Camminare per la nuova via
Michele Ferrara uscito dal cancello di un vecchio stabilimento di cuscinetti, stringeva in tasca un foglio di calcolo. Il cancello, dove si era fermato per trentadue anni, rimaneva deserto, come un buco nel solito percorso. Sui pioppi lungo il canale del Po scintillavano foglie gialle; il vento le strappava e le spingeva lungo la recinzione. Sapeva che il giorno dopo nessuno sarebbe più arrivato lì, che la guardia avrebbe continuato a fare il turno solo fino alla fine del mese, finché non avrebbero rimosso le macchine.
A casa, in un monolocale al sesto piano di un edificio di periferia, lo attendevano una tazza di tè ormai fredda e il silenzio del corridoio. Si sedette al tavolo, stese le bollette: gas, telefono, fondo per la ristrutturazione delledificio. Il denaro gli bastava per uno o due mesi; poi avrebbe dovuto decidere come pagare. Lagenzia per limpiego prometteva una maggiore tutela per i quasi pensionati, ma il suo curriculum di tornitoreoperatore non entusiasma gli imprenditori locali. Le trattenute sono alte, mi scusi, gli rispondevano sempre con cortesia.
Una settimana più tardi Michele si presentò al centro per loccupazione. La consulente aggiustò il tesserino e, con voce monotona, elencò le opzioni di riqualificazione per i 55+: guardia, addetto al magazzino, custode. Tra la carta cera un volantino lucido con scritte minime sui benefici approvati nel 2024. Protezione su protezione, ma le offerte erano zero. Uscì in strada, senza sapere dove andare, e si diresse verso il lungofiume. Lì un gruppo di adolescenti ascoltava una guida del centro provinciale parlare del magazzino di legno del mercante Lada. Michele si rese conto di conoscere quel luogo meglio di loro: suo bisnonno trasportava traversine lì, finché lincendio del 1916 non ridusse ledificio in cenere.
Quella sera tirò fuori dallarmadio un vecchio archivio di famiglia: cartoline, una pila di foto ingiallite, quaderni del nonno. Le pagine conservavano lodore di carta secca e polvere. In uno dei quaderni il nonno tracciava il percorso dalla stazione alla latteria: con i picchetti attraverso la valle di Ratin. Michele lo lesse di sfuggita e provò una lieve eccitazione. E se mostrasse la città come la ricordano i cortili vecchi, senza pretese, ma con onestà?
La domanda per lattestazione si può presentare entro marzo disse senza entusiasmo limpiegata del settore turistico, sistemando una brochure. Dopo quel termine lavorare come guida senza licenza sarà vietato, per legge nazionale. Ci sono programmi, ma i posti sono pochi da queste parti.
Michele porse il progetto preliminare della passeggiata: Stazione, Discesa Lada, Ruscello della Pelle. La donna annuì senza guardarlo: Lo lasci, lo valuteremo. Dieci minuti dopo era già nel corridoio a osservare le pareti scrostate. Il foglio con il percorso rimaneva sul tavolo, premuto da una graffetta.
Il giorno successivo uscì per la città con un quaderno. Al chiosco del pane, il vecchio saldatore Federico vendeva mele di campagna. Hai in mente unescursione? sbuffò lui. Alla gente serve lavoro, non storie. Michele annotò comunque: Il chiosco sorge sul posto della colonna antincendio degli anni 90, con fondazione in pietra verificare. La nota era labile, ma ogni riga gli dava senso alla giornata.
Al tramonto giunse alla biblioteca di Via Sociale, dove il lettore rimaneva aperto fino alle nove. La bibliotecaria anziana, Ginevra Bianchi, gli mostrò lo scaffale Storia locale, sospirando: Lo consultano raramente, solo gli studenti, e poi con prenotazione. Michele si immerse nei fascicoli: rapporto del consiglio comunale del 1914, almanacco Fiume e Porto. Date e cognomi cadevano a disordine, ma qualche dettaglio brillava: ad esempio, un ponte costruito dagli artigiani della fabbrica durò solo due anni a causa di una piena.
Tre settimane dopo tornò di nuovo allamministrazione. Con la mano stretta sul quaderno ormai pieno, il vice responsabile della cultura sfogliò le prime pagine e guardò il cellulare: Il nostro itinerario Centro Storico è approvato da tempo, il bilancio è già definito. I suoi dati interessanti, ma prima procuratevi il tesserino da guida. Provate in primavera, se aumentano i finanziamenti. Nel corridoio Michele sentì una mescolanza di irritazione e di ostinata determinazione. Se non gli ostacolavano la ricerca, allora continuava.
Una mattina di novembre, quando lerba era grigia di brina, incontrò in ingresso lex capomastro, Nino. Questultimo andava al cantiere come manovale e gli chiese: Ancora a correre dietro ai libri? Sì rispose Michele. Ci sono cose che non rendono profitto, ma aiutano a vivere. Nino scrollò le spalle, ma propose: Ti presto la macchina fotografica, potresti averne bisogno.
Nellarchivio comunale profumava di intonaco umido e calce fredda; i radiatori scaldavano a malapena. Michele sedeva in una giacca pesante davanti a una scrivania di truciolato, sfogliava i giornali Vita di Campagna del 1911. Le colonne sulle fiere si alternavano a notizie di portafogli smarriti. Con una matita segnò una nota sul lancio della conchiglia una linea di cavalli tirati che partiva dalla stazione fino alla piazza principale. I libri non ne parlavano. Forse la tratta era troppo breve per essere ricordata, ma quel minuscolo tassello cambiava limmagine della città.
A casa la sera il bollitore cominciò a cantare, mentre sullo schermo del portatile lampeggiava il prezzo dei corsi professionali: quattordici mila euro, anche con sussidio era caro. Tuttavia il pensiero del percorso non lo lasciava. Alla radio annunciavano che la regione si preparava alla neve: la prima decade di dicembre prevedeva un minimo di cinque gradi sotto zero. Michele alzò il colletto, tirò fuori dal mobile una vecchia cartellina per i documenti, così da non confondere nulla il giorno successivo.
Il cinque dicembre, mentre le prime fiocchi di neve danzavano sopra la piazza, era di