Primavera AnticipataLe prime gemme dei fiori di campo si schiudevano timidamente, mentre il profumo di pane appena sfornato si mescolava all’aria fresca, promettendo una rinascita piena di speranze.

Ciao, ascoltami un attimo, ti racconto una storia che è successa in fondo al mio palazzo a Roma. Cera una bambina di quattro anni, Ginevra, che aveva gli occhi grandi e curiosi. Un giorno aveva notato il nuovo arrivato che si era messo a sedere sulla panchina del cortile. Era un pensionato con la barba grigia, vestito di un cappotto logoro, e teneva in mano un bastone su cui si appoggiava come un mago di una fiaba.

Ginevra, senza pensarci due volte, gli chiese:

Nonno, sei un mago?

Il signore scrollò le spalle e rispose di no, così la piccola rimase un po delusa.

Allora perché hai quel bastone? continuò la bimba.

Mi serve per camminare, per non affaticarmi completò il signore, presentandosi: Mi chiamo Giovanni Rossi.

Sei davvero molto vecchio? incalzò Ginevra, tutta curiosa.

Secondo i tuoi standard sì, ma per me non ancora tanto. Ho solo una gamba che fa male, si è rotta poco fa quando sono caduto. Per ora la uso con il bastone.

A quel punto comparve la nonna di Ginevra, Maria Bianchi, che la prese per mano e la portò al parco. Maria salutò il nuovo vicino, lui le offrì un sorriso. Ma il vero legame si creò subito tra Giovanni e Ginevra. La bambina, in attesa della nonna, usciva prima nel cortile e, appena vedeva Giovanni, gli raccontava tutte le novità: che tempo faceva, cosa aveva preparato la nonna per il pranzo, e persino di cosa era ammalata la sua amica di scuola laltra settimana.

Giovanni non smetteva mai di offrire a Ginevra un bel cioccolatino. E ogni volta la bambina ringraziava, rompeva il dolce a metà, mangiava una parte e avvolgeva laltra con cura in una carta di alluminio, facendola poi scivolare nella tasca della giacca.

Perché non lhai mangiato tutto? Non ti è piaciuto? chiese Giovanni.

È buonissimo, ma devo anche farlo assaggiare alla nonna rispose Ginevra.

Il pensionato si commosse e, la volta successiva, tirò fuori due cioccolatini. Ancora una volta Ginevra ne mangiò solo una metà e lo tenne al caldo.

E adesso a chi lo conservi? domandò Giovanni, divertito dalla parsimonia della bambina.

Lo darò anche a mamma e papà. Anche se possono comprare da soli, è bello viziarli un po spiegò Ginevra.

Capito, capito. Deve essere una famiglia davvero affiatata, vero? osservò il nuovo vicino. Hai davvero un cuore doro, piccolina.

E anche la nonna, perché ama tutti iniziò a dire Ginevra, ma Maria la prese per mano appena uscì dallingresso.

Ah, Giovanni, ti ringraziamo per i dolci, ma né io né la piccola dovremmo mangiare troppe caramelle. Scusaci

Allora che cosa posso fare? Sono un po in difficoltà cosa vi piacerebbe? chiese lui.

Abbiamo già tutto a casa, grazie, non serve nulla rispose la nonna, sorridendo.

No, davvero non posso. Vorrei proprio offrirvi qualcosa, sto cercando di instaurare buoni rapporti di vicinato, e non ho nulla da nascondere replicò Giovanni, con il solito sorriso.

Passiamo allora alle nocciole. Le mangiamo solo in casa, con le mani pulite. Va bene? propose Maria, rivolgendo la domanda anche a Ginevra.

La bambina e Giovanni annuirono, e il giorno dopo Maria trovò nella tasca di Ginevra qualche nocciola o qualche mandorla.

Guarda un po, la mia piccola scoiattolina! Sai che le nocciole adesso costano un occhio della testa, e il nonno ha bisogno di medicine perché la gamba è ancora un po zoppicante?

Ma lui non è affatto un vecchio zoppo! La gamba sta migliorando, intervenne Ginevra, difendendo il suo amico. E vuole già andare in pista a sciare in inverno.

Sciare? sussurrò la nonna, un po perplessa. Allora è proprio un tipo tosto.

Puoi comprarmi gli sci, per favore? chiese Ginevra. Così potremo scivolare insieme. Giovanni ha promesso di insegnarmi

Mentre passeggiavano nel parco, Maria notava Giovanni che ormai camminava dritto, senza bastone.

Nonno, anch’io ti seguirò! correva Ginevra, tenendosi al passo con luomo.

Aspettate un attimo, anch’io vengo! invocava la nonna, correndo dietro di loro.

Così i tre iniziarono a camminare insieme, e presto a Maria piacque quel ritmo, mentre per Ginevra divenne un gioco divertente. La sua energia era contagiosa: correva su per le scale, faceva una piccola danza sul sentiero, si arrampicava sulla panchina, salutava la nonna e Giovanni, poi tornava a loro comandando:

Uno, due, tre, quattro! Passi più decisi, guarda dritto!

Dopo la passeggiata, la nonna e Giovanni si sistemarono sulla panchina del cortile, mentre Ginevra giocava con le amiche, accettando sempre qualche nocciola in più da Giovanni prima di salutarsi.

