Buon compleanno!!! Papà!

Era il giorno del suo settantesimo compleanno, e Antonio, ormai nonno di tre figli, si trovava a riflettere sulla vita trascorsa. Sua moglie, Maria, era scomparsa trentanni fa e, da allora, non aveva più trovato una nuova compagna. La vita gli aveva riservato poche certezze: i due ragazzi erano dei veri puzzetti sempre pronti a litigare, mentre la piccola Ginevra, lunica figlia, aveva sempre avuto difficoltà a legarsi con i coetanei.

Per anni Antonio li ha spostati da una scuola allaltra, finché non ha incrociato un professore di fisica a Pisa, il dottor Bianchi, che ha scoperto un talento innato nei due fratelli. Allimprovviso le risse e le scemenze sono scomparse come neve al sole.

Anche Ginevra ha avuto la sua svolta. Il nuovo insegnante di lettere, il professor Ricci, ha aperto un laboratorio di scrittura creativa. Da quel momento la bambina ha scritto dallalba al tramonto; i suoi racconti sono comparsi prima sul giornale scolastico di Firenze, poi nei club letterari di tutta la Toscana.

Così, Matteo e Luca hanno ottenuto una borsa di studio per una delle facoltà più prestigiose di Bologna, il dipartimento di fisicamatematica, mentre Ginevra è stata ammessa alla Scuola di Lettere di Milano. Antonio si è ritrovato di nuovo solo.

Il silenzio nella sua casa sembrava un ululato del lupo in una notte senza luna. Decise di dedicarsi alla pesca sul fiume Tevere, al giardinaggio e allallevamento di maialini nel grande terreno che si affacciava sul fiume Arno. Con il tempo ha iniziato a guadagnare bene, scoprendo che un ingegnere in una fabbrica di Bologna guadagnava meno del suo ortaggio di pomodori.

Con i risparmi, ha potuto comprare loro delle utilitarie economiche, mettere qualche soldo in tasca e consentire a Ginevra lacquisto di un vestito da sera. Ma, ahimè, il tempo gli scorreva via più veloce di prima: la gestione della fattoria, la vendita dei prodotti al mercato di Porta Portese, e le piccole commissioni quotidiane occupavano ogni sua giornata. Eppure, gli piaceva.

Dieci anni sono volati e il nuovo settantesimo compleanno era alle porte. Antonio aveva già pianificato di festeggiare in solitudine, con una bottiglia di grappa e un ricordo della cara Maria. I figli, però, erano impegnati in progetti ultrasegreti per il Ministero della Difesa, e Ginevra stava correndo da un simposio di scrittori allaltro.

Sarà più semplice da solo, pensava lui, non cè niente da festeggiare, solo io e il silenzio. Farò un giro in giardino e poi mi siederò a bere un bicchierino di grappa, a ricordare Maria e a raccontarle come sono cresciuti i miei bambini.

La mattina del compleanno, Antonio si alzò presto per controllare i maialini: Cè da dare una buona razione, mormorò, e si avviò verso la stalla. Quando uscì di casa, sul prato illuminato ancora dalle stelle, notò qualcosa di strano incastonato al centro del prato: un oggetto allungato avvolto in un sacco di tela.

Che cosè questo?! sbottò, e subito in cielo si accesero dei fari potenti.

Le luci hanno illuminato il prato, i figli, le loro mogli e i nipoti, e anche Ginevra, accompagnata da un uomo alto con occhiali spessi come due piatti di lasagne. Tutti tenevano palloncini, soffiavano fischietti e premendo pulsanti di spray ad aria compressa, gridavano, agitavano le braccia e cercavano di abbracciarlo.

Buon compleanno, papà! esclamavano in coro.

Antonio, ancora confuso per il misterioso oggetto, non riuscì a pensare altro se non a quello che i suoi marosi avrebbero potuto portargli. Le mogli, correndo, cercavano di sistemare la tavola imbandita.

Aspetta, papà, aspetta gli disse Ginevra, avvicinandosi, ti voglio bendare?

Va bene rispose Antonio, con un sorriso stanco.

Ginevra gli avvolse una coperta di stoffa spessa sulla testa e lo fece girare più volte, finché non si fermarono davanti a qualcosa.

Che state combinando? chiese Antonio, fra una risata e laltra.

È un regalo per te rispose Luca, sorridendo.

