Alessandra correva verso casa. Sul quadrante dellorologio già quasi le dieci di sera, e il suo stomaco brontolava: voleva arrivare in fretta al suo appartamento, cenare qualcosa di caldo e sprofondare nel letto. La giornata era stata una vera maratona. Marco era già a casa, la cena pronta, il figlio Luca aveva appena finito di fare i compiti.
Alessandra lavorava in un piccolo salone di parrucchieri in centro e quella sera era di turno. Dopo aver chiuso, ha sistemato il posto, attivato lallarme e sbattuto la porta e solo allora si è fermata un attimo.
Il tragitto passa per una piccola piazzetta. Di solito è un angolo tranquillo, dove al pomeriggio le nonne chiacchierano sulle panchine e la sera, con i lampioni accesi, non cè nulla di spaventoso.
Stasera, però, una panchina non era vuota. Stremati luno contro laltro, cerano due bambini: un ragazzino di circa novedieci anni e una bambina che a guardarla sembrava non più di cinque. Alessandra rallentò il passo e si avvicinò.
Che ci fate qui da soli a questora? È tardi! Venite a casa mia, vi faccio una cuccia!
Il ragazzino la fissò, accarezzò la testa della sorellina e le strinse il braccio ancora più forte.
Non abbiamo dove andare. Il patrigno ci ha cacciati fuori.
E la mamma?
Con lui. Ubriaca.
Alessandra non perse un attimo.
Su, su, andiamo da me. Domani si vedrà cosa fare.
I due si alzarono a fatica. Alessandra prese la piccola Fiorenza per mano e porse laltra al ragazzino, Gabriele, e li portò al suo interno. Spiegò tutto a Marco e a Luca, che, conoscendo il suo cuore doro, non poserono domande: la portarono subito in bagno, le offrirono un bicchiere dacqua e li sistemarono a tavola. I bambini, affamati, ingozzarono tutto quello che gli fu offerto, anche se con un po di timidezza.
Poi Alessandra andò a trovare la vicina, la signora Rosa, la cui figlia frequentava la prima elementare, e le chiese qualche capo di abbigliamento per Fiorenza. Raccoglierono un sacco di vestiti: in ogni famiglia italiana, dopo i bambini, rimane sempre qualche cosa.
Alessandra fece una doccia alla piccola, la vestì con dei vestitini puliti; Gabriele si lavò da solo e trovò anche per lui una maglietta vecchia ma ancora buona. Si sistemarono tutti sul divano del soggiorno: Fiorenza non si staccava dal fratellino, e lui la teneva stretta tra le braccia.
Stanchi e sazi, i due caddero in un sonno profondo sul letto pulito. Alessandra mandò Luca a dormire nella sua stanza e, insieme a Marco, continuò a chiacchierare in cucina, cercando di capire cosa fare dopo.
Il mattino seguente si alzò presto, accompagnò Marco al lavoro e si preparò per il suo secondo turno. I bambini si svegliarono, li nutrì, raccolse i vestiti freschi e li mise in una borsa, pronta a portarli a casa.
Li accompagnò fino a un edificio a due isolati di distanza. Lappartamento al terzo piano era con la porta aperta. I bambini entrarono e si fermarono nel corridoio, sbalorditi.
Alessandra rimase lì, con il cuore in gola, desiderosa di guardare negli occhi la donna che li aveva abbandonati e chiedere cosa avesse pensato tutta la notte.
Dal soggiorno uscì una donna giovane ma molto smarginata, con una cicatrice sotto locchio destro. Le gettò unocchiata indifferente e disse:
Ah siete entrati? E questa chi è?
È la zia Alessandra. Abbiamo passato la notte da lei rispose Gabriele.
Ah bene, borbottò, come nulla fosse, e tornò nella sua stanza. Alessandra rimase senza parole. Era davvero la loro madre?
Ma la donna si voltò di nuovo verso di lei:
Vieni in cucina, parliamo.
