 Pensavamo di trasferirci altrove, per risparmiare,  proseguì Lavinia  ma nessuno vuole accettare una stanza con una bambina.

 E cosa pensate di fare?  chiese la madre, intuendo già qualche trucco.

 Ecco perché sono qui,  Lavinia strinse il bordo del maglione.  Mamma, possiamo stare da te per un po? Finché non mettiamo da parte i soldi per un mutuo.

Fiammetta versò del tè. La sua casa di due stanze era già stretta, e ora doveva ospitare una famiglia con un neonato e un altro bambino in arrivo.

 Lavinia, ma come faremo a stare tutti qui? Ho solo due camere piccole.

 Ce la faremo, non preoccuparti. Laffitto è di millecento euro al mese; in un anno sono quattromila. Quelli possono diventare il primo acconto del mutuo.

Fiammetta immaginò Orazio che girava per lappartamento con le sue cuffie, parlando ad alta voce al telefono; Maddalena che piangeva tra i giocattoli sparsi sul pavimento; Lavinia che chiedeva attenzioni speciali.

 Dove dormirà Maddalena?  cercò di ragionare la madre.  Mettiamo il lettino nella stanza più grande, tu prendi la piccola. Non ti serve molto: un divano, la TV

 Mamma, ma appena sono andata in pensione desidero un po di tranquillità. Ho lavorato quarantanni come impiegata in una fabbrica di tessuti, ormai sono stanca!

Lavinia sospirò come se la madre avesse detto qualcosa di assurdo.

 Mamma, a sessantanni perché vuoi stare in silenzio? Sei ancora giovane, sana. Le nonne della tua età ancora tengono compagnia ai nipoti.

 E poi hai la casa di campagna, vero? Una bella cascina in Toscana, sempre in ordine. Puoi viverci, laria è pulita, il silenzio è perfetto per una pensionata.

 Alla casa di campagna?  incrociò le braccia Fiammetta, incredula.

 Sì. Un bel casale, robusto, con orto dove coltivare pomodori. I medici consiglierebbero agli anziani di stare più allaria aperta.

Fiammetta sentì un brivido. La casa di campagna era a trentina di chilometri da Roma; lautobus passava solo al mattino e alla sera.

 Ma in inverno fa freddo. Il riscaldamento a legna richiede di portare legna ogni giorno!

 Tu sei cresciuta in campagna, lo sai. Nonna e nonno hanno vissuto tutta la vita in un piccolo borgo, senza lussi. Destate è meraviglioso, con frutti, funghi nei boschi

Lavinia parlava come se stesse offrendo una vacanza di lusso, non un rifugio rurale senza comfort.

 E se dovessi andare dal medico? La farmacia? Il negozio?

 Non ti sposterai tutti i giorni, mamma. Una visita al mese basta. Poi puoi fare scorte di cibo e conservarle nel freezer grande che hai.

 E i miei amici? Il vicino con cui parlo da anni?

 Telefonate, o venite a trovarci qui per una grigliata. Sarà divertente!

Fiammetta ascoltava senza credere alle orecchie. La figlia sembrava voler trasformare la madre in una casa di campagna solitaria, solo per liberare lappartamento.

 Lavinia, per quanto tempo volete stare nella mia casa?

 Almeno un anno, forse un anno e mezzo.

Un anno, o un anno e mezzo! Unintera annata in un piccolo appartamento di due vani, o vivere da sola nella cascina.

 E Orazio, cosa ne pensa?

 Lui è daccordo!  esclamò Lavinia.  Dice che stare in campagna è molto meglio che in città, senza stress.

 Puoi leggere libri, guardare la TV. Orazio ha persino proposto di mettere unantenna satellitare per più canali.

Fiammetta immaginò Orazio che, generosamente, suggeriva di migliorare la sua vita, sdraiato sul suo divano preferito, e persino di installare lantenna.

 Pensa, mamma, cosa faresti tu con due camere? Nessun utilità, solo spazio sprecato. Noi, con i bambini, ci sistemeremo e risparmieremo per il nostro futuro.

 E quando pensate di trasferirvi?

 Potremmo partire domani. Abbiamo poche cose, la proprietaria sta già cercando nuovi inquilini e ci vuole fuori entro fine mese. Non abbiamo tempo.

Fiammetta versò ancora tè con mano tremante. Lavinia fissava il volto della madre, leggendo: Cosa farai, mamma? Rifiuterai davvero una figlia in difficoltà?

 E se il vostro rapporto non funzionasse? Non siete ufficialmente marito e moglie.

 Che importa se siamo sposati o meno? I figli sono gli stessi, viviamo insieme da quattro anni. Il matrimonio non cambierebbe nulla.

 E se vi separaste?

 Non ci separeremo,  affermò con decisione Lavinia.  E anche se succedesse qualcosa, lappartamento resta tuo.

Fiammetta sapeva che Orazio cambiava lavoro ogni sei mesi, gli amici scomparivano così come le sue attenzioni. Era una storia di fiducia fragile.

 Mamma, io voglio solo un po di tranquillità per me stessa,  ribatté Lavinia.

 Che tranquillità per me stessa significhi? È una missione sacra: sostenere i figli e i nipoti!

La figlia giocava abilmente sulle corde emotive di Fiammetta. La madre sentiva la sua resistenza sciogliersi.

