Papà, ti dispiace se restiamo da te per qualche mese? chiese incerto Luca al padre.
No, non mi dispiace rispose brevemente Giuseppe.
I genitori di Luca si erano separati quasi dieci anni prima. La madre, due anni dopo, si era risposata, mentre Giuseppe era rimasto da solo. Il suo carattere era difficile, quasi insopportabile. Le donne erano entrate nella sua vita, ma non vi si sono fermate a lungo. Per quanto riguarda il figlio, però, non laveva mai abbandonato. Oltre agli alimenti, gli comprava tutto il necessario e partecipava attivamente alla sua educazione, con rigore maschile, senza dolci parole o coccole, ma con una chiara cura paterna.
Luca iniziò presto a vivere da sé. Dopo la11ª classe trovò lavoro e subito lasciò la casa della madre, affittando una stanza in un dormitorio universitario. Qualche anno più tardi, sposò Giulia, sua compagna fin dallinfanzia. I due avevano intenzione di comprare un appartamento con mutuo e stavano risparmiando per il primo acconto, quando la padrona della stanza in cui vivevano annunciò che lalloggio era stato messo in vendita. Dovevano attendere la conclusione della trattativa. Luca decise allora di chiedere a Giuseppe se potesse ospitarli qualche tempo: viveva da solo in un trilocale. Il rifiuto iniziale del padre lo lasciò perplesso, ma stava per chiudere la conversazione quando Giuseppe aggiunse:
Puoi stare qui, ma silenzio assoluto.
Grazie espirò Luca, sollevato.
Sapeva che suo padre era poco socievole, amava il silenzio, era avaro di parole e di emozioni; quellesigenza di tranquillità non lo sorprese affatto. Giulia, al quinto mese di gravidanza, desiderava anchella quiete e riposo. Non immaginava però che, per Giuseppe, silenzio significasse solo per loro due, non per lui che rimaneva a casa sua.
Alle cinque del mattino, Giuseppe Bianchi si alzava, calpestava il pavimento con i pantofole e iniziava i suoi rituali mattutini: bagno, cucina, ritorno al bagno, di nuovo cucina. Il fruscio dei passi, il tintinnio dei piatti, uno sbattere improvviso Porca miseria!. E ancora, il fruscio, il tintinnio, un altro botto. A lui non importava che in casa ci fossero ancora persone a dormire; era la sua casa, e chi non gradiva poteva andarsene.
Oltre al fruscio, Giuseppe cercava di controllare ogni azione di Luca e Giulia. Niente televisione dopo le nove, il rumore lo infastidiva; niente cottura di cibi odorosi, i profumi lo irritavano; risparmio di luce e acqua, perché non era ricco.
La situazione durò una settimana, finché Giulia fu ricoverata in ospedale. La sua sorpresa fu grande quando, due giorni dopo, il suocero arrivò con una cesta di frutta.
Il bambino ha bisogno di vitamine disse Giuseppe con fare severo, porgendo la borsa.
Grazie, signor Bianchi rispose Giulia.
Daccordo annuì il suocero. Devo andare. Ascoltate il dottore.
Certo sorrise Giulia. Arrivederci.
Dopo la dimissione, Giuseppe continuò a svegliarsi alle cinque, ma cercò di fare meno rumore, quasi a mostrare una forma di premurosità. Con tono austero chiamava la colazione o, senza dire parola, prendeva un panno per pulire il pavimento, perché in quella condizione Giulia doveva riposare di più.
Lappartamento fu acquistato solo tre mesi dopo. Il padre impose una ristrutturazione completa prima di trasferirsi. Giulia partorì proprio nel bel mezzo dei lavori, costretta a tornare temporaneamente nella casa del suocero. I nonni vennero a trovarli un paio di volte dopo la dimissione, ma Giuseppe faceva finta di non gradire gli ospiti, tranne che per la nipotina. Ogni volta che guardava la piccola Benedetta, sul suo volto severo spuntava un sorriso. Era pronto a proteggerla da un mondo che, a suo avviso, poteva minacciarla.
Ogni mattina prendeva la piccola Benedetta, lasciando che Giulia dormisse un po di più dopo le notti insonni. Imparò persino a cambiare i pannolini. Quando fu il momento di trasferirsi nellappartamento suo, Giuseppe asciugò una lacrima maschile, guardò Luca e Giulia e, con tono impenitente, disse:
Siete ancora giovani, non dovete andare a vivere con un neonato. Rimanete qui per un po, finché la piccola non si sposerà.
Luca e Giulia si scambiarono uno sguardo perplesso. Giuseppe, voltandosi, aggiunse:
È solo sentimento da vecchio, non lasciatevi ingannare. Portate la bambina qui e sistemate le vostre cose. Prima o poi vi sposterete, figli del Re del Cielo.
Il figlio e la nuora pensavano che il padre li stesse aspettando per andarsene, ma ecco il colpo di scena Rimanevano solo a stupirsi dei cambiamenti di quel severo solitario. Decisero di restare. Dopo tutto, è bello avere un nonno.
Giuseppe Bianchi, accarezzando affettuosamente la nipotina, era felice di avere nella sua vita il piccolo esserino più amato e più caro di tutti.






