Non c’è più speranza
Non voglio i vostri soldi! gridai con rabbia, lanciando le banconote accartocciate sul pavimento.
In realtà sono i suoi soldi, rispose la proprietaria dellappartamento, mantenendo una calma glaciale. E non ho colpa per quello che è successo. Per favore, non faccia scenate, sveglierà tutto il condominio.
Le lanciai uno sguardo pieno di livore, mi voltai di scatto e mi avviai alle scale.
Quando uscii dal portone, mi prese un giramento di testa e a fatica raggiunsi una panchina. Mi sedetti, coprendo il volto con le mani, e scoppiai in un pianto sommesso. Mi rimproveravo duramente per ciò che avevo fatto:
«Se solo avessi immaginato che sarebbe andata a finire così, non sarei mai partita per quel matrimonio!»
*****
Annalisa, mi sposo! mi annunciò la mia amica Paola al telefono, piena di euforia. Il matrimonio sarà tra un mese. Poi anche la benedizione in chiesa. Mi raccomando, ci sarai?
Congratulazioni di cuore, Paola. Sono davvero felice per te! Solo che… sospirai pesantemente.
Su, dimmi!
Scusami, ma credo proprio che non riuscirò a venire. Mi piacerebbe tanto, davvero
Non ho capito! Come sarebbe a dire non riesci a venire? la voce di Paola tradiva una genuina delusione. Ma ti pare? Dalla prima elementare insieme, ne abbiamo passate tante, e tu non vieni al mio matrimonio? Mi vuoi ferire?
Non ci penso nemmeno, Paola. Solo che… tre giorni via… Sai, ho il mio gatto… Non ho nessuno che possa occuparsene. Portarlo con me non posso, lo capisci anche tu
No, Annalisa, non esiste! Voglio che tu ci sia. Per il gatto, trovati una pensione, oppure qualcuno che se ne occupi. Se hai problemi, ti aiuto io. Hai un mese di tempo, ce la puoi fare, ti prego.
Dopo la telefonata rimasi pensierosa. Non volevo deludere la mia migliore amica, ma neanche sapevo cosa fare con Leo.
Non potevo lasciarlo da solo, nemmeno per due o tre giorni. Leo era un gatto socievole, e la solitudine era per lui una tortura.
Ci pensai ogni giorno, ma alla fine decisi che dovevo andare. Lasciai Leo a una donna, la signora Elisabetta Galli, che mi era sembrata affidabile. Aveva ottime recensioni su internet, anche perché lavorava in una clinica veterinaria: insomma, una persona esperta.
Prima di decidermi, lessi tutte le opinioni; molte persone si rivolgevano spesso a lei ed erano rimaste soddisfatte. La camera più ampia del suo appartamento di Milano era tutta dedicata ai gatti. Mi tranquillizzai: Leo avrebbe avuto compagnia.
Leo, tesoro, mancherò solo tre giorni. Fai il bravo, mi raccomando.
Il giovane micio si strusciò alle mie gambe, poi mi guardò negli occhi con quei suoi occhioni grandi come a chiedere: «Mi porti con te, vero?» Ma io dovevo già andare.
Stia tranquilla, signorina, mi rassicurò la signora Elisabetta sorridendo. Starà benissimo.
Grazie, davvero. Ecco i soldi, le diedi due banconote da cinquanta euro. Se cè qualcosa mi chiami subito, daccordo?
Certamente.
*****
Tre giorni passarono in un lampo.
Paola era felicissima che fossi lì alle sue nozze, e io ero serena di aver condiviso quel momento. Suo marito mi sembrava affidabile, una brava persona.
Ogni giorno pensavo a Leo. Ogni giorno chiamavo la signora Elisabetta:
Buongiorno, come va Leo? Sta bene? Non le dà fastidi?
Buongiorno, Annalisa. Tutto bene. Mangia, gioca, usa la sua cassettina. Lei torna tra tre giorni, giusto?
Sì, tutto confermato.
Bene, perché a volte mi avvisano allultimo e io devo organizzarmi con altri proprietari.
Ogni giorno che passava sentivo la mancanza di Leo. Contavo le ore per riabbracciarlo.
Quando finalmente rientrai a Milano, mi diressi subito da Elisabetta, chiamandola per avvisarla dell’orario.
Sì, venga pure sospirò. Cera qualcosa di strano in quel tono.
«Smettila di farti paranoie», pensai, scacciando lansia crescente. «Mi avrebbe avvisata se fosse successo qualcosa».
Il suo gatto è scappato mi disse appena mi vide.
Cosa?! Come è successo?!
Sa, i vicini sopra fanno dei lavori, cera un baccano tremendo. I gatti si sono spaventati. Stavo andando a chiedere se potevano fare meno rumore, e appena ho aperto la porta, Leo è sgattaiolato fuori che non sono riuscita a fermarlo.
E perché non mi ha chiamato subito?! gridai. Perché non ha detto la verità?
Speravo di ritrovarlo da sola. A volte scappano, ma li ritrovo sempre. Ho messo anche annunci online, ma ancora niente. Non si disperi, magari si trova ancora!
Non mi dica di non disperarmi! Aveva promesso che sarebbe andato tutto bene!
Se vuole, le restituisco i soldi.
Non mimporta niente dei soldi! sbottai, gettando di nuovo le banconote a terra.
Ma sono suoi questi soldi, replicò lei freddamente. E poi, che potevo farci? Non alzi troppo la voce, per favore.