 E se dico no? Se non posso ospitarvi?

Lavinia rimase in silenzio, sospirò e posò le mani sul pancione.

 Mamma, non so cosa succederà. Sarà doloroso per me. È terribile che una madre rifiuti una figlia in difficoltà.

Quelle parole suonavano come una minaccia velata. Una ferita che sarebbe rimasta per tutta la vita, una rottura di legami e lallontanamento dai nipoti.

Fiammetta immaginò Lavinia a raccontare a tutti: Nonna ha rifiutato di aiutare la figlia!

 E ora dove andremo?  singhiozzò Lavinia.  Con due bambini e senza soldi. Orazio dice di andare dalla madre, ma ha solo una stanza e non ci vuole bene.

Fiammetta conosceva la madre di Orazio: una donna dura, senza peli sulla lingua. Lavinia non avrebbe resistito a lungo.

 Aiutaci, mamma! Solo per un anno! Non ti disturberemo, andrò al campo libero quando vorrò, così ti rilasserai dalla città.

 E dovrò viaggiare spesso?

 Quando puoi. Nei weekend tornerai in città, comprerai la spesa, vedrai le amiche. Nei giorni feriali, resto lì, silenzio, pace. Perfetto per una anziana.

 Va bene  concesse infine Fiammetta, sentendo una certa resa.  Ma solo per un anno, né più. E con la condizione che risparmiate, accumulate e cerchiate una casa vostra.

Lavinia la strinse forte.

 Grazie, mamma! Sei la migliore! Non ti preoccupare, non disturbiamo, faremo tutto in casa.

 E io tornerò alla cascina quando vorrò  aggiunse Fiammetta.  È la mia condizione.

 Certo, mamma! La tua casa, le tue regole. Siamo ospiti, lo capiamo.

Una settimana dopo si trasferirono. Orazio sistemò i suoi vestiti nellarmadio, Maddalena correva per le stanze, curiosa del nuovo ambiente. Lavinia dirigeva il posizionamento dei mobili.

Fiammetta, al centro di quel caos, preparava la valigia per la cascina, sentendosi unesule nella sua stessa casa.

I primi mesi furono un vero inferno. Orazio accendeva la TV a volume massimo, parlava al telefono a ore improbabili; nella frigo comparvero bevande energetiche e frullati proteici. Lavinia faceva capricci: fa troppo caldo, fa troppo freddo, la musica è troppo alta. Maddalena piangeva di notte, i giocattoli erano sparsi ovunque, i cartoni animati giravano senza sosta.

Fiammetta veniva in città una volta alla settimana per la spesa e le medicine, e ogni volta rimaneva scioccata dal disordine. La sua pulita abitazione era diventata un corridoio di passaggio.

In cucina montagne di piatti non lavati, in bagno cerano calzini e vestiti di Orazio. Il divano preferito era coperto di macchie di succo e briciole.

 Lavinia, possiamo mettere un po di ordine?  propunse la madre.

 Mamma, quando ce lavrò!  represse la figlia.  Il bambino è piccolo, sono occupata, Orazio è stanco dopo il lavoro, ha bisogno di riposo la sera.

 Posso aiutare, finché sono in città.

 No, grazie. Ce la faremo da soli. Prima arriva il bambino e poi puliremo tutto.

Il prima non arrivò mai. Fiammetta lavava i piatti, passava laspirapolvere, spolverava, ma al suo ritorno il caos era di nuovo completo.

E alla cascina si sentiva davvero unesule: trentacinque chilometri dal civico, il negozio più vicino a tre chilometri, lautobus due volte al giorno.

Le vicine la guardavano perplessi:

 Fiammetta, perché ti sei trasferita qui per tutto lanno? Hai ancora lappartamento in città.

 Mia figlia vive temporaneamente qui, risparmiamo per comprare una casa.

 Ah, capisco. È giusto aiutare i giovani.

Non si può spiegare alle vicine che lappartamento è stato occupato dalla figlia e dal suo compagno, e che li hanno cacciati in campagna per la salute.

Linverno alla cascina fu particolarmente duro. La legna finiva in fretta, lacqua si scaldava sul fornello. Fiammetta si sentiva relegata ai confini del mondo.

Sei mesi dopo Lavinia diede alla luce un maschietto, Denys. Fiammetta sperava che allora la famiglia cercasse una casa più decente, ma quando venne a trovarlo, la figlia dichiarò:

 Mamma, con due bambini non troveremo nulla di adatto. Restiamo un altro anno, va bene?

Fiammetta capì di essere stata ingannata fin dallinizio: lanno sarebbe diventato due, i due sarebbero divenuti tre.

 Cosa farà la nonna con i suoi giorni di pensione, in quella cascina abbandonata?  pensò.

Alla fine la figlia fu sfrattata con la polizia, perché rifiutava di andarsene. A Fiammetta vennero rivolte insulti, minacce e imprecazioni.

A lei ormai non importava più, perché laccordo era stato per un anno e laveva rispettato. Che vergogna davanti ai parenti, ai vicini? Come dice il proverbio italiano: Chi pianta il vento, raccoglie la tempesta.

Così mi chiedo, madre, hai agito con saggezza o hai spinto troppo la verga? Scrivetemi nei commenti la vostra opinione, e se vi è piaciuto, lasciate un mi piace.

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