I genitori del marito sono venuti a trovarci per tre giorni. Solo il figlio non vive più qui da tempo.

La porta non si apre subito. Antonella sta fermo, chiave in mano, come se non riconoscesse il campanello. Il cappotto è ancora bagnato, lombrello gocciola, sulla busta del latte è una maniglia strappata. Il tramonto avanza, e il palazzo profuma già di una cena al piano di sopra e del gatto di qualche inquilino.

Dietro la porta cè Valentina Bianchi. Scialle ricamata, scarpe verniciate, valigia con rotelle, una busta con qualcosa di caldo tra le mani. La voce le somiglia a quella delle attrici dei film doro: vivace, con un velo di dramma.

Mia cara luce! Vengo da te per tre giorni! Con una torta. Con quella di ciliegie. A Paolino piace. dice Valentina, già in corridoio, mentre Antonella espira. Allora perché non mi avevi detto che avevate cambiato il codice? Ero già partita, poi ho dovuto tornare con la valigia quasi riesce a trovare il custode, gli chiede il nuovo codice.

Antonella resta in silenzio, annuisce a qualcosa dietro la spalla, come se ci fosse un altro. Anche se lappartamento è profondamente silenzioso. Un silenzio sgradevole.

E Paolino? Valentina si toglie le scarpe, si gira: allingresso cè solo un gancio libero. Nessuna giacca maschile. Nessun paio di stivali. Nessun suo odore, nessun suo disordine. Ci vedremo più tardi, vero? Ceniamo insieme, ho portato del riso pilaf. Pietro, il papà di Paolino, arriverà. È stato a una riunione urgente da un amico. E Samuele? Ancora allasilo, forse?

Antonella sorride brevemente, come se qualcuno le avesse tirato una corda.

Ha un incontro che si è allungato.

Ah, capisco. Lavoro, lavoro Valentina si interrompe. Gli occhi vanno di corsa, troppo veloci. Nota che sulla mensola cè solo una tazza. In bagno cè un flacone di shampoo quasi vuoto. Sul frigo disegni dei bambini, ma le foto di Paolino sono sparite.

In cucina posa la torta sul tavolo, apre con cura il contenitore del pilaf, prende la mano di Antonello.

Tu, soprattutto, non preoccuparti. Succede. Fai un respiro profondo. Siediti, mangiamo. Il papà arriverà, riderete insieme. È un bravo ragazzo.

Antonella annuisce, si siede. Prende il piatto, ma non lo porta alla bocca. Il bollitore inizia a fischiare, forte, come se stesse inveendo.

Un po dopo escono insieme a cercare Samuele. Valentina porta i guanti e un thermos di composta, Antonella cammina in silenzio, stringendo il braccio. Nellascensore, tornando indietro, incappano nella vicina Lina. Lei sorride, poi scoppia in un tono veloce e chiacchierato:

Antonella, il tuo ex è di nuovo con quella ragazza dal negozio di cosmetici? Con la carrozzina? E non si prende nemmeno cura del bambino, vero?

Valentina stringe i denti, non guarda né Antonella né Lina.

Lina ansima Antonella.

E allora? Dico la verità. Alla fine tutti lo sanno.

Di sera, mentre Valentina tira fuori una coperta dal armadio e la stende sul divano, si ferma. Tiene il cuscino in mano a lungo, poi, senza guardare:

È andato? Dovè mio figlio? Che cosa è successo?

Antonella è sulla soglia della cucina, schiena dritta, mani sul bollitore.

Tre mesi fa. Ha detto che doveva andare a un incontro. E non è più tornato.

Verso di lei?

Antonella non risponde, guarda altrove.

Valentina si siede, posa la coperta accanto, mette una borsa sulle ginocchia, tira fuori unaltra torta, piccola, in una teglia di plastica.

Lho preparata per voi. Lui diceva che tutto andava bene Che voi quattro volevate andare al mare questestate Lui

Subito perde il respiro, come se avesse appena scalato una lunga scala. Antonella si avvicina, ma non lo tocca. Posiziona semplicemente il tè accanto.

La stanza è silenziosa. Fuori dalla finestra ronza un vecchio tram. Antonella resta alla finestra, Valentina è seduta, immobile. Ognuna ha il proprio silenzio.

Il portone scatta con il consueto schiocco Pietro sempre chiudeva con forza, come a ricordarsi. Entra energico, con una giacca dal colletto di pelliccia, una busta di mandarini e un giornale sotto il braccio.

Buonasera, bellezze! Ecco il bottino! Mandarini calabresi, dolci come da bambine.

