– Allora, cosa resta dal pranzo? Devo nutrire mia figlia! – la zia Rosanna girò lo sguardo sulla tavola, come un falco sulla preda.
Nicola guardò la sorella di sua madre e si trattenne a stento dal dire qualcosa di brutto.
Gli ospiti non avevano nemmeno finito il caffè, e lei aveva già tirato fuori tre contenitori di plastica dalla borsa.
Erano pronti per l’evacuazione del cibo, come sempre.
Sul piatto grande restavano ancora dei pezzi di arrosto, poco distante insalate e una torta quasi intera, bellissima, mai toccata.
– Zia Rosanna, non abbiamo ancora preso il caffè – le ricordò Nicola. – Aspetti almeno la fine della serata.
– Vi disturbo forse? Bevete il vostro caffè. Io prendo solo un po’, per Giulia, che dopo il turno deve mangiare qualcosa.
Giulia aveva ventinove anni.
Viveva da sola e guadagnava bene, tanto da poter mantenere non solo se stessa ma un intero palazzo.
Rosanna allungò la mano verso la carne, ma Renato, il padre di Nicola, spostò il piatto verso gli altri ospiti.
– La gente sta ancora mangiando. Quando se ne vanno tutti, vediamo cosa resta.
– Renato, ti dispiace un pezzo di carne? – si offese la zia, come se l’avessero derubata.
Nicola notò la madre, Carla, abbassare gli occhi.
Carla cercava sempre di non vedere le abitudini della sorella minore.
Meglio chiudere un occhio che litigare, diceva sempre.
Bastava che qualcuno in famiglia si arrabbiasse, e lei subito chiedeva di non essere avari, di non rovinare i rapporti per del cibo.
Succedeva così quasi a ogni festa di famiglia.
Rosanna arrivava con una scatola di cioccolatini da discount, o a mani vuote, ma si sedeva sempre prima di tutti.
Scegliendo i pezzi migliori, chiedendo di passarle le insalate, e dopo cena tirava fuori i contenitori come un prestigiatore col cilindro.
Una volta aveva preso metà torta prima ancora che i padroni di casa la tagliassero.
Un’altra volta aveva chiesto di impacchettare quattro porzioni calde, dicendo che Giulia voleva offrirle alle amiche.
Renato quella volta si era arrabbiato molto, ma la moglie lo aveva trascinato in cucina.
– Renato, non cominciare davanti a tutti, per favore! Rosanna si offenderà, starà zitta un mese.
– Che stia zitta un anno! Perché dobbiamo mantenere anche sua figlia adulta?
– Dai, lascia stare, tanto il cibo resterebbe comunque. Che male c’è? Lasciala prendere.
Nicola taceva solo per la madre.
Il fratello minore, Marco, cercava anche lui di non impicciarsi, anche se dopo ogni festa borbottava che la zia si portava via nella borsa più di quanto mangiassero tre ospiti insieme.
Si avvicinava il sessantesimo compleanno della madre.
Nicola decise di regalarle qualcosa di davvero speciale, risparmiando per mesi, come un vero cacciatore di tesori.
In gioielleria scelse orecchini d’oro con pietre chiare, delicate.
Marco vide la foto sul telefono e si accese: trovò nel catalogo un pendente della stessa serie, in piena solidarietà fraterna.
Mentre la madre, con le dita tremanti, si metteva gli orecchini, Marco le porse il pendente.
Vedendo che formavano un completo, Carla si commosse, abbracciò i figli e cominciò a lamentarsi che avevano speso troppo.
– Fammi vedere – Rosanna strappò senza cerimonie le scatolette.
Osservò a lungo il marchio, grattò la chiusura con l’unghia, come un’esperta di antiquariato.
– Avete spesso una fortuna? Sono pietre vere o vetro?
– È oro, c’è scritto sul cartellino – tagliò corto Nicola. – L’importante è che piaccia alla mamma.
La zia guardò la sorella, poi con un sorrisetto si voltò verso il nipote.