Le lanciai un altro sguardo rabbioso e me ne andai come una furia.
Quando uscii dal portone, mi sentii svenire e a stento raggiunsi una panchina. Era impossibile da credere. «Perché sono partita? Perché ho lasciato Leo?»
Rividi nella mente il giorno in cui era entrato nella mia vita: una sera di fine dicembre, tornando stanca dal lavoro, un batuffolo arancione mi balzò sui piedi da sotto unauto in una strada semi deserta di Torino.
Lo raccolsi tra le mani, minuscolo e tremante. «Che faccio con te, piccolino?» Sorrisi. Lo portai a casa.
Passammo insieme il Capodanno, i weekend; pian piano mi accorsi che ormai era parte di me. Mia madre mi prendeva bonariamente in giro:
Figlia mia, dovresti pensare a un ragazzo, non ai gatti abbandonati!
Mamma, è successo così. Prima lui, poi chissà
Al lavoro tutte le colleghe ridevano, ma ero felice.
Leo portò pelo, confusione e tanta gioia nella mia vita. Tornavo dal lavoro e lui era già lì, davanti alla porta, ad aspettarmi «Miao!» con la sua vocina allegra.
Dormiva sulle mie ginocchia o stretto a me, facendo le fusa rumorose. Ora, invece, nessuno mi accoglie. Di Leo non cè traccia.
Almeno speravo e pregavo che fosse ancora vivo, magari accolto da qualcuno, o tra i gatti randagi della città.
*****
Trascorse un mese e mezzo dalla fuga di Leo. Le sere si passavano interminabili a cercare su internet tra annunci e foto di gatti smarriti, ma Leo non cera mai.
Quasi mi pentivo di non aver mai fatto foto recenti. Negli ultimi mesi si era trasformato da un cucciolo in un meraviglioso gatto adulto, forse per questo nessuno lo riconosceva.
Un giorno ricevetti la chiamata di un volontario:
Pronto! Forse abbiamo trovato il suo gatto! Una signora ha trovato un gatto arancione molto simile, è disponibile a farlo vedere.
Saltai sul primo taxi, sperando profondamente che fosse lui.
Ma quel gatto, ahimé, non era il mio. Carino, ma non Leo.
Allora lo tengo io, sorrise la signora, stringendo il micione. Ma lei non perda la speranza. Vedrà che lo troverà. Mai perdere la speranza!
Quante volte ancora dovetti andare a vedere gatti che sembravano Leo, ma non lo erano! Ogni volta, il cuore si spezzava un po di più.
Figlia mia, mi consolava mia madre al telefono. Ti capisco. Ma devi andare avanti. In città ce ne sono molti altri di gatti arancioni Se vuoi vieni qui in campagna, che la nostra vicina ha appena avuto una cucciolata!
Grazie mamma, ma non voglio altri gatti…
Dopo sei mesi senza notizie, capii che sperare non aveva più senso. Pregavo solo che, dovunque fosse, Leo fosse vivo, anche lontano.
*****
Non avevo più voglia di stare a casa. Ogni cosa mi ricordava lui. Per non impazzire, uscivo a passeggiare per la città. Spesso finivo vicino ai cassonetti o nei cortili dei palazzi.
Non ci credevo davvero più, ma una domenica, quasi per caso, mi ritrovai fuori dal rifugio degli animali, in periferia.
«Forse mamma ha ragione, dovrei prendere un altro gatto?», pensai. Ma subito mi venne il dubbio: «E se Leo torna e trova un altro al suo posto? Si sentirebbe tradito».
Stavo per allontanarmi, ma una volontaria mi raggiunse sorridendo.
Cerca un compagno a quattro zampe? Se vuole le faccio incontrare i nostri gatti. Non si senta obbligata!
Non seppi rifiutare.
Mi mostrò Simon, Valerio… Tutti bellissimi. Stranamente sentivo meno dolore, come se la presenza dei gatti mi stesse curando dentro.
E lì, in quel recinto in fondo? Cè qualcuno?
Ah, lì vive il nostro eremita. Un vecchio gatto arancione un po selvatico, non si lascia mai avvicinare da nessuno È arrivato qui sei mesi fa, molto malandato ora sta meglio, ma con le persone continua a non fidarsi.
Come sentii sei mesi fa, sentii il cuore stringersi.
Posso posso vederlo?
Certo.
Quando ci avvicinammo, il gatto voltò la schiena, scontroso. Ma quando lo guardai negli occhi
Leo? sussurrai con un filo di voce, trattenendo il respiro. Leo, sei tu?
Lui mi guardò, esitante.
Leo! gridai più sicura, mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime. Amore mio, sei vivo! Mi riconosci?
Il gatto fissò ancora un attimo e poi corse, finalmente, verso di me. La volontaria aprì il cancello e poté solo assistere mentre io e Leo ci abbracciavamo commossi.
Tutti nel rifugio ci guardavano. Persino il sole, quel giorno, sembrava sorridere.
Promisi che avrei dato una mano al rifugio che aveva salvato il mio amato Leo.
*****
Sulla strada di casa, Leo fece le fusa come non mai, raccontandomi a modo suo la sua avventura. «Che paura! Che rumore quel giorno! E tu non ceri… Così sono scappato a cercarti e ho fatto un brutto incontro con una macchina, ma adesso sei tornata. Non mi abbandonerai più, vero?»
Mi guardò in fondo agli occhi.
No, Leo. Mai più. Mai più.