Li viziate troppo, sussurrò Maria, un po imbarazzata. Teniamoli solo per le feste, per favore.

Giovanni cominciò a raccontare a Maria che era vedovo da cinque anni, e che aveva deciso solo ora di dividere il suo appartamento di tre stanze in due: una monolocale dove si era trasferito e un bilocale per la famiglia del figlio.

Mi piace stare qui. Anche se non sono un grande frequentatore di chiacchiere, ho davvero bisogno di qualche amico, specialmente nei piccoli affari di vicinato.

Due giorni dopo, alla porta di Giovanni suonarono. Lo videro Ginevra e Maria con un vassoio di torte appena sfornate.

Vogliamo offrirti qualcosa, salutò Maria.

Avete una teiera? chiese Ginevra.

Certo, è proprio qui! aprì Giovanni la porta con entusiasmo.

Il tè scaldò tutti e latmosfera divenne accogliente. Dopo, Ginevra curiosa esaminò la libreria di Giovanni e i suoi dipinti, mentre Maria osservava la gioia della nipote e la pazienza con cui il vicino spiegava ogni quadro.

I miei nipoti sono ormai a distanza stanno alluniversità. Mi manca. aggiunse Giovanni. E tua nonna è ancora giovane di spirito!

Accarezzò la testa della bambina, le porse una matita e un foglio.

Sono in pensione da due anni, non ho tempo per noia, disse Maria, guardando Ginevra, oltre a questo, la figlia aspetta il secondo bambino. Che fortuna vivere in cortili vicini, così possiamo sempre incontrarci. È come una grande famiglia.

Lestate passò tra chiacchiere, passeggiate e nocciole. In inverno, la nonna mantenne la promessa e comprò a Ginevra gli sci, così i tre iniziarono ad allenarsi sulla pista del parco, appena aperta per la stagione.

Giovanni e Maria divennero così inseparabili che uscivano quasi solo insieme. Ginevra, che non andava ancora allasilo, passava quasi tutto il tempo da nonna, così i tre si vedevano tutti i giorni. Un giorno Giovanni dovette partire per una visita a parenti a Milano, la capitale del lavoro.

Ginevra rimase triste e chiedeva continuamente a nonna quando sarebbe tornato.

Se ne è andato per un mese intero, ha detto che resterà via finché non sarà sistemato tutto, e noi gli facciamo da custodi per il suo appartamento, perché è nostro amico spiegò Maria. Anche io mi sono abituata alla sua presenza, al suo sorriso, alla sua allegria.

Passò una settimana e la mancanza si faceva sentire. Guardavano la panchina vuota dove di solito aspettava, sperando in un ritorno presto.

Ottavi giorno, Maria uscì dallingresso di corsa per andare a prendere la nipote e vide Giovanni seduto al solito posto.

Ciao, caro vicino esclamò Maria, quasi incredula. Non ti aspettavamo così presto! Avevi detto che saresti rimasto più a lungo.

Ah, fece un cenno con la mano, mi stancava il frastuono di Milano. Tutti i miei sono al lavoro, occupati. Non volevo stare solo ad aspettare, così sono tornato. Mi sono sentito come a casa, come se foste tutti della mia famiglia

Hai portato dei regali ai tuoi nipoti? Caramelle? chiese Ginevra con gli occhi spalancati.

Gli adulti scoppiarono a ridere.

No, cara le caramelle non sono più per loro. Sono già adulti, ho dovuto dare loro un po di soldi. Così possono studiare e crescere confessò Giovanni. È meglio così.

Sono contenta che sei tornato, sembra che il tuo cuore sia tornato anche qui. Tutti noi siamo a casa, concluse Maria con un sorriso.

Ginevra lo abbracciò, facendo sciogliere luomo.

Oggi faremo tante crêpe con ripieni diversi. Non è diverso dalla torta, sono soffici e leggere. Veniamo a prendere il tè e poi mi racconti comè Milano, propose Maria.

Ma che cosa cè di nuovo a Milano? chiese Giovanni. È una città bellissima, ma lo sai, ti ho portato dei regali cosa non indovinerai? prese al volo la mano di Maria e Ginevra e tornò verso casa, proprio quando iniziò a piovere la prima pioggerella di primavera. Unondata di caldo improvviso aveva già iniziato a sciogliere il ghiaccio.

Perché fa così caldo oggi? chiese Giovanni, guardando Maria.

Perché la primavera è vicina! rispose Ginevra. Presto è la Festa della Donna, la nonna preparerà una grande tavolata e inviterà tutti, anche te, nonno.

Oh, come vi voglio bene, care vicine disse Giovanni, salendo le scale.

Dopo le crêpe, furono consegnati dei souvenir: a Ginevra una splendida matriosca dipinta a mano, a Maria un elegante fermaglio dargento. I tre uscirono di nuovo, seguendo il loro sentiero battuto del parco. La neve, ormai sciolta, aveva trasformato i ciottoli in una spugna dacqua, ma Ginevra saltellava sui tavoloni umidi, felice dellaria tiepida, e chiamava:

Nonna, nonno, venite a prendermi! Uno, due, tre, quattro! Passi più forti, guarda avanti!

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