– Allora, Nicola. Tra tre mesi ho il mio compleanno. Aspetto lo stesso completo. Però le pietre devono essere verdi, smeraldi! Mi staranno bene con gli occhi, sarò come una regina del bosco.
Sulla tavola scese un silenzio pesante, da tagliare col coltello.
Nicola pensò prima fosse una battuta stupida, ma la zia girava sul serio tra le mani la scatola altrui.
– Perché dovrei comprarvi dell’oro? – chiese lui diretto.
– Come, “perché”? – Rosanna alzò le sopracciglia sorpresa. – Sono la sorella vera di tua madre! Anch’io merito regali costosi, non sono più una ragazzina, sono una signora importante.
Nicola ripensò ai compleanni della sua infanzia.
Dalla zia riceveva di solito calzini, una tazza, o un pacco di biscotti scaduti.
Al diciottesimo compleanno era arrivata con un biglietto vuoto, e poi gli aveva chiesto di portarla dall’altra parte della città: la benzina gli era costata più del suo “augurio”.
Ma adesso parlava con tale arroganza, come se avesse pagato lei i suoi studi.
– Lei non è mia madre – disse Nicola fermo. – I regali ve li scelgano i vostri cari, non sono un Babbo Natale gratuito.
– Giulia adesso ha difficoltà – si giustificò immediatamente la zia. – Non chiederò oro a mia figlia. Ma tu sei un ragazzo con i soldi, potresti avere un po’ di rispetto per gli anziani, non sono un’estranea.
La madre cercò di smussare gli angoli, anche se dal viso si vedeva il disagio.
– Rosanna, dai, basta scherzare. Ordiniamo il caffè, portano la torta, non vede l’ora.
– Quali scherzi, Carla? A tua madre l’oro, e la zia la lasci senza niente? Aspetto il completo per il compleanno! Anche Marco contribuisca, visto che siete tutti così ricchi qui.
Marco posò la forchetta e sbuffò.
– Perché dovremmo finanziare i suoi capricci? Non siamo miliardari.
– Perché i parenti devono trattare tutti allo stesso modo! A Carla orecchini e pendente! Beh, se non volete regalare, allora il pendente lo riprendo! Carla, a te bastano gli orecchini!
Rosanna allungò la mano senza cerimonie proprio verso il collo della sorella, come se togliesse un gioiello da una vetrina.
La madre si ritrasse.
Nicola scattò: tutta l’insofferenza accumulata negli anni esplose come champagne da una bottiglia rovesciata.
– Ora sta davvero cercando di togliere a mia madre un regalo? – Nicola bloccò la mano della zia. – Le ha mai regalato qualcosa più costoso di questi strofinacci da cucina?
– Non essere maleducato! – tuonò Rosanna. – Io ho entrate diverse, non tutti possono andare in giro con l’oro. E poi, l’importante è il pensiero!
– Però sa contare benissimo i soldi degli altri. Arriva a ogni festa a mani vuote, si riempie la bocca prima di tutti, e poi porta via il cibo nei contenitori, come al magazzino!
– E ti nascondi sempre dietro a Giulia, che è una cavalla adulta capace di comprarsi la cena da sola, non è un neonato!
Il viso della zia si macchiò di rosso.
Spinse via la sedia con fragore e si voltò verso la sorella.
– Carla! Senti come mi parla questo moccioso? Zittiscilo! Ti sta facendo vergognare davanti a tutti!
La madre guardava confusa, dal figlio alla sorella.
Nicola si bloccò, aspettando il solito: “Nicola, dai, basta, non insistere…”
Ma a quel punto parlò il padre.
– Nicola ha ragione – disse con fermezza. – Ho taciuto solo per Carla. Tu vieni da noi non come una parente, ma come in una mensa gratuita con asporto incluso, e pure con le pretese.
– Ah, siete d’accordo? Vi siete alleati? – Rosanna si voltò verso il nipote minore. – Anche tu cominci a contare quanti pezzi ho mangiato?
– Posso ricordarle come ha portato via il cibo dalla mia festa prima ancora che gli ospiti si sedessero – borbottò Marco. – E poi ha pure fatto il broncio perché non le avevamo dato tutta la torta.
