Ora che mi hai portato a cena per farmi firmare la rinuncia, ti dico: la casa è mia, e non avrai nulla.

“Ora che mi hai portato a cena per farmi firmare la rinuncia, ti dico: la casa è mia, e non avrai nulla.”

La trattoria era quella elegante vicino a Ponte Vecchio.

Andrea è arrivato in ritardo, con le rose gialle in mano.

Aveva quella ruga sulla fronte che conosco bene.

Non ha nemmeno toccato il menù.

Ha tirato fuori dalla giacca una busta gialla.

Dentro c’erano fogli timbrati, pronti.

— Una cosa semplice, mamma. Ti semplifica la vita.

Era l’atto di donazione.

Il mio bilocale, quello per cui ho lavorato una vita.

Doveva passare a lui, subito.

La banca non gli dava il mutuo per la villetta a Bagno a Ripoli.

Serviva una garanzia.

E la garanzia ero io.

La mia firma, il mio cuscino, la mia casa.

Ho guardato la cameriera portare la fiorentina.

Andrea l’ha tagliata con calma.

Come se avessimo già risolto tutto.

Io non avevo fame.

Pensavo alle scale lavate per undici anni.

Alle dita spellate dal detersivo.

Al mutuo pagato per diciannove anni, da sola.

«Pensaci veloce, mamma» ha detto lui.

«La villetta che abbiamo scelto potrebbe essere venduta a qualcun altro.»

Ho posato la forchetta.

— Chi è “abbiamo”, Andrea?

Lui ha sorriso, imbarazzato.

— Io e Chiara. Lo sai.

— E io dove abito, dopo la donazione?

— Da noi, mamma. C’è spazio.

Ho riso, ma senza allegria.

— Spazio per quanto tempo?

Lui ha abbassato gli occhi sul piatto.

— Non fare così. È solo carta.

— La carta che mi lascia senza casa.

Ha spinto la busta verso di me.

— Firma, e ti porto a vedere la villetta domani.

L’ho guardata, quella busta gialla.

Ho pensato a mio marito, morto da otto anni.

A quante notti avevo lavorato per quel bilocale.

Ho preso la busta, l’ho aperta piano.

Andrea aspettava, con la penna già pronta.

Ho strappato i fogli, lentamente, davanti a lui.

— Mamma, cosa fai?

— Ti dico una cosa, Andrea.

— La casa è mia.

— L’ho pagata io, sola, per diciannove anni.

— E non firmerò mai nulla a cena, con le rose come scusa.

Lui è rimasto zitto, con la forchetta a mezz’aria.

Ho chiamato la cameriera, ho chiesto il conto.

Mi sono alzata, ho preso la borsa.

La casa resta mia. Punto.

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