Si toglie le scarpe, appende la giacca, si avvia verso la cucina. Lì regna il silenzio e tre sguardi: uno stanco, quello di Antonella; un altro ansioso, quello di Valentina; e un terzo, gioioso, quello di Samuele, che appena sente la voce del nonno, lancia il biscotto e corre verso di lui, afferrandolo per i pantaloni come se fosse un albero, e alza la testa, gli occhi che brillano.

Perché taciete? chiede Pietro, confuso. Sono fuori tempo?

Paolo inizia Valentina, ma la voce la tradisce. Guarda Antonella, come a chiedere il permesso.

Paolo se nè andato, dice Antonella, calma, come se lavesse ripetuta centodieci volte. Tre mesi fa.

La busta di mandarini sbatte sul tavolo, il giornale segue. Pietro si siede, resta zitto, fissa la finestra come se cercasse una risposta.

Che cosa avete combinato qui? esclama improvvisamente. Tu lhai spinto, Antonella. Lo hai schiacciato, come un chiodo nel legno. Non lo riconosco più, sembra uscito da un carcere!

Pietro, sussurra Valentina.

E allora, Pietro? Che? Tutto è un segreto, e ora buongiorno! Lhai semplicemente fa un gesto con la mano. Rovinata.

Antonella non risponde. Prende una tazza, la porta al lavandino, ma non esce dalla stanza. Rimane lì, con la schiena rivolta, come a decidere se andare via o restare.

Valentina resta muta. Il viso si feccia. Si alza, si avvicina a Pietro, gli stringe la spalla. Lui reagisce con lentezza.

Mi ha detto che va tutto bene. Samuele è sano, Antonella è bravissima, stanno programmando le vacanze. Capisci che ha mentito? la sua voce si spezza. A me. Alla madre.

Pietro alza gli occhi e, per la prima volta, non sa cosa dire.

Io pensavo balbetta. Lui non è più un bambino. Decide da solo. Forse ha qualcuno

Lui ha da tempo qualcuno, dice Antonella, senza voltarsi. Vive con lei. Con quella del lavoro. Con cui scambiava messaggi in bagno.

Pietro si alza, si dirige al balcone, chiude la porta dietro di sé. Accende una sigaretta nel crepuscolo, come un faro. Non fuma davanti al nipote, ma ora la accende.

Lo chiamerò, dice Antonella. Che venga a spiegarsi.

Valentina non risponde, chiude gli occhi.

Sul display del telefono compare il nome «Paolo». Squilla. Suona il segnale. Poi una voce stanca:

Pronto?

Vieni subito. Papà e mamma sono qui. Samuele. Dobbiamo parlare.

Silenzio. Un lungo attesa. Poi: «Va bene». E di nuovo il segnale.

Antonella guarda fuori. Dietro il vetro qualcuno spazza la neve dai marciapiedi. È una notte bianca, invernale, silenziosa.

Ventanni minuti dopo il lucchetto scatta. Paolo entra, come se fosse in un appartamento estraneo. Indossa quel giubbotto di piuma dal quale Antonella un giorno tirava gomme da masticare e ricevute. I capelli un po spettinati, il profumo di un vecchio profumo appena accennato. Si ferma sulla soglia.

Ciao a tutti dice con voce rauca.

Samuele corre, ma si blocca a mezzpasso. Paolo si siede goffamente, lo prende in braccio.

Ciao, piccolo. Come stai?

Tu non vivi con noi, dice Samuele, non come accusa, ma come constatazione.

Paolo lo stringe, ma non alza gli occhi.

In cucina regna il silenzio. Pietro esce dal balcone, lodore di fumo lo segue. Valentina guarda il figlio come se lo vedesse per la prima volta.

Mi avevi detto inizia. Mi avevi detto che tutto era bene. Che Antonella è brava. Che Samuele è felice. Mi hai mentito, Paolo?

Non volevo farvi soffrire.

E lei? Valentina indica Antonella. Non volevi farla soffrire? O era più comodo sparire?

Pietro improvvisamente dice, a bassa voce:

Perché hai tradito tua madre?

Paolo si siede, posa le mani sul tavolo, come se si arrendesse.

Non devo nulla a nessuno. Né a voi, né a lei. Me ne sono andato perché non volevo mentire. Non potevo più stare con Antonella. Né con voi.

Te ne sei andato perché era più facile non restare e parlare da uomo, ribatte Valentina. Hai tradito non solo lei. Anche noi. Te stesso.

Antonella è seduta nellangolo, silenziosa. Come se non avesse più bisogno di sapere nulla. Sa già tutto.

Valentina si avvicina al figlio, tocca la spalla. La mano trema.

Eri migliore, Paolo. Ti ricordo diverso.

Lui non risponde, chiude gli occhi.

Samuele sbircia nuovamente nella cucina, stavolta non corre, ma resta fermo nella porta, osservando.