Alessandra la seguì. Nonostante lappartamento fosse modesto, era immacolato: piatti lucidi, pavimento scintillante, vestiti al loro posto. Anche il suo camice, vecchio e con due bottoni mancanti, era pulito.
Siediti ordinò la donna indicando una sedia.
Alessandra si sedette. La donna si mise di fronte, guardandola con quellocchio stanco, e chiese:
Hai dei figli?
Sì, un figlio, ha dodici anni rispose Alessandra.
Ascolta se qualcosa mi succederà, ti prego, non abbandonare i miei bambini. Non hanno colpa di nulla.
Cosa intendi, vuoi lasciarli? rimase sorpresa Alessandra.
Non ce la faccio più. Ho provato a fermarmi tante volte ma non riesco. E lui indicò la stanza da cui arrivava un forte russare ha chiesto ai carabinieri, ma torna sempre più violento. Non riesco più a smettere di bere. Ogni giorno un bicchiere, e lui mette i bambini fuori dalla porta. Non sono suoi figli.
E il padre?
È annegato quando Fiorenza aveva solo un anno. Da allora sono sola.
Non lavori?
In un negozio di scarpe. La settimana scorsa mi hanno licenziata per troppi ritardi.
E quel marito?
Fa qualche lavoretto qua e là. Ce la facciamo a malapena.
Stette in silenzio un attimo, poi riprese:
Se succede qualcosa, ti prego, non li abbandonare. Sei una buona persona. Se non puoi accoglierli, portali al rifugio, daccordo?
Alessandra si alzò, la mente a pezzi. Quello che aveva appena udito le sembrava un incubo. I bambini uscirono a salutarla, lo abbracciarono entrambi e le lacrime le rigarono le guance. Le asciugò con la manica e disse a Gabriele che sapeva dove trovarla.
Uscì di casa e, in strada, le lacrime cadevano a dirotto, facendo voltare la gente a guardarla. Quella sera raccontò tutto a Marco, che non fece domande, ma promise che i bambini non sarebbero mai stati lasciati. Luca, sentita la discussione, si avvicinò e li abbracciò tutti e due. Così rimasero in cucina, in silenzio, stretti luno allaltro.
Tre giorni dopo, Gabriele arrivò di corsa, pallido e agitato. Disse che la madre era sparita e che il patrigno era stato portato via dalla polizia. Fiorenza era da Rosa, ma quella stessa sera avrebbero dovuto portarla al rifugio. Disse tutto in fretta e corse da sua sorella. Quella sera i bambini furono davvero portati al centro di accoglienza.
Il giorno dopo trovarono la madre dei due in fondo al fiume, vittima di una morte violenta. Probabilmente aveva previsto il suo destino e, per questo, aveva affidato aiuto ad Alessandra.
Alessandra e Marco iniziarono le pratiche burocratiche per adottare i due. Non ci furono parenti di Gabriele e Fiorenza, e dopo numerosi controlli, grazie alla testimonianza di Alessandra sul loro incontro, il tribunale concesse la tutela.
Alessandra dovette lasciare il salone. Fiorenza era terrorizzata, si affidava solo a Gabriele e non smetteva di guardare Marco con paura, anche al minimo rumore. Ci volle pazienza per guadagnarle la fiducia. Gabriele, più grande, comprese subito che in quella casa non cè nulla da temere.
Col tempo, la piccola cominciò a sciogliersi. Si avvicinava a Alessandra, giocava con Luca, sorrideva e parlava, anche se rimaneva un po diffidente verso Marco. Il timore verso gli uomini più grandi era radicato, ma Marco la trattava con dolcezza e cautela. Sognava una figlia, ma la sua salute gli impediva di avere altri figli. Quando tornò dal viaggio di tre giorni, Alessandra e Fiorenza lo aspettarono sul portico. Marco le abbracciò, le prese fra le braccia e li portò in cucina. Lì, Luca e gli altri li raggiunsero; tutti si stringettero in un grande abbraccio, guardandosi negli occhi, senza parole ma con il cuore pieno di calore.
In quella casa, adesso, tutto andrà per il meglio.






