Ricordo, come se fosse ieri, quel Capodanno in cui mancavano ancora poche ore alla mezzanotte. Gli uffici erano ormai vuoti, tutti gli impiegati erano già a casa, tranne Fiorella, che non aspettava nessuno. Per non dover tornare a lavorare il primo di gennaio, aveva deciso di anticipare le faccende: il frigorifero, già carico di due insalate, frutta fresca e una bottiglia di spumante, laspettava pronta, preparata il giorno prima. Non aveva voglia di vestirsi a festa; desiderava togliersi i tacchi e indossare il suo pigiama di velluto più morbido.
Qualche mese prima Fiorella si era separata da Andrea, un divorzio così duro che non aveva più fretta di ricominciare. Andrea laveva più volte chiamata, ma lei non voleva più ricominciare da capo, credeva che nessuna nuova storia potesse funzionare, che fosse troppo complicato. Non voleva neanche ricordarlo: era un passato da cui tenersi lontana per non rovinarsi la festa.
Scese dal pullman, a pochi passi da casa. Sulla panchina davanti al palazzo notò un anziano signore accanto a un piccolo abete di Natale. Sarà forse un ospite? pensò Fiorella. Lo salutò; luomo annuì senza alzare lo sguardo. Nei suoi occhi sembrò scintillare una lacrima, o forse il riflesso delle luci della città, ma Fiorella non vi diede peso e si diresse verso lingresso.
Il crepuscolo le accarezzò la pelle, il freddo la fece rabbrividire. Dopo la doccia indossò il pigiama preferito, si versò una tazza di caffè e si avvicinò alla finestra. Stranamente, luomo era ancora lì, immobile sulla panchina. È passato più di unora da quando sono rientrata; mancano due ore al nuovo anno. Se è venuto a far visita, perché è rimasto fuori? E quegli occhi lucenti? si chiedeva Fiorella, mentre accendeva la ghirlanda sullalbero di Natale.
Il tempo scorreva, e luomo non si muoveva. Forse sta male? Il freddo potrebbe fargli male. Pensò, e si lanciò fuori, avvolta in un cappotto. Si sedette accanto a lui. Lui la guardò, poi si voltò verso di lei.
Scusi, sta bene? Lho notato da tempo lì da solo. Fa freddo, forse posso esserle di aiuto? chiese.
Lanziano sospirò:
Niente, bambina! Sto bene, solo un po a riposare prima di partire.
Dove? insistette Fiorella.
Verso la stazione, poi a casa.
Non è necessario. Non voglio trovarla di nuovo sul marciapiede al mattino. Alzati, per favore! Vieni a casa mia, riscaldati, poi potrai andare dove devi.
Ma iniziò il vecchio.
Niente ma! Vieni!
Fiorella immaginò la sua amica Silvana, che le avrebbe fatto gli occhi grandi e ma Silvana non era lì, e non poteva lasciare quelluomo solo. Luomo si alzò, afferrò labete.
Posso prenderlo? chiese.
Prendilo pure, perché no.
Entrarono nellappartamento; lanziano posò lalbero nel corridoio, si spogliò con lentezza, ogni passo era un piccolo sforzo. Si sedette in cucina, Fiorella gli servì del tè; luomo riscaldò le mani sul piattino, poi alzò gli occhi.
Figlia mia, non pensi male! Non sono un senzatetto. Mi chiamo Michele Bianchi, sono venuto a trovare la mia figlia. È una storia lunga
Mio padre e mia madre si sono separati da tempo; ho sbagliato, ho incontrato unaltra donna. Così è nato un amore da giovane, senza vedere le conseguenze. Allinizio mi nascondetti, poi la moglie, Lidia, scoprì tutto. Ci furono litigi, e una sera sbattetti la porta e andai da quella che amavo.
La figlia allora aveva solo cinque anni. Allinizio cercavo di aiutarla, ma Lidia, fiera, rifiutava qualsiasi aiuto, nemmeno gli alimenti. Decise di crescere da sola la bambina. Io provavo a intervenire attraverso i miei genitori, ma lei non accettava nulla, e cominciò a ribaltare la figlia contro di me.
Un giorno, al parco, provai a darle qualche giocattolo, ma la bambina scappò via, mi disse che non ero nessuno per lei. Decisi allora di ritirarmi, di non comparire più nella sua vita. Partimmo con Lidia fuori dalla città. Cercai di mandare soldi a Lidia per la figlia, ma tornavano indietro, così smisi di insistere. Capii che Lidia non avrebbe mai accettato il mio aiuto.
Dieci anni fa, io e Lidia ritorniamo qui. I miei genitori non cerano più, così abitammo nel loro appartamento. Lo vendemmo e comprammo una casetta in campagna, vicino a una piccola località. Lì vissemmo per un po, ma i figli non vennero… due anni fa Lidia morì e rimasi solo.
Oggi sono qui, davanti alla figlia, senza sperare nel perdono. Non lho vista da anni, lei vive nello stesso appartamento in cui noi vivevamo. Ho comprato un albero, sono venuto qui, ma non mi ha lasciato passare la soglia. Capisco tutto
Perché sono tornato? Cosa speravo di vedere? Sono un estraneo per lei. Non ho più nulla da chiedere: la casa è mia, la pensione è buona, potrei sostenerla, perché è lunica famiglia che mi resta.
Se Lidia avesse permesso di vedere la figlia, tutto sarebbe stato diverso.
Uscì dallappartamento della figlia e vagò senza meta; così arrivò qui, si sedette su quella panchina, quasi immobile. Forse lì sarebbe rimasto per sempre ma il destino ha voluto altrimenti. Forse ho ancora uno scopo da compiere. Grazie, figlia, ora mi sento riscaldato; prenderò lautobus e tornerò a casa.
Dove andrete a questora? Lautobus parte domani mattina, manca mezzora al Capodanno. Resti qui, ti farò un letto sul divano e al mattino partirai.
Michele guardò Fiorella.
Mi sento a disagio, figlia! Oggi pochi ospiterebbero uno sconosciuto. Onestamente, non voglio restare solo; se mi lasci, rimarrò. Domani partirò.
È deciso.
Al mattino Michele si preparò a partire.
Grazie, Fiorella, per tutto. Sei stata come un angelo, mi hai salvato da una decisione avventata, perché davvero volevo restare lì, sulla panchina.
Vieni a trovarmi! Non è lontano, ho spazio, unarnia con cinque api, in estate è meraviglioso. Lidia amava il giardino mele, pere, tutto quello che vuoi! In inverno la vicina rivera è tranquilla. Vieni, ti riposerai.
Lo farò, Michele Bianchi! Grazie ancora
Fiorella osservò dalla finestra finché Michele scomparve dietro langolo. Così è la vita: a volte i parenti non si vogliono più, ma gli estranei diventano familiari.
Fiorella, che aveva perso i genitori in giovane età, ascoltò il racconto melancolico del vecchio e decise di farle visita.
Grazie di cuore per aver condiviso la tua storia. concluse Fiorella, guardando la notte di Capodanno avvolgere Roma, consapevole che a volte il destino ci regala incontri inaspettati, capaci di scaldare il cuore anche nei giorni più freddi.






