Mio marito ha portato un amico a casa a vivere con noi per una settimana, e io, senza dire una parola, ho fatto la valigia

La voce di Paolo risuona allegra dall’ingresso.

– Dai, entra pure, non farti problemi. Considera questa casa anche la tua.

Segue un rumore sordo. Una borsa pesante cade a terra.

– Clara mette su qualcosa a tavola. Siamo capitati proprio a puntino.

Clara si ferma col mestolo in mano. Non aspettava nessuno.

Aveva sognato solo una sera tranquilla. Dopo una settimana massacrante, voleva pace.

Appoggia il mestolo. Si asciuga le mani.

La scena non promette nulla di buono. Paolo sorride largo.

Sta aiutando un uomo corpulento a togliersi il piumino. Viso gonfio, naso arrossato.

In un angolo c’è una borsa sportiva enorme.

– Chiara! – esclama Paolo. – Ti ho fatto una sorpresa! Ricordi Luciano?

Clara di Luciano ricordava poco. Rumoroso, ultimo banco, sempre a chiedere sigarette.

Ora era ingrassato, pochi capelli, sguardo che scrutava ogni angolo.

– Salve, padrona di casa – bofonchia Luciano, gettando le scarpe vicino alla scarpiera. – Casa accogliente.

– Buonasera – replica Clara, guardando Paolo con una domanda muta.

Lui l’abbraccia, sussurra veloce:

– Clara, bisogna aiutare. La moglie l’ha sbattuto fuori. Una settimana, giusto il tempo di sistemare le cose.

Clara conosce bene il buon cuore di Paolo. Non sa mai dire di no.

– Una settimana? Abbiamo un bilocale. Dove dorme?

– Su, non fare la difficile. Luciano è tranquillo, non te ne accorgerai nemmeno.

Luciano esce dal bagno. Si asciuga le mani sul miglior asciugamano di Clara.

– Si mangia? – chiede allegro. – Non tocco cibo da stamattina!

La cena diventa un monologo gastronomico. Luciano mangia come davanti all’inverno russo.

– Buona la carbonara, ma ci voleva più guanciale. La mia ex la faceva più corposa.

Clara stringe le labbra. Paolo sorride colpevole, riempiendo il piatto dell’amico.

– Eh sì, per essere di città non cucina male – aggiunge Luciano versandosi il limoncello.

La TV resta alta tutta la sera. Luciano commenta ogni rissa del film.

Clara si rifugia in camera. Le urla risuonano anche dietro la porta chiusa.

La mattina dopo l’incubo continua. Piatti sporchi, briciole, bottiglia vuota.

Luciano russa sul divano letto. Odore di alcol e calzini.

– Scusa, ieri abbiamo fatto tardi – sussurra Paolo. – Faccio tutto stasera.

– E la colazione? Tutto è sporco.

Clara beve il caffè in silenzio. In ufficio pensa che non vuole tornare.

La sera conferma i timori. Piatti “lavati” ma unti. Odore di frittura.

Luciano fuma in cucina, finestra socchiusa.

– Abbiamo fatto patate fritte! Con i soldi di Paolo, la mia carta è bloccata.

– Non ho fame – dice Clara fredda. – Paolo, vieni un minuto?

Lo trascina in camera.

– Perché fuma in cucina? Perché questo disordine?

– Dai, Clara, è nervoso. Sta già cercando casa.

– Cercando? Davanti alla partita con la birra in mano?

I giorni seguenti sono un inferno. Luciano divora, occupa il bagno per ore, gira in boxer.

Venerdì Clara torna presto. Sente musica, risate. Tacchi da donna in corridoio.

In salotto, fumo denso. Luciano, uno sconosciuto, una donna truccata.

– Ecco la padrona! Paolo, offri da bere alla signora!

Clara guarda il mozzicone nella sua ciotola di Murano. Suo marito si nasconde in un angolo.

Non urla. Dentro di lei si spegne un interruttore.

– Buonasera. Non vi disturbo.

Chiude a chiave la camera. Tira fuori la valigia.

Accappatoio, costumi, libri. Prenota una settimana alle terme sui Colli Euganei.

Quasi tremila euro, senza rimpianti. Si parte domani.

Al mattino casa deserta. Lascia un biglietto: “Sono alle terme. Il frigo è vuoto. La bolletta pagala tu.”

Il taxi parte. Clara si sente leggera.

I primi giorni sono oblio puro. Passeggiate, centrifugati, letture tranquille.

Le chiamate di Paolo arrivano fitte.

“Dove sei? Non è divertente.”

“Non c’è niente da mangiare.”

Clara ride e va a farsi un impacco al cioccolato.

Al terzo giorno il tono cambia.

“Dove sono i calzini puliti? Come si avvia la lavatrice?”

“Finito il detersivo e la carta igienica.”

Clara risponde una volta sola: “Trovi tutto su internet. I soldi li avete, con quelli avete preso il limoncello.”

Al quarto giorno risponde alla chiamata.

– Clara! Quando torni? È un incubo!

– Io sto alle terme. Ho dei trattamenti.

– Luciano è fuori controllo! Donna Rita ha chiamato i carabinieri!

– Hai detto che andava aiutato. Appunto, aiuta. Sei l’uomo di casa.

– Non c’è da mangiare! Dice che sono un incapace!

– Non è un mio problema. Fatevi insegnare. Saltate il guanciale.

– Non riesco a cacciarlo, è un amico…

– È una tua scelta. Se domenica la casa non è come prima, vado da mia madre. E mi separo. Davvero.

Riaggancia. Va al massaggio viso. Si sente stranamente bene.

La pazienza non è sempre virtù. A volte è solo offrire il collo.

Gli ultimi giorni volano. Clara dorme come non le succedeva da anni.

Rientra domenica sera. Sale in ascensore senza paura.

Apre la porta. Profumo di pulito, limone, pollo arrosto.

Corridoio libero. Nessun borsone. Scarpe di Paolo allineate.

Paolo la guarda dalla cucina. Barba fatta, camicia pulita, occhiaie profonde.

– Ciao – mormora lui.

Clara entra in soggiorno. Divano sistemato, tappeto pulito, finestre spalancate.

La casa è di nuovo sua.

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