A CASA…DAL MIO BAMBINO…

No, adesso non è il momento di venire. Pensa, mamma, la strada è lunga, tutta la notte in treno, e non sei più giovane. A che serve tutto questo? E poi è primavera, avrai tanto da fare in giardino mi dice il figlio.
Figlio mio, perché no? Non ci vediamo da tanto tempo. Inoltre, voglio conoscere la tua sposa, come si dice, è importante avvicinarsi alla nuora gli rispondo sinceramente.
Allora aspettiamo fino alla fine del mese; arriveremo tutti per Pasqua, così avremo molti giorni liberi mi tranquillizza Alessandro.

Onestamente, ero pronta a partire, ma ho creduto alle sue parole e ho deciso di restare a casa ad aspettarlo. Nessuno è venuto. Ho chiamato Alessandro più volte, ma lui non rispondeva; quando ha richiamato, mi ha detto di essere troppo occupato e che non dovevo più aspettarlo. Sono rimasta molto amareggiata. Mi stavo preparando per larrivo del figlio e della nuora. Si è sposato sei mesi fa e io non lavevo mai vista.

Alessandro lho concepito, come si dice, per me. Avevo trentanni, non mi ero mai sposata, così ho deciso di avere un bambino. Forse è stato un peccato, ma non lho rimpianto mai, anche se le difficoltà erano tante: niente soldi, vivevamo a malapena. Ho lavorato a più posti per garantire al figlio tutto il necessario.

Il ragazzo è cresciuto e ha deciso di studiare a Roma. Per aiutarlo nei primi mesi, mi sono spostata a lavorare in Polonia, inviandogli regolarmente i soldi per le tasse e lalloggio. Il mio cuore materno era felice di poterlo sostenere. Alessandro, al terzo anno, ha iniziato a guadagnare da solo e, una volta laureato, ha trovato un lavoro stabile.

Tornava a casa solo una volta lanno, e io non ero mai partita da Napoli. Quando ha annunciato che si sarebbe sposato, ho iniziato a mettere da parte i risparmi: 1500 euro. Sei mesi fa, Alessandro mi ha telefonato con la notizia tanto attesa: Mamma, non vieni, perché adesso ci facciamo solo i voti, il matrimonio vero lo faremo più tardi.

Mi sono sentita delusa, ma ho accettato. Alessandro mi ha presentato la nuora via videochiamata. È bellissima, ricca, e suo padre è un imprenditore benestante. Non mi resta che gioire per lui.

Passano i giorni e Alessandro non viene, né mi chiama. Non vedo lora di incontrare la nuora e abbracciare il figlio, così compro i biglietti del treno, preparo il cibo casalingo, inforno il pane, prendo qualche rotolo di pane secco e parto. Prima di salire, gli telefono.
Ma dove vai, mamma? Sono al lavoro, non ti posso incontrare. Prendi un taxi, e basta mi risponde Alessandro.

Arrivo a Roma al mattino, chiamo un taxi e rimango sorpresa dal prezzo. Dallauto scorgo le bellezze della città, le colonne e i tetti rossi. La nuora mi apre la porta, non sorride, non mi stringe la mano, ma mi indica frettolosamente la cucina. Alessandro è già uscito per lavoro.

Inizio a sistemare le mie borse: patate, barbabietole, uova, mele secche, funghi sottaceto, cetriolini, pomodorini, barattoli di marmellata. La nuora osserva in silenzio e poi dice che non servono, non mangiamo così, non cuciniamo a casa.
Che mangiate, allora? chiedo sorpresa.
Ci arriva la consegna ogni giorno, non mi piace cucinare perché poi lodore rimane in cucina per ore risponde Ilaria.

Prima che possa rispondere, entra in cucina il piccolo di tre anni e mezzo.
Vi presento mio figlio, Daniele dice la nuora.
Daniele? ripeto io.
No, Daniele, non Danilo. Non mi piace quando cambiano i nomi.
Va bene, Ilarì, allora. dico, cercando di non irritarmi.
E non mi chiamo Ilarì, sono Ilaria. Qui non si cambiano i nomi, ma non è che io lo sappia

Mi viene voglia di piangere, non per il fatto che il figlio abbia una moglie e un bambino, ma perché non mi ha detto nulla. Poi scopro un grande ritratto di nozze sul muro.
Ah, il matrimonio non è avvenuto? Almeno avete una bella foto provo a cambiare discorso.
Come non è avvenuto? Cerano 200 invitati, solo tu non ceri, Alessandro ha detto che eri malata. Forse è stato meglio così commenta Ilaria.

Mi offre una tazza di tè e qualche fetta di formaggio pregiato, colazione per lei. Io, però, ho bisogno di una colazione sostanziosa dopo il viaggio. Decido di friggere le uova e tagliare il pane, ma Ilaria mi vieta di farlo per lodore. Rifiuta anche il pane, dicendo che loro e Alessandro seguono una dieta salutare.

Non voglio più mangiare; è doloroso che Alessandro non mi abbia invitata al suo matrimonio, a cui ho risparmiato per anni. Prendo il tè, ma Ilaria resta in silenzio, un silenzio innaturale. Il bambino si avvicina, vuole abbracciarmi, ma Ilaria alza la mano, non è permesso, non sappiamo cosa hai portato.

Gli dò una barattolo di confettura di lampone per i pancake, ma Ilaria lo strappa dalle mie mani.
Quante volte devo dirti? Siamo a dieta, non mangiamo zucchero! mi rimprovera.

Sento le lacrime salire, non riesco a finire il tè. Scendo in corridoio, mi metto le scarpe; Ilaria non reagisce, non chiede dove vado. Esco in piazza, mi siedo su una panchina e lascio fluire il pianto. È la peggiore delusione della mia vita.

Dopo un po, vedo Ilaria portare fuori la spazzatura tutta la mia conserva. Non ho parole. Rimetto tutto in valigie, corro alla stazione. Per fortuna qualcuno ha perso un biglietto e riesco a comprarne uno per la sera.

Vicino alla stazione entro in una trattoria, prendo una zuppa di legumi, una fetta di carne arrosto, patate e insalata. Ho pagato tanto, ma almeno mangio qualcosa di buono. Ripongo le valigie in un armadietto, ho ancora qualche ora per girare Roma. La città mi piace, mi dimentico un po di tutto.

Nel treno non dormo, piango. È doloroso che Alessandro non mi abbia neanche chiamato per sapere dove sono. Speravo più nella neve di dicembre che nellaccoglienza del mio unico figlio, su cui ho riposto tutte le speranze, e scopro che per lui non sono più necessaria.

Ora mi chiedo cosa fare dei 1500 euro che ho messo da parte per il suo matrimonio. Restituirglieli e fargli sapere che una madre ha sempre pensato a lui? O tenerli, perché non li ha meritati?

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