Io, Vittorio Grigori, ho tenuto docchio Leonardo così attentamente che lui non se ne accorgeva nemmeno. Dopotutto, ho trascorso decenni nei ranghi più alti della pubblica amministrazione; sono un professionista, lo dicono tutti. Finora non cerano segnali, Leonardo non portava nessuno a casa sua né faceva mosse sospette.
Ma io non mi arrendo: sapevo che prima o poi si sarebbe incastrato. Lintuizione non mi tradiva mai. Per me era una questione personale: la mia famiglia, il mio nome, il mio futuro. Quando la piccola Ginevra nacque, provai unamara delusione perché non era un maschietto. Non lo mostrai mai, ma dentro di me qualcosa si agitava: una bambina!
«Una figlia, non un figlio», mi ripetevo, chiedendomi con chi avrei potuto confidarmi quando le cose si sarebbero fatte dure. Chi avrebbe insegnato a Ginevra a diventare una vera donna?
Il matrimonio arrivò tardi; il lavoro mi assorbiva, e le donne non vedevano di buon occhio la mia vita frenetica. Poi incontrai Lucia, la mia compagna, già quasi quarantanni. Sognare un figlio sembrava ormai unidea lontana.
Un giorno, senza accorgermene, la piccola Ginevra mi conquistò del tutto. Quando mi regalò il suo primo sorriso, afferrandomi il naso con la sua minuscola manina, mi sentii vinto. E quando, con passi timidi, corse verso di me urlando Papà, papà!, la sollevai in braccio e la strinsi forte. Fu allora che capii: la sua felicità era la cosa più importante per me. La mia bambina, la mia stella, non lavrei mai permessa di soffrire.
Ginevra rideva: Vittorio, ci coccoli! E io le compravo regali, guardando i suoi occhi scintillanti, provando una gioia immensa.
Come è possibile che Ginevra sia cresciuta così in fretta? Solo poco prima la vedevo afferrare la mia mano grande mentre la portavo allasilo. Lì, guardandomi negli occhi con quella testolina luminosa, mi diceva:
«Papà, sei grande! Mi compri un orsetto?»
Quel momento mi fece sentire invincibile. Poi, a scuola, finì gli studi, si iscrisse a un corso serale e iniziò a lavorare. Decise così il suo percorso, dicendo:
«Papà, è ora che diventi indipendente. Al lavoro guadagnerò esperienza subito, non ho tempo da perdere.»
Io, di nuovo, mi riempii dorgoglio per la mia Ginevra, la sua intelligenza mi lasciava senza parole.
Un pomeriggio, Lucia preparò una torta, gli occhi pieni di mistero, come se custodisse un segreto. Pensai che le ragazze volessero chiedermi qualcosa, forse un aiuto. Invece, era tuttaltro. Ginevra aveva appena compiuto vent’anni.
«Papà», sorrise Ginevra, facendo sparire con un gesto immaginario una nuvola di polvere dal mio vestito. «Voglio presentarti un amico, ma non ti agitare. Leonardo è un ragazzo molto gentile; pensiamo di presentare la domanda di matrimonio. Lho invitato a prendere un caffè oggi. Oh, ecco, sta chiamando!»
Lucia aprì la porta e disse: «Buona sera, entrate pure, è un piacere, Leonardo. Io sono Lucia Bianchi. E questo è papà, Vittorio Grigori.» Stringei la mano a Leonardo, ma sentii la bocca seccarsi.
Quel tipo era venuto per prendere la mia figlia, la mia Ginevra! Un estraneo che voleva portare via la mia unica bambina!
Una voce interiore, quella della ragione, mi sussurrò: «Che cosa vuoi? Non desideri la felicità di tua figlia? Leonardo è un bel ragazzo, ha le mani forti, perché dovresti impedirgli di vivere con la madre e il padre insieme?»
Io, però, non volsi ascoltare la ragione. Decisi subito che Leonardo non era degno di Ginevra, punto e basta. Il piano si fece subito chiaro: avrei testato quel ragazzo, non avrei permesso che la mia figlia fosse offesa.
Dopo settimane, mi trovai accanto alla casa di Leonardo, nella mia auto di servizio. La sera, con la scusa del lavoro, lavevo seguito di soppiatto più volte, dopo che aveva accompagnato Ginevra a casa. Volevo osservare.
Un giorno, davanti allingresso di Leonardo, apparve una giovane donna con una bambina. Le presi la borsa dalle mani, baciai la ragazza e la presi per mano, e scomparvero dentro lappartamento. Ecco, tutto chiaro!
Capivo ormai che Leonardo non fosse chi diceva di essere. Eppure, da un lato, mi piaceva. Mi ricordava me stesso da giovane: aperto, semplice. Forse la mia diffidenza professionale era eccessiva.
Ginevra, luminosa, mi salutò: «Papà, tra una settimana è il nostro matrimonio! Ho prenotato un ristorante con Leonardo, non vedo lora.» Io la guardai, imbarazzato per aver spiato il futuro sposo della mia bambina. Poi lei continuò:
«Papà, i genitori di Leonardo verranno domani a trovarci. Si presenteranno la sera, e poi suo fratello, in trasferta, arriverà più tardi.»
Al matrimonio, ballai con Lucia come se fossi ancora giovane. Decisi che era ora di smettere di sospettare, di non mescolare più lavoro e vita privata.
Un anno dopo, Ginevra mi fece il dono più grande: la nascita di una nipotina, Serena. Il nonno appena nato piangeva di gioia; i sogni si realizzavano. Ora avevo qualcuno con cui parlare da uomo, e il lavoro da uomo, con il genero Leonardo rivelatosi un ragazzo davvero valido.
Il nipotino Sergej, cresciuto, comincia a dire le prime parole, a strillare. È la gioia della vita! E per quanto riguarda il mio investigatore interno su Leonardo, ho deciso di tenere tutto per me. La fiducia è un bene prezioso.
Se volete rimanere aggiornati su altre storie, seguite la nostra pagina e lasciate un commento. Un like è sempre gradito.