Spero non sia troppo costoso? balbettò Antonio. Non ho bisogno di nulla.

Stai tranquillo, papà intervenne Matteo. È solo un piccolo pensiero, un segno di gratitudine.

Quando la coperta fu rimossa, una musica festosa esplose dagli altoparlanti, il tamburo batté a ritmo. Lì, davanti al telo, una carrozzeria scintillante si rivelò: una Fiat 500 depoca, lucida come il sole di agosto.

Antonio quasi caddeva dalla sedia per lo shock, ma i nipoti lo sorreggevano.

Oh Signore! sussurrava, con gli occhi spalancati.

Calmati, papà gli spruzzò acqua Ginevra, ridendo. Hai sempre sognato questa macchina.

Ma è una cifra astronomica mormorò luomo.

Non più di un caffè al bar gli rispose uno dei figli.

Ginevra lo invitò a entrare. Ma al posto del volante cera una scatola di cartone.

Che cosa è questa? chiese il nonno.

Aprila gli disse Ginevra.

Antonio aprì il contenitore e ne uscirono due occhi curiosi. Dentro cera un cucciolo di gatto dal pelo soffice, quasi un tigreletto.

È il vero Bengale che avevamo con tua moglie, ricordi? esclamò Ginevra. Quando eravate piccoli, lo adoravate.

Certo che lo ricordiamo, papà risposero i nipoti in coro.

Antonio non salì nella Fiat. Salì al secondo piano, nella sua camera, dove pose la piccola palla di pelo sul tavolo e mostrò una foto di Maria. Le lacrime scivolarono lente sulle guance:

Vedi, Marta, vedo che ti ho ricordata. sussurrò al ritratto. Non è stato dimenticato nulla.

Ma i bambini non gli permisero di restare solo. Il tavolo di sotto era già imbandito, i brindisi erano pronti. Ginevra, con un sorrisetto, gli sussurrò allorecchio:

Sono incinta di quattro mesi, papà, e il mio fidanzato è già in viaggio per venire a trovarti.

Starete qui, con me? chiese.

Sì, perché il suo progetto letterario può svolgersi ovunque, e io tornerò presto a casa tua. Il suo fidanzato partirà presto per gli Stati Uniti, e tra due settimane organizzerà il matrimonio nella chiesa di San Lorenzo, qui a Milano.

Sei daccordo, papà? domandò Ginevra.

È come un sogno magico rispose Antonio, baciandola sulla fronte.

La giornata si trasformò in un susseguirsi di chiacchiere, spuntini, bicchieri di vino rosso e ricordi. Il tramonto dipingeva il cielo di arancione quando Antonio, con passo lento, si diresse alla tomba di Maria. Lì, seduto sulla pietra, parlò a lungo con lei, confidandole la gioia di quel giorno.

Il senso della sua vita riprese a farsi strada. Con quella vecchia Fiat, avrebbe potuto comprare vestiti depoca e fare una gita a Firenze, magari fermandosi anche a Venezia per un giro in gondola.

Sulla sua poltrona di legno, il piccolo gatto, ora chiamato Tommasino, si accoccolò.

Tommasino mormorò Antonio, accarezzandolo. Tommasino.

Il felino fece le fusa e si stiracchiò, quasi raggiungendo la sua altezza da gattino. Antonio si addormentò, il viso ancora illuminato dal ricordo di Maria.

Al mattino, il lavoro lo aspettava: nutrire i maialini, curare lorto, pescare sul Tevere. Sotto il tetto, Ginevra e il suo futuro sposo riposavano. I ragazzi, con le loro famiglie, avevano ripreso la strada, lasciando la casa in un silenzio ovattato.

Tommasino, curioso come sempre, seguiva Antonio, scivolò nella mangiatoia dei maialini e si impigliò nelle reti di una piccola barca. Poi cercò di rosicchiare il cibo per i pesci. Antonio rise, accarezzandolo:

Sei diventato giovane di nuovo, birichino! disse, grattandogli la schiena.

Il gatto miagolò, afferrando la mano di Antonio con i suoi minuscoli artigli.

Ah, ladro di cuore! esclamò, scoppiando a ridere.

Ecco, questo racconto non è altro che un promemoria per tutti quelli che ancora devono venire a trovare i propri genitori: non aspettate domani, venite subito!

Perché la vita è più dolce quando la condividi concluse Antonio, con un sorriso che scintillava più della luce dei riflettori sul prato.

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