A Capodanno è venuta la vicina: – Posso fermarmi da voi per mezz’oretta? Non ci hanno dato lo stipendio. A casa è vuoto, nemmeno qualcosa per il tè ai bambini. Sono qui sola con i ragazzi, loro desiderano tanto una festa…

Sai, ti racconto come è andata il nostro Capodanno, ancora не riesco поверить, что такое случилось…
Poco prima della mezzanotte, la nostra vicina, Anna, è venuta a bussare alla porta: Posso stare da voi per una mezzoretta?
Non hanno dato lo stipendio, a casa non cè niente, nemmeno qualcosa per i ragazzi da mettere sotto i denti.
Sono sola con i miei figli, e loro vorrebbero un po di festa
Io, Lucia, ero lì davanti ai fornelli, soddisfatta mentre guardavo la mia anatra agli agrumi appena uscita dal forno.
Laroma era così intenso che ti veniva voglia di chiudere gli occhi e respirare a pieni polmoni.
Dalla mattina seguivo la cottura, le marinature, i tempi non mi sono spostata un attimo!
Il risultato era proprio perfetto.
Marco, vieni a vedere! ho chiamato mio marito.
È sbucato dalla sala, ha fischiato e annuito con un sorriso:
Lucia, sembra una roba da ristorante!
Eh, quanti complimenti! ho ribattuto, compiaciuta.
Ora la sistemo sul piatto grande, la decoro: farà un figurone.
Ho posato lanatra sul grande piatto di ceramica, sistemato le fette darancia attorno, un po di rosmarino fresco.
Ti giuro, sembrava la copertina di una rivista di cucina.
La tavola imbandita: insalata russa, insalata di barbabietola, quella greca con feta e olive, tartine col salmone e con caviale, affettati di formaggi stagionati e salumi, un bel cesto di frutta uva e kiwi.
Su un vassoio a parte, cotolette fatte in casa e patate.
Ma che facciamo, apriamo una sala ricevimenti? ha scherzato Marco.
Ma no, ho risposto tranquilla, voglio solo festeggiare il Capodanno come si deve Abbiamo lavorato come matti per un anno, ce lo meritiamo.
Lui mi ha abbracciato:
Giusto.
Era un pezzo che non celebravamo così.
Infatti, negli ultimi anni ci siamo sempre limitati: il risparmio era tutto per la ristrutturazione.
Ora finalmente la casa era a posto, lo stipendio sicuro, potevamo concederci una vera festa.
Ho apparecchiato con cura, ho tirato fuori i bicchieri di cristallo che di solito rimanevano chiusi nel mobile.
Volevo che tutto fosse elegante e festivo, insomma, una serata speciale.
Alle dieci di sera il tavolo era pronto.
Ci siamo cambiati, seduti luno di fronte allaltra, Marco ha versato da bere.
Allora, un brindisi a noi?
A noi!
Abbiamo brindato.
Ho assaggiato linsalata era buonissima.
Marco si è servito lanatra e ha chiuso gli occhi dal piacere:
Mamma mia che bontà!
Lucia, sei una maga!
Mi sentivo felice.
La tavola, latmosfera, la tranquillità, il tempo da condividere era davvero una fortuna.
Alle undici precise, suona il campanello.
Ci lanciamo uno sguardo: chi sarà a questora?
Marco va ad aprire.
Sulla porta cè Anna, la vicina, coi suoi due figli.
Sembrava provata, con gli occhi rossi e stanchi.
Scusate, Marco così allimprovviso posso stare da voi un po, davvero sto male
Cosè successo? chiede lui, preoccupato.
Tutto È che non hanno pagato lo stipendio.
Lavoravo in nero, sai come va, mi hanno fregato prima delle feste.
A casa non cè nulla, nemmeno un biscotto.
Le amiche dovevano passare, ma sono rimasta sola.
I ragazzi vorrebbero la festa
I figli erano magrolini, con maglioni consumati, molto timidi.
Marco era impacciato.
Mandarli via nella notte di Capodanno, con i figli, non si poteva proprio.
Entrate, vi chiamo Lucia.
Quando sono uscita dalla cucina e ho visto la scena, ho capito subito che la serata tranquilla era finita.
Ciao Anna e ciao ragazzi.
Lucia, scusa se siamo entrati così, ma davvero non avevamo altro posto Possiamo fermarci solo venti minuti?
Ho guardato i ragazzi.
Silenziosi, lo sguardo fisso sulla cucina, dove arrivava il profumino.
Venite al tavolo, ho sospirato.
Appena seduti, è iniziato il circo.
Mamma guarda quanta roba! ha esclamato il maggiore.
Si può provare il caviale? il più piccolo già allungava la mano.
Sedetevi, ho detto un po secca.
Si sono messi a tavola.
Il maggiore ha preso una coscia danatra a mani nude:
Signora Lucia, posso?
Non ha aspettato la risposta: già aveva morso.
Il piccolo attaccato alle tartine col caviale.
È buonissimo! si è illuminato.
Mamma, posso averne ancora?
Anna non li ha fermati, anzi riempiva i loro piatti:
Mangiate, ragazzi, mangiate.
A casa abbiamo solo pasta, almeno qui mangiate bene.
