A cinquantacinque anni mi sono innamorata di un uomo più giovane di me di quindici anni, solo per scoprire una verità sconvolgente storia di oggi
Non appena avevo iniziato a credere nei nuovi inizi, un solo attimo ha distrutto ogni certezza.
Pur avendo abitato qui per decenni, il mio salotto mi sembrava estraneo.
Avevo cinquantacinque anni e stavo davanti a una valigia aperta, domandandomi come la mia vita mi avesse portato fin lì.
Come siamo finiti qui? sussurro, tenendo in mano la tazza scheggiata con la scritta Per sempre insieme prima di posarla da parte.
Passo la mano sul divano. Addio, caffè della domenica e discussioni sulla pizza.
I ricordi ronzano nella testa come ospiti indesiderati cui non riesco a chiudere la porta in faccia.
Nella camera da letto il vuoto è ancora più palpabile. Laltro lato del letto mi fissa come un rimprovero silenzioso.
Non guardarmi così, borbotto. Non è solo colpa mia.
Fare le valigie diventa una ricerca di ciò che conta ancora davvero. Il mio portatile sul tavolo sembra un faro.
Almeno tu sei rimasto con me, dico, accarezzandolo.
Dentro cè il mio romanzo incompiuto, su cui lavoro da due anni. Non è ancora pronto, ma è miola prova che non mi sono del tutto persa.
Poi arriva un messaggio da Bianca:
Ritiro creativo. Isola calda. Nuovo inizio. Vino.
Ovviamente vino, sorrido.
Bianca ha sempre saputo trasformare i disastri in inviti irresistibili.
Lidea è ardita ma forse è proprio ciò di cui ho bisogno.
Controllo la mia conferma per il volo. La vocina interiore non smette di bisbigliare.
E se non mi piacerà? E se nessuno mi accetta? E se cado in acqua e mi mangiano gli squali?
Poi, un altro pensiero.
E se invece mi piacesse?
Respiro profondamente e chiudo la valigia. Beh, si parte.
Ma non stavo scappando. Andavo incontro a qualcosa di mai provato.
Lisola mi accoglie con una brezza tiepida, il ritmo delle onde che si infrangono sugli scogli.
Per un momento chiudo gli occhi e respiro a fondo, lasciando che laria salmastra mi riempia i polmoni.
Ecco quello di cui avevo davvero bisogno.
Ma il silenzio dura poco. Quando arrivo al ritiro, la quiete lascia spazio alla musica alta e alle risate sonanti.
Per lo più giovani tra i venti e i trentanni, sdraiati su pouf colorati, con drink più simili a ombrellini che a liquidi.
Non è certo un convento, mi sfugge.
Un gruppo vicino alla piscina ride così forte che un gabbiano si leva in volo spaventato. Sbuffo.
Rivelazioni creative, eh Bianca?
Appena tento di ritirarmi allombra, Bianca mi si materializza davanticapello spettinato, cappello messo male, spritz in mano.
«Giulia!» esclama come se non ci fossimo sentite ieri. «Non ci credo che sei qui!»
«Già mi pento,» borbotto, ma un mezzo sorriso mi compare sulle labbra.
Ma dai! insisto, facendo un gesto di resa.
«Qui succedono magie! Fidati, ti piacerà.»
«Speravo in qualcosa di più tranquillo,» alzo un sopracciglio.
«Ma che sciocchezze! Devi conoscere gente, assorbire energia! E poi» mi prende per mano «devi assolutamente conoscere una persona.»
Prima che possa protestare, mi trascina tra la folla.
Mi sento come una mamma stanca a una recita scolastica, impegnata a non inciampare nelle infradito sparse.
Ci fermiamo davanti a un uomo che, giuro, sembra appena uscito dalla pubblicità di una crema solare.
Pelle dorata, sorriso rilassato, camicia di lino bianca sbottonata quanto basta per sembrare intrigante ma non volgare.
Giulia, lui è Matteo, esclama Bianca con lo stesso slancio di chi combina un matrimonio reale.
Piacere di conoscerti, Giulia, dice lui, voce soffice come la brezza marina.
Il piacere è mio, rispondo, sperando che lagitazione non sia troppo palese.
Bianca brilla come se avesse appena vinto al Superenalotto.
Anche Matteo scrive. Quando ha sentito parlare del tuo romanzo, non vedeva lora di conoscerti.
Arrossisco. «Oh, non è ancora pronto.»
Non importa, ribatte lui. Solo il fatto che tu ci abbia lavorato per due anni è straordinario. Mi piacerebbe ascoltarti.
Bianca sorride con malizia e si allontana. Voi due fate conoscenza. Torno subito con altri spritz!
Vorrei odiarla. Eppure, dopo pochi minutitra il fascino di Matteo e la magia del vento marino che mi scompiglia i pensieriaccetto linvito per una passeggiata.
Dammi solo un attimo, dico, sorprendendomi.
In camera rovisto nella valigia, tiro fuori il vestito estivo più bello che ho.
Perché no? Se devo buttarmi, almeno lo faccio con stile.
Quando torno, Matteo mi aspetta già. Pronta?
Annuisco e provo a sembrare serena, anche se dentro sento un brivido nuovo.
Portami dove vuoi.
Mi porta in angoli dellisola che la confusione del ritiro non tocca.
Una spiaggetta nascosta con unaltalena attaccata a una palma, un sentiero segreto che porta a una scogliera da brividoposti che non trovi su nessuna guida turistica.
Hai un dono, rido.
Per cosa? chiede, sedendosi sulla sabbia.
Per farmi dimenticare che qui, in realtà, mi sento un pesce fuor dacqua.
Il suo sorriso si fa tenero. Forse non sei così fuori posto come credi.
Parlando con lui, rido come non facevo da mesi.
Mi racconta dei suoi viaggi, della sua passione per la scritturale affinità con le mie.
La sua ammirazione per il mio romanzo sembra sincera, e quando scherza che un giorno appenderà il mio autografo in salotto, sento un calore antico riaccendersi.
Ma dietro il sorriso, qualcosa mi turbava.
Uninquietudine lieve, difficile da spiegare.
Sembrava tutto troppo perfetto.
La mattina dopo, mi sveglio spinta da entusiasmo.
Mi stiracchio: la testa piena di idee per il prossimo capitolo.
Oggi è la giornata giusta, mi sussurro, afferrando il portatile.
Le dita scorrono rapide sui tasti.
Ma quando il desktop compare, il cuore mi si ferma.
La cartella dove conservavo il romanzodue anni di notti interminabilinon cè più.
Perlustro disperata tutto il disco fisso sperando di trovarla nascosta, per sbaglio.
Niente.
«Che strano,» mi dico.
Il computer è lìma il mio lavoro più prezioso è svanito.
«Calma, non farti prendere dal panico,» mormoro, stringendo il bordo della scrivania.
«Forse lavevo salvata su una chiavetta»
Ma so che non è così.
Esco dalla camera e vado diritta da Bianca.
Mentre percorro il corridoio, sento delle voci basse.
Mi fermo, il cuore in gola.
Mi avvicino alla porta socchiusa di una camera vicina.
«Basta proporlo alla casa editrice giusta?»la voce è di Matteo.
Mi gela il sangue.
È davvero lui.
Tra la fessura vedo Bianca, chinata in avanti, la voce melliflua da cospiratrice.
«Il tuo manoscritto è stupendo,» dice Bianca, con voce dolce come il miele.
«Lo presenteremo come fosse mio. Lei non si accorgerà mai di niente.»
Un nodo in gola: rabbia, tradimento ma soprattutto delusione.
Matteo, che mi aveva fatto ridere e ritrovare fiducia, era coinvolto.
Senza farmi vedere, torno in camera.
Apro di scatto la valigia e butto tutto dentro in fretta.
«Questo doveva essere il mio nuovo inizio,» sussurro.
Non piango.
Ho già smesso di credere nei secondi inizi.
Quando lascio lisola, il sole splende in modo quasi offensivo.
Non mi volto indietro.
Non serve.
Dopo qualche mese la libreria è gremita, il brusio delle voci riempie laria.
Sono sul palco, stretta alla mia copia del romanzo, cercando di fissare solo i volti sorridenti davanti a me.
«Grazie a tutti per essere venuti oggi,» dico con voce ferma, nonostante le emozioni che mi montano dentro.
«Questo libro rappresenta molti anni di fatica e un viaggio che non avevo previsto.»
Gli applausi sono caldi, eppure fanno male.
È la mia conquista, sì, ma il sentiero che porta qui è stato duro.
Il tradimento ancora brucia dentro me.
Quando la fila per gli autografi è finita, lultimo cliente esce; mi accascio stanca in un angolo della libreria.
Solo allora noto il biglietto, piegato piccolo, poggiato sul tavolo.
Mi devi un autografo. Caffè allangolo, se trovi tempo.
La calligrafia è inconfondibile.
Mi si ferma il cuore.
Matteo.
Fisso la nota, sul confine tra curiosità, rabbia e qualcosaltro che ancora non so definire.
Per un attimo vorrei solo gettarla via.
Invece respiro a fondo, prendo il cappotto ed esco in strada verso il caffè.
Lo individuai subito.
Abbastanza coraggioso lasciarmi un biglietto del genere, dico sedendomi davanti a lui.
Coraggioso o disperato? risponde con una smorfia.
Non sapevo se saresti venuta.
Nemmeno io lo sapevo, ammetto.
Giulia, devo spiegarti cosa è successo sullisola…
Inizialmente non conoscevo le vere intenzioni di Bianca.
Pensavo fosse tutto per il tuo bene.
Quando ho capito cosaveva in mente davvero, mi sono impadronito della chiavetta USB e te lho spedita.
Resto in silenzio.
Quando lei mi ha coinvolto, diceva che tu fossi troppo timida per pubblicare da sola, continua Matteo.
Aggiungeva che non credevi davvero nel tuo talento, che qualcuno doveva fare il passo e portare la tua storia al pubblico.
Pensavo davvero di aiutarti.
«Aiutarmi?!» sbotto.
«Mi hai preso il romanzo alle spalle!»
Allinizio non mi sembrava così.
Poi ho capito tutta la verità e ho preso la chiavetta, ma ormai te ne eri andata.
Quello che ho sentito non era la realtà, allora?
Esatto. Giulia, quando ho capito tutto, ho scelto te.
Lascio il silenzio farsi largo tra noi.
Ma non provo più rabbia.
Bianca è svanita, io ho pubblicato il romanzo alle mie condizioni.
Lo sai? Ti ha sempre invidiata, aggiunge Matteo, alla fine, in un sussurro.
Alluniversità si sentiva oscurata da te.
Questa era la sua occasione, ma ne ha abusato.
E ora?
È sparita. Ha reciso ogni contatto con me.
Non ha accettato le conseguenze quando mi sono rifiutato di sostenere la sua bugia.
Hai preso la decisione giusta.
Per me vale.
Significa che posso avere una seconda possibilità?
Un appuntamento, rispondo, alzando un dito.
«Non sprecarlo.»
Il sorriso gli si allarga sul volto.
«Promesso.»
Quando usciamo dal caffè, mi accorgo che sto sorridendo anchio.
Da quellappuntamento ne è nato un altro. Poi un altro ancora.
E a un certo punto mi sono innamorata di nuovo. Stavolta non da sola.
Quello che era cominciato come un tradimento è diventato un rapporto fatto di comprensione, perdono esìdi amore.