– Ingrati! – strillò la zia. – Carla, chi hai cresciuto? Nessun rispetto per gli anziani!
Strappò la borsa, tirò fuori i contenitori di plastica e cominciò furiosamente a raccogliere il cibo, come a salvarlo da un incendio.
– Se vi disturbo, almeno porto il cibo a Giulia! Lei non ha colpa!
Nicola si avvicinò con calma, prese il contenitore e rovesciò la carne sul piatto, con l’aria di chi restituisce la refurtiva.
– Oggi è il compleanno di mamma, non un punto di distribuzione alimentare! Non porterà via niente da qui, solo i suoi rancori.
– Ridammelo, incapace! – gridò Rosanna. – Mi avete umiliata, privata del regalo, e adesso mi fate pure morire di fame? Ridammi quella carne, era per Giulia!
Gli ospiti seduti sembravano paralizzati, qualcuno tratteneva a stento le risate: lo spettacolo era meglio di una fiction.
Nicola guardò la madre, temendo che scoppiasse a piangere.
Ma la madre lentamente si sfilò la collana, mise con cura il pendente nella scatolina di velluto, e alzò gli occhi sulla sorella.
– Sai, Rosanna… sono stanca. Stanca di contare, ogni festa, quanto cibo riesci a far sparire nelle tasche.
– Stanca di far zittire marito e figli perché sopportino i tuoi capricci, solo per non litigare. Nicola ha ragione! Hai preso la nostra gentilezza per debolezza.
La zia si bloccò.
Non si aspettava una reazione così dalla sorella sempre accomodante: un fulmine a ciel sereno.
– Tu… tu stai dalla loro parte? Sono tua sorella di sangue!
– Non mi sono estranei, Rosanna. Sono mio marito e i miei figli! Prendi le tue cose e vattene, prima che chiami la sicurezza.
– Almeno datemi il cibo caldo per la bambina! – chiese ancora, più piano ma sempre rabbiosa.
Il padre tirò fuori il telefono in silenzio, chiamò un taxi, poi le spinse davanti un sacchetto con dei tovaglioli.
– Prendi la tua borsa e questa roba. Il resto resta sul tavolo, non è per te.
– Non metterò più piede in casa vostra! Taccagni! – sputò la zia, afferrando le sue cose come se bruciassero.
La porta del ristorante si chiuse con un tonfo.
La madre guardò ancora per qualche secondo l’uscita, sospirò pesantemente, come se si fosse liberata di un peso enorme.
– Mamma, scusa – disse piano Nicola, sedendosi vicino. – Non volevo rovinarti la festa. Ma, insomma, era troppo: come una pentola che bolle senza coperchio.
– Non hai rovinato niente, figlio mio – sorrise debolmente, carezzandogli la mano. – Ero io ingenua, dovevo metterla al suo posto prima. Almeno ora mangiamo la torta in pace.
Pochi giorni dopo la zia si presentò come se niente fosse successo.
Nicola era in cucina quando il telefono della madre suonò, e dall’altoparlante arrivò forte:
– Carla, ciao. È rimasto qualcosa dal compleanno? Giulia ha di nuovo fame.
La madre chiuse gli occhi, respirò, ma questa volta la voce non tremò nemmeno.
– Rosanna, anche se fosse rimasto qualcosa, a te non lo darei. Vieni a trovarci solo quando imparerai a rispettare chi ti ospita, e non a vedere la nostra casa come un ristorante gratuito con consegna a domicilio.
Per il compleanno della zia, Nicola mandò solo un messaggio breve, asciutto come una foglia d’autunno.
Nessun oro, ovviamente: nessuno ci pensò nemmeno.
Rosanna aspettò a lungo di essere invitata alla prossima festa di famiglia, ma la madre l’aveva semplicemente tolta dalla lista.
E forse resterà così per sempre, finché non imparerà a comportarsi come una persona.
Qualche cucchiaio di orgoglio non riempie mai il piatto vuoto.