Erano amici da molti anni. Non si chiamavano ogni giorno, non erano sempre vicini, ma sapevano: nei momenti difficili si

Erano amici da molti anni.

Non si chiamavano ogni giorno.

Non erano sempre vicini.

Ma sapevano una cosa.

Nei momenti difficili si poteva arrivare senza spiegazioni.

E la porta si sarebbe aperta.

Così fu, fino a una conversazione.

Quel giorno le parole suonarono dure.

Non per cattiveria.

Ma per stanchezza accumulata.

Per irritazione rimasta troppo a lungo in silenzio.

Uno disse troppo.

“Non ne posso più,” disse.

L’altro tacque.

Dentro, però, tutto si stringeva.

“Forse ha ragione,” pensò.

Sembrava che le scuse sarebbero arrivate dopo.

Quando le emozioni si fossero calmate.

Ma i giorni passarono.

Poi le settimane.

I messaggi diventavano più brevi.

“Come va?” scriveva uno.

“Bene, tutto a posto,” rispondeva l’altro.

Gli incontri venivano rimandati a dopo.

Poi cessarono del tutto.

Non perché i sentimenti fossero spariti.

Non perché non importasse più.

Ma perché ammettere la colpa era difficile.

Più difficile che sparire.

Ogni volta la persona apriva la chat.

Scriveva la prima parola.

“Scusa…”

Poi si fermava.

Sembrava troppo grande.

Troppo vulnerabile.

“Forse è meglio così,” si diceva.

“Passerà da solo,” pensava.

“Il tempo sistema tutto,” si convinceva.

Ma il tempo non guariva niente.

Aumentava solo la distanza.

Passò un anno.

Poi un altro.

Qualche volta pensavano l’uno all’altro.

Guardavano vecchie foto insieme.

“Che tempi belli,” sussurrava uno.

Ma non alzava il telefono.

L’orgoglio pesava di più del ricordo.

A volte le persone si allontanano così.

Non perché non abbiano più bisogno di te.

Ma perché ammettere la colpa fa paura.

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