La telefonata arrivò alle undici e mezza di sera. Valentina si era appena addormentata

La telefonata arrivò alle undici e mezza di sera. Valentina si era appena addormentata al ritmo calmo del respiro di suo marito. Il trillo del telefono la fece sobbalzare.

Il cuore le salì in gola. A quell’ora, pensò, non può essere niente di buono.

— Carlo, — lo scosse piano. — Carlo, svegliati. C’è il telefono.

Lui si alzò di scatto e afferrò la cornetta. Valentina osservava il suo viso. Cambiava colore ogni secondo.

— Come… quando? — disse con voce roca. — Sì… capisco. Arrivo subito.

Carlo posò lentamente il telefono. Le mani gli tremavano.

— Cosa è successo? — sussurrò Valentina. Lo sapeva già. Qualcosa di grave.

— Luca e Martina, — deglutì Carlo. — Un incidente. Tutti e due. Sul colpo.

Il silenzio nella stanza si fece pesante. Solo l’orologio ticchettava. Valentina non riusciva a crederci.

Due giorni prima erano tutti in cucina. Martina parlava di una torta nuova. Luca raccontava storie di pesca.

— E Anna? — si ricordò di colpo Valentina. — Dio mio, e Anna?

— Era a casa, — Carlo infilò i pantaloni in fretta. — Devo andare. C’è un riconoscimento da fare.

— Vengo con te.

— No, — rispose lui secco. — Sofia resterebbe sola. Non possiamo spaventarla nel cuore della notte.

Valentina annuì. Aveva ragione. Loro figlia aveva dodici anni. Non doveva saperlo, non ancora.

Passò la notte senza chiudere occhio. Camminava per casa, guardava l’orologio. Controllò Sofia che dormiva, i capelli rossi sul cuscino.

Carlo tornò all’alba, stanco, gli occhi arrossati.

— Confermato, — disse, lasciandosi cadere su una sedia. — Scontro frontale con un camion. Non hanno avuto scampo.

— E Anna, ora? — chiese Valentina, porgendogli il caffè.

— Non so. Ha solo una nonna in campagna. Anziana, cammina a fatica.

Restarono in silenzio. Fuori l’alba era grigia. Anna era la figlioccia di Carlo, coetanea di Sofia. Bionda, silenziosa, sempre un po’ in disparte.

— Sai, — disse Carlo piano, — forse potremmo prenderla con noi.

Valentina si voltò sorpresa.

— Dici sul serio?

— Perché no? C’è una stanza libera. Sono il padrino. Non possiamo lasciarla in un orfanotrofio.

— È una decisione seria, Carlo. Dobbiamo parlarne con Sofia.

— Cosa c’è da pensare? — batté il pugno sul tavolo. — È rimasta senza genitori. È mia figlioccia.

Valentina si morse il labbro. Tutto accadeva troppo in fretta.

— Mamma, papà, cosa succede? — la voce assonnata di Sofia li fece sobbalzare.

Si scambiarono uno sguardo. Il momento era arrivato prima del previsto.

— Tesoro, siediti, — disse Valentina. — Abbiamo brutte notizie.

Sofia ascoltò. Gli occhi le si fecero grandi quando il padre spiegò di Anna. Poi si alzò di scatto.

— No! — gridò. — Non voglio! Che vada dalla nonna!

— Sofia! — la rimproverò Carlo. — Non ti vergogni? Una tragedia simile…

— E io? — gli occhi le scintillavano. — Non voglio dividere la casa con lei!

Corse via, sbattendo la porta. Valentina guardò il marito, impotente.

— Forse non dovremmo affrettarci.

— È deciso, — rispose lui. — Anna viene qui. Sofia si abituerà.

Una settimana dopo Anna si trasferì. Silenziosa, pallida, lo sguardo spento.

Valentina le preparava i piatti preferiti. Comprò lenzuola nuove, con le farfalle.

Sofia ignorava Anna di proposito. Si chiudeva in camera. Se la incrociava, voltava lo sguardo.

— Smettila, — la rimproverava il padre. — Abbi un po’ di cuore.

— Non la vedo, — rispondeva lei. — Ho diritto. È casa mia.

La tensione cresceva ogni giorno. Valentina si dibatteva tra le due ragazze.

Poi sparirono gli orecchini d’oro. Regalo di Carlo per il decimo anniversario.

— È stata lei! — esplose Sofia. — L’ho vista entrare in camera vostra!

— Non è vero! — Anna alzò la voce per la prima volta. — Non ho preso niente!

Scoppiò a piangere e corse via. Carlo guardò sua figlia, scuro in volto.

— L’hai fatto apposta, vero? Vuoi che se ne vada?

— Dico la verità! — batté il piede Sofia. — Fa la vittima, ma…

— Basta così, — intervenne Valentina. — Gli orecchini si troveranno.

Tre giorni dopo sparì anche un anello. L’unico ricordo della madre di Valentina.

— Anche questo per caso? — disse Sofia, le mani sui fianchi.

Anna stava sulla porta, pallida, si mordeva le labbra.

Valentina guardò entrambe. Per la prima volta cominciò a capire qualcosa.

Sedette sul bordo della vasca con una boccetta di mercurocromo in mano. L’idea le era venuta medicando un taglio di Anna.

Segnò ogni gioiello con un piccolo punto, di notte, mentre tutti dormivano.

— Cosa sto facendo? — sussurrò al buio. — Dove siamo arrivati…

La mattina dopo sparì un ciondolo. A tavola regnava il silenzio.

— Ragazze, — disse Valentina. — Mostratemi le mani.

Anna tese subito le mani. Pulite. Sofia esitò.

— Non lo faccio, — tentò di alzarsi.

— Siediti, — tuonò Carlo. — Mostra le mani a tua madre.

Sofia allungò le mani. Sulle dita, piccoli punti verdi.

Il silenzio in cucina si fece grave. Solo l’orologio, solo l’acqua nei tubi.

— Tu… — balbettò Carlo. — Accusavi Anna…

Sofia si alzò di scatto, rovesciando la sedia. Nei suoi occhi, paura e vergogna.

— Vi odio! — urlò. — Vi odio tutti!

Corse via. La porta sbatté.

— Sofia! — Valentina volle rincorrerla, ma Carlo la trattenne.

— Lasciala sbollire, — disse freddo.

Le ore passavano. Sofia non tornava. Il telefono non rispondeva.

— Chiamiamo la polizia, — disse Valentina, la voce tremante.

Anna, silenziosa tutto il giorno, si riscosse.

— Forse so dove può essere.

— Come fai a saperlo? — si sorprese Valentina.

— L’ho vista, qualche volta. Le piace il vecchio gazebo al parco, vicino al laghetto.

— Perché non l’hai detto prima? — sbottò Carlo.

— Non me l’avete chiesto, — Anna fece spallucce. — Vado io. Da sola, per favore.

Valentina e Carlo si guardarono. Nella voce di Anna c’era qualcosa di nuovo.

— Vai, — disse Valentina.

Passò un’ora. Poi un’altra. Infine il campanello suonò.

Sulla soglia, le due ragazze. Spettinate, guance rosse. Sofia aveva pianto, ma la rabbia era sparita. Anna sorrideva.

— Mamma, — disse piano Sofia. — Scusa. Restituirò tutto.

— Lo so, tesoro, — Valentina l’abbracciò forte.

Due ragazze sole, un solo errore da riparare.

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