– No. Abbiamo deciso che è meglio non portare tua moglie e il bambino in questo appartamento. Non possiamo sopportare le seccature a lungo e, di conseguenza, vi chiederemo di andar via. – E tua moglie poi racconterà a tutti che vi abbiamo cacciato fuori per strada con il piccolo.

Caro diario,

oggi è stata una di quelle giornate in cui le parole sembrano tagliarti a pezzi. La mattina mi sono svegliata con la voce di Lorenzo ancora nella testa, quella che, con tono gelido, ci aveva detto:

No. Abbiamo deciso che è meglio non portare la tua moglie e il bambino in questo appartamento. Non possiamo sopportare a lungo gli inconvenienti e, alla fine, vi chiederemo di andare via.

Poi, come se volesse colmare il silenzio, ha aggiunto:

E tua moglie racconterà a tutti che ci hanno cacciato in strada con il piccolo.

Sulla soglia del corridoio, la vicina di casa, Signora Bianchi, ha notato subito il mio sguardo spento. Tre giorni fa eravamo diventate madri; il piccolo Matteo è stato dimesso dallospedale di Roma ieri, e nessun motivo per essere così triste.

Loredana, non ti trovi bene, cosa è successo? mi ha chiesto.

Le ho risposto, con la voce che tremava:

Lorenzo ha detto che la padrona di casa ci ha ordinato di andarcene subito. Dice che lappartamento è stato affittato a una coppia senza figli e che noi, con un neonato, saremo solo un rumore per i vicini.

E allora? Non avete più dove andare?

I genitori di Lorenzo hanno un trilocale, ma lì abita anche la sua sorellina, Irene. Io, invece, i miei genitori vivono in un borgo a venti chilometri da Milano.

Forse potete stare una settimana o due da loro, finché non trovate un posto nuovo mi ha consigliato la vicina.

Lorenzo ha iniziato a cercare, ma ogni volta che menzionava un bambino i proprietari tiravano le cuoia.

È un problema, lo so mi ha detto Lorenzo più tardi ma mancano due giorni, troverò una soluzione.

Eppure, non è stato così. Dopo aver chiamato a destra e a manca, ha semplicemente trasportato tutte le nostre cose dal piccolo appartamento al suo nido familiare.

I genitori di Lorenzo e la sorellina non erano contenti di ospitare una famiglia con un neonato e un ospite così inquieto.

Figliolo, ricordi che prima del nostro matrimonio avevamo deciso che tu e la tua moglie non avreste vissuto con noi? ha detto la madre, con un tono di chi vuole chiudere una porta. Puoi stare nella tua stanza, ma non vogliamo estranei sotto lo stesso tetto.

E Loredana è unestranea. Per noi è tua moglie; per noi è una sconosciuta. Hai scelto lei, noi non labbiamo scelta.

Ho provato a convincere Lorenzo:

Mamma, è solo temporaneo, finché non troviamo qualcosa di decente.

Sai bene che temporaneo non dura mai, figlio mio. Prima una settimana, poi un mese, poi leternità.

Lavoriamo entrambi, tua sorella studia, e vogliamo tutti un po di pace. Con un neonato non si può parlare ad alta voce, non si può guardare la TV, e di notte devi sempre alzarti per il pianto.

Farò di tutto per trovare una soluzione più veloce ha promesso Lorenzo.

Poi, con quel tono spietato, mi ha ripetuto:

Non ti conviene più portare la moglie e il bambino in questo appartamento. Non sopporteremo più gli inconvenienti e vi chiederemo di andarvene.

E tua moglie farà girare voce che ci hanno cacciati per il piccolo? Non voglio che la nostra reputazione venga rovinata. Non provare nemmeno a portarci qui, risolvi diversamente.

Con queste parole, Lorenzo è tornato allospedale.

Loredana, perché non resti da i miei genitori con il bambino finché non troviamo una sistemazione? mi ha chiesto.

Non ti interessa vedere tuo nipote? ho obiettato, sorpresa.

Non lo so, mia madre dice che non dovremmo andare da loro, ha risposto lui.

Perfetto! Altri genitori con bambini vengono accolti con fiori, regali e gioia. Noi, invece, siamo considerati ospiti indesiderati.

Quella sera ho chiamato i miei genitori. Il giorno in cui ci hanno dimessi, il padre di Lorenzo è arrivato con me e il piccolo Matteo.

