Mi ha appena chiamato Sergio dalla stazione, dice che non gli dai la macchina. Chiara, ma ti sei fatta il sangue cattivo?

Il telefono squillò proprio mentre finivo di stirare.

Sul display lampeggiava un nome: Agnese.

Risposi con un sospiro.

— Dimmi, signora Agnese.

— Chiara, tesoro, buonasera!

La voce era dolce, troppo dolce.

Quella melassa mi metteva sempre in allerta.

— Buonasera, — dissi, cauta.

— Figlia mia, cosa è successo?

— Non capisco a cosa si riferisce.

— Mi ha appena chiamato Sergio dalla stazione, era fuori di sé.

— Ah, davvero?

— Urlava che non gli dai la macchina per andare a prendere sua madre.

Restai in silenzio un istante.

— La macchina ha un guasto, — risposi calma.

— Come, un guasto? È praticamente nuova!

— Capita anche alle auto nuove.

— Ma che guasto sarebbe?

— L’elettronica non riconosce la chiave. Non gliel’ha detto, Sergio?

Dall’altra parte ci fu una pausa.

In lontananza abbaiava un cane.

— Chiara, tu sei una donna intelligente…

Il tono mellifluo si spense di colpo.

Capii che stava arrivando il solito pressing.

— Capisci che con tutte le mie borse non posso prendere il pullman.

— Mi dispiace, signora Agnese.

— Ho la schiena a pezzi, la pressione che sale e scende.

— Sergio l’aiuterà, — dissi con tranquillità.

— E se lui è al lavoro?

— Oggi è a casa, lo sa bene.

— Ma la macchina è rotta, l’hai detto tu!

— Allora userà la sua.

— Suo figlio non ha la macchina, lo sai.

— Prenderà un taxi, allora.

— Un taxi costa un occhio della testa!

— Mi spiace per il disagio.

— Chiara, ma ti sei fatta il sangue cattivo con me?

— No, affatto. Le ho solo detto la verità.

— Prima mi aiutavi sempre, con piacere.

— E continuo a farlo, quando posso.

— Adesso sembra che non vuoi più.

— Non è questo, signora Agnese.

— E allora cos’è?

— È che ha cresciuto un figlio molto forte.

Ci fu un silenzio pesante.

— Cosa vorresti dire con questo?

— Niente di male. Solo un fatto.

— Chiara, tu stai cambiando.

— Forse sto solo imparando a dire no.

— E io che pensavo di aver trovato una figlia.

— Lo sono ancora, signora Agnese.

— Allora aiutami, per favore!

— Le auguro buon viaggio in pullman.

Riposi il telefono sul tavolo.

Il ferro da stiro fischiava ancora.

Finii la camicia in silenzio.

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