Nessuno ti sveglia al mattino.
Nessuno ti aspetta la sera.
Lo specchio riflette solo te.
«Sono libera», mi dicevo all’inizio.
«Posso fare tutto quello che voglio.»
Mi alzavo quando volevo.
Mangiavo quando avevo fame.
Guardavo la televisione fino a tardi.
Nessuno mi diceva niente.
Ma dopo un po’, qualcosa cambiava.
Il silenzio diventava pesante.
«È questa la libertà?», mi chiedevo.
O è solo solitudine vestita bene?
Maria, la mia vicina, un giorno mi ha chiamata.
«Come stai oggi?», ha chiesto.
«Bene», ho risposto. «O forse no.»
«Cosa c’è?», ha insistito lei.
«Non lo so spiegare», ho detto.
«Faccio tutto quello che voglio.»
«E allora?», ha chiesto Maria.
«Eppure sento un vuoto.»
Lei è rimasta in silenzio un momento.
«Capisco bene», ha detto poi.
«Anche io ci sono passata.»
«Come hai fatto a uscirne?», ho chiesto.
«Ho smesso di confondere le due cose», ha risposto.
«Quali due cose?», ho chiesto io.
«Libertà e abbandono», ha detto Maria.
Mi ha fatto pensare molto.
La libertà è una scelta.
La solitudine, a volte, è un’imposizione.
Ma si possono confondere facilmente.
Specialmente quando i figli sono lontani.
Specialmente quando il marito non c’è più.
Ho iniziato a guardare la cosa diversamente.
Ho chiamato mia figlia, Rosa.
«Mamma, come va?», ha chiesto lei.
«Bene», ho detto. «Ma mi manchi.»
«Vengo domenica», ha promesso Rosa.
Quella telefonata ha cambiato la giornata.
Il vuoto si è riempito un po’.
Ho capito una cosa importante.
La libertà vera include le persone.
Non è solo fare quello che voglio.
È anche scegliere chi chiamare.
È decidere di non restare chiusa.
Maria aveva ragione su tutto.
Le due cose sono diverse davvero.
Ma spesso si somigliano troppo.
Bisogna guardare bene dentro di sé.
Solo così si capisce la differenza.