I ragazzi mangiavano in fretta, affamati.
Il maggiore ha fatto fuori mezzo insalata russa, il piccolo la scorta di caviale.
Poi hanno proseguito con salumi, formaggi, prosciutto.
In pochi minuti, tutte le portate erano sparite.
Io ero incredula, come fossi fuori dal corpo.
Marco cercava di sdrammatizzare:
Eh, che appetito avete!
Ma nessuno lo ascoltava.
Erano già sullanatra: pezzi grossi sparivano uno dopo laltro.
Cè del pane? chiede il maggiore.
Senza parlare, ho portato il pane.
Hanno subito fatto panini.
Anna era spudorata: si serviva insalate, anatra, cotolette.
Scusateci, davvero, ma capite i ragazzi sono affamati, diceva con la bocca piena.
Dopo venti minuti di questa invasione, il nostro tavolo era svuotato.
Salate, anatra, caviale, formaggi, salumi, frutta: tutto divorato dagli ospiti.
Sono rimasta immobile, con lo sguardo perso nel vuoto.
Due giorni di cucina, soldi spesi, energia e speranze per un Capodanno tranquillo tutto andato.
Quando mancava un quarto a mezzanotte, Anna si è alzata:
Dobbiamo andare.
Grazie davvero!
Ci avete salvato!
I ragazzi si sono alzati anche loro.
Il piccolo ha afferrato un pasticcino sulla strada:
Posso portarlo a casa?
Prendi pure, ho risposto, senza nemmeno guardarlo.
Se ne sono andati, augurando buone feste di cortesia.
Chiusa la porta, io e Marco eravamo lì in cucina, guardando ciò che era rimasto della nostra tavola festiva.
Solo briciole, insalatiere vuote, frutta sparita al punto che erano rimasti appena due mandarini.
Hai visto? ho sussurrato.
Ho visto ha risposto Marco, con lo stesso tono.
In mezzora hanno mangiato tutto.
Tutto quello che ho preparato in due giorni.
Lucia
Non hanno nemmeno ringraziato davvero.
Solo messo le mani, masticato, e chiesto ancora.
Marco mi ha abbracciato.
Non piangevo, solo guardavo le piatti vuote, cercando di capire.
Allo scoccare della mezzanotte abbiamo brindato, ma la festa era ormai rovinata.
Il giorno dopo ho sistemato in cucina, lavato piatti, rimesso via quel poco che restava insomma, i resti.
Marco, ho detto, capisco che la gente può avere difficoltà.
Capisco lo stipendio non dato.
Ma perché Anna non ha fermato i ragazzi?
Perché non ha detto Basta, non è roba nostra?
Non so,” ha scrollato le spalle.
“Forse erano davvero affamati.”
Affamati è una cosa, lingordigia è unaltra, ho risposto.
Non mangiavano, prendevano come se la prossima volta non avessero da mangiare mai più.
Marco taceva, io ho continuato:
E Anna finge di essere sfortunata, sospira, ma ai suoi figli continuava a passare i piatti: Mangiate, bambini.
E a noi non ha pensato?
Cosa avremmo mangiato poi?
La sera del primo gennaio ho trovato Anna sulle scale.
Mi sorrideva allegra:
Lucia, buon anno!
Grazie ancora per lospitalità!
Lho guardata e dentro di me si è rotto qualcosa.
Ciao, ho risposto secca, e sono andata via.
Anna mi ha guardato stupita.
Ho portato fuori la spazzatura, tornata in casa.
Lhai incontrata? chiede Marco.
Sì.
E allora?
Non ci parlerò più.
Si cerchi altri sponsor.
Passa una settimana.
Ho incrociato Anna più volte nellascensore e sul pianerottolo.
Ogni volta ho evitato, fatto finta di niente.
Lei provava a parlare io silenziosa.
Lucia, basta essere arrabbiata? mi dice Marco una volta.
Non sono arrabbiata, rispondo tranquilla.
Ho capito: la compassione è un consiglio pessimo.
Abbiamo avuto pietà, li abbiamo fatti entrare.
In cambio, tavola vuota e festa rovinata.
Ma davvero era una situazione difficile
Marco, lo fisso seria, le difficoltà non danno diritto a perdere il rispetto.
Si può chiedere un po di tè, qualcosina.
Loro hanno spazzato via tutto.
Nemmeno una scusa vera.
Marco sospira, discuterci era inutile.
Sono passati dei mesi.
Il rapporto con Anna è rimasto freddo, salutavo senza sorriso, a volte evitavo proprio.
Anna si lamentava con gli altri che “Lucia è diventata snob,” ma a me non importava.
Quella notte di Capodanno non la dimenticherò mai: il tavolo svuotato, le facce soddisfatte dei nostri ospiti indesiderati e la sensazione di vuoto dentro.
E ho deciso: mai più aprire la porta a chi confonde la generosità con la possibilità di approfittare.

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A Capodanno è venuta la vicina: – Posso fermarmi da voi per mezz’oretta? Non ci hanno dato lo stipendio. A casa è vuoto, nemmeno qualcosa per il tè ai bambini. Sono qui sola con i ragazzi, loro desiderano tanto una festa…