Paolo si alza, fa un passo indietro, fissa tutti. Il volto si indurisce, una maschera immutata. Si gira di colpo e esce, sbattendo la porta non forte, ma nitida. Come un punto alla fine del capitolo.

Lalba arriva. Fuori la luce è grigia, la neve fresca adorna il davanzale. Pietro legge ancora il giornale, Samuele mangia la colazione, Valentina sposta qualcosa in cucina, Antonella è alla finestra.

Antonella si raddrizza, la voce si fa più ferma:

Posso ritirare gli elettrodomestici che mi avete regalato. Il microonde, la cuociriso, il bollitore. Prendeteli se volete. Stavo per ristrutturare comunque. I cambiamenti non ostacolano. Mi sembra giusto azzerare tutto.

Valentina si volta di scatto.

Sei impazzita? È appena mattina e già parli di beni. Non abbiamo nulla da dividere. Non siamo dei ladri. Dobbiamo scusarci, non impadronirci delle cose.

Samuele, nel frattempo, gioca con le macchinine sul tappeto. Poi chiede:

Nonna, papà torna?

Valentina lo guarda, inspira profondamente, si siede accanto a lui, gli accarezza la testa.

Tornerà, Samuccio. Un po più tardi. Vuoi vedere un cartone?

Lui annuisce.

Antonella sta sullo stipite della porta. Nessuna lacrima, nessuna rabbia. Solo un vuoto interno, come dopo un rumore prolungato, quando il suono svanisce e rimane soltanto il silenzio.

Rimette il bollitore sul fuoco. Scoppia, rumoroso, come colonna sonora del loro mutismo. Davanti a loro cè solo un giorno. Nuovo, ordinario, ma con la sensazione che tutto ricominci.

Laria profuma di sapone e di freddo secco. Valentina è in bagno, lava il lavandino lentamente, come in meditazione. Antonella entra, vuole prendere lasciugamano, ma si ferma.

Lascialo, dice Valentina senza voltarsi. Lo faccio io.

Antonella non risponde, prende lasciugamano e lo posa accanto. Rimane lì.

Non ero arrabbiata con voi, dice infine. Sono solo… stanca di dover spiegare che non è colpa solo mia.

Valentina si appoggia al bordo del lavabo, scuote la testa.

Io invece ero arrabbiata. Con me stessa. Per non aver visto, per non aver voluto vedere. Pensavo che aveste tutto: amore, famiglia, felicità. Lo raccontavo a tutti.

Antonella annuisce. Sono due donne in un piccolo bagno, legate da un figlio, da una casa, da un passato.

Scusa, dice Valentina. Per tutto. Credevo davvero che tu che non potessi fermarlo. Ora ti guardo e capisco che ti sei aggrappata a tutti noi, anche quando non dovevi.

Antonella si siede sul bordo della vasca, a bassa voce:

Mi terrò solo a me stessa. A me stessa. Nessun altro.

Dalla cucina arriva la voce di Samuele: «Mamma, dove sono i calzini con gli squali?» e qualcosa cade rumorosamente.

E lui, aggiunge Antonella. Lo terrò ancora un po.

Sorridono. Non è confusione, è una risata femminile, stanca ma sincera.

Più tardi, alla porta, si abbracciano a lungo. Pietro sta lì, agitandosi a disagio.

Anchio ho sbagliato, mormora. A noi uomini non insegnano a parlare. Né da piccoli, né da adulti.

Imparate, dice Antonella. Finché cè qualcuno con cui parlare.

Lui annuisce.

Samuele corre, si mette le scarpe da solo non proprio le giuste e scende le scale di corsa.

Ti chiameremo, dice Valentina. O sarai tu a chiamarci. Siamo comunque famiglia, dove altro potremmo andare?

Antonella annuisce e lo abbraccia.

Lappartamento è quasi vuoto. I mobili sono sobri, scatole lungo il muro, sul davanzale solo una tazza. Antonella mette un cucchiaio, lo riempie di acqua bollente, apre la finestra. Una brezza fresca entra, porta con sé qualcosa di nuovo.

Samuele è sul pavimento, disegna il cielo con un pennarello verde.

Perché non è blu?

Perché la primavera sarà verde, risponde. E la primavera è verde.

Antonella osserva la mano che scivola sul foglio, poi si avvicina, aggiusta il colletto.

Andiamo a comprare il pane più tardi?

Sì! E i mandarini, ma con le foglioline!

Sorride.

Fuori il tram ruggisce. Qualcuno ride in basso. La luce cade sul pavimento. In quella luce cè tutto: dolore, perdono, e il nuovo inizio.

Antonella si siede accanto a loro. Simple, senza timore. Per la prima volta, senza paura.

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