Prendi, figlia, prendete il nipotino e torniamo a casa, ha detto il suocero a Lorenzo. Porta tutte le cose di Loredana e tutto quello che serve al bebè.

In trenta minuti siamo arrivati al paesino di Cascina San Pietro. Lì cera già tutto pronto per il piccolo: un lettino con copertine a orsetti e coniglietti, un comò per i vestiti, una comoda poltrona per lallattamento. Nella sala da pranzo ci aspettava una tavola imbandita per una festa. Nessuno straniero, solo i genitori, la nonna di Loredana e la sorella Irene.

Intorno non si parlava della famiglia di Lorenzo, ma discutevamo animatamente su come chiamare il bambino. Alla fine abbiamo scelto Matteo.

Lorenzo è corso subito in città promettendo di tornare il giorno dopo con i restanti oggetti. Quando è rientrato, il padre ha annunciato una buona notizia:

Loredana, Lorenzo, i nonni hanno deciso di vendere la casa di nonna e di darvi i proventi come regalo di famiglia. Lunica condizione è che la casa dove viviamo adesso, per testamento, andrà a Irene. Sei daccordo?

Certo, sono daccordo.

Domani metterò lannuncio di vendita, ha concluso il padre.

Ci sono voluti tre mesi per vendere la casa, ma nel frattempo Loredana e Matteo hanno vissuto al paesino, mentre Lorenzo ha continuato a stare in città nellappartamento dei genitori, venendo a trovarci nei fine settimana.

Un altro mese e mezzo è servito per trovare un appartamento, ottenere lipoteca e ristrutturare. Finalmente, il giorno in cui siamo entrati nella nostra nuova casa a Milano, è sembrato tutto un sogno. Dopo un mese di sistemazione, abbiamo organizzato il nostro primo casa nova.

Abbiamo invitato i genitori di Loredana, le sue amiche e gli amici di Lorenzo. I genitori di Lorenzo, però, non erano presenti; non hanno saputo nemmeno che il loro figlio avesse comprato casa. Quando hanno scoperto, la madre ha commentato sul telefono:

Allora, figlio, hai invitato i parenti di campagna al tuo trasloco ma non ci hai detto che avevi una tua abitazione! Avresti potuto farci anche una visita!

Non abbiamo ancora visto il nostro nipotino, non è proprio familiare, le ho replicato.

E non lasciarmi entrare con mia moglie e il neonato nella tua casa, è questo il gesto familiare? ha chiesto Lorenzo.

Ti ho già spiegato, siamo anziani e cerchiamo tranquillità, ha risposto la madre. Possiamo venire a farci una visita?

Perché no? Matteo è nostro nipote.

Il nostro figlio avrà sei mesi a breve, ma ora vuoi vederlo solo adesso? Strano, vero?

Nessun problema, finché è piccolo, tutti i neonati sono uguali, ha detto la madre.

Mi pare che il vero motivo sia che temete che la nostra famiglia invada il vostro appartamento, e difendete le mura come se fossero una fortezza.

E finché Loredana e Matteo sono rimasti a casa dei genitori, non avete voluto conoscere il nipote. Ma ora, con la nostra casa, potete venire a farci visita, ma non siete ancora pronti, ha risposto Lorenzo.

Così siete offesi? ha chiesto la madre. Io avrei voluto invitare tua moglie e il bambino alla nostra villa per lestate.

Da dove viene questa idea? si è stupito Lorenzo.

Il bambino ha bisogno daria fresca. In città è già caldo a maggio, e in estate sarà soffocante.

La tua moglie potrebbe stare in villa da sola, nessuno la disturberà, noi ci limitiamo al weekend.

Ho le ferie a ottobre, lui a novembre. Non vi chiederemo soldi; Loredana raccoglierà cetrioli dal nostro orto, così basta.

Ho capito, mamma! Volete una lavoratrice in villa per lestate. No, fate da soli. Se vogliamo portare Matteo allaria aperta, Loredana lo porterà dai suoi genitori, ha concluso Lorenzo.

La prima volta che la madre e la sorella di Lorenzo hanno visto Matteo è stato al centro commerciale di Milano, quando il bambino aveva già due anni e mezzo. Si sono avvicinati a distanza, ma non hanno osato avvicinarsi.

Ecco come a volte le nonne e le mamme si comportano!

Scrivetemi nei commenti cosa ne pensate di questa storia. Se vi è piaciuta, lasciate un Mi piace.

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