Il genero ha affermato che non potrò più vedere mia figlia finché non venderò la casa di mia madre.

Ho passato più di cinquantaanni da solo. No, mi ero sposato, ma il marito, Pietro, abbandonò la famiglia un anno dopo il matrimonio. Era proprio allora che era nata la bambina, Lavinia. Alla fine Pietro ci lasciò, a me e alla figlia, un trilocale a Napoli; almeno così fece la sua parte. Non avevo intenzione di risposarmi, e neanche lui la voleva. Lavinia cresceva, e dovevo metterla in piedi. Insomma, i problemi mi assillavano e non vedevo più il sole.

Facevo del mio meglio, ma sentivo che a Lavinia mancava ancora la spalla di un padre. Non potevo più dargliela. Così, col tempo, la figlia iniziò a legarsi troppo ai ragazzi con cui usciva o aveva una relazione. Non a tutti piaceva questa sua insistenza. Spesso dovevo calmarla e rimarginare il cuore spezzato. Ma Dio è buono e, alla fine, Lavinia incontrò luomo giusto.

Daniele era un tipo laborioso e gentile. Io vedevo solo il fatto che Lavinia dovesse sposarsi con lui. Lui mi rispettava, rispettava la mia figlia; cosa chiedere di più? Lo consideravo il genero ideale. Tuttavia, le favole non durano sempre. Dopo sei mesi dal matrimonio, Daniele cominciò a cambiare drasticamente.

Nel frattempo mi prendevo cura di mia madre, ancora viva. Anche lei aveva avuto me presto, così come aveva avuto la piccolina. Ma proprio allora la mamma si ammalò. La debolezza la fece così fragile che dovetti accoglierla a casa e badare a lei costantemente. Non cera alternativa: dove altrimenti andare, se la mamma viveva con me? Però a Daniele quellidea non andò giù per niente.

Non capisco cosa avesse suscitato tanto sdegno in lui; non lo costringevo a prendersi cura di lei. Anzi, tutti i compiti ricadevano sulle mie spalle. E la mamma, per quanto esigente, era ragionevole. Non comprendo cosa non gli piacesse.

Col passare del tempo le cose peggiorarono. Lavinia si schierò dalla parte di Daniele. Entrambi cominciarono a evitarmi. Un tempo mangiavamo tutti a tavola, ora i figli si rifugiano nella loro stanza. Cercai di parlare con Lavinia, ma fu inutile. Si chiuse, cercando scuse.

Non mi faceva piacere neanche vedere i nipotini. Dicevano che finché non fossero pronti, vivevano per sé. Allinizio li rimproverai, poi smisi. Sono affari loro, si risolveranno da soli. Però Daniele iniziò a mettermi pressione, così dicono. Nella mia casa si comportava come un vero padrone, ma non mosse neppure un dito per ristrutturare o comprare qualcosa per lappartamento. Invece spariva spesso nei locali con gli amici. Non capisco dove sia finito quel genero splendido che avevo visto allinizio.

Forse solo ora ha mostrato il suo vero volto.

Ogni settimana il genero diventava più insopportabile. Poi arrivò il Capodanno e Daniele rifiutò di festeggiare con noi. Portò Lavinia nella loro camera e celebrarono separatamente da me e dalla mamma. A mezzanotte la figlia venne a salutarci, ma il marito non sollevò neanche il naso.

Il giorno dopo mi disse: Vogliamo vendere la casa di tua madre e comprare un appartamento per noi. Non sapevo che dire. Ma loro vivono da sei mesi nella mia casa, a mie spese! Non è sufficiente?

No, non la penso così. Guadagnate da soli una casa. Questa è la casa di mia madre, non la venderemo. È sua proprietà e lei deciderà cosa farne , mi indignai.

Daniele ne fu irritato. Lo stesso giorno radunò le sue cose, prese Lavinia e se ne andò a casa dei suoi genitori.

Mi rattristò vedere che la figlia non protestò neanche una parola, ma è la sua vita. Se crede che così starà meglio, allora viva con Daniele.

Ho agito bene?

Cosa avreste fatto al mio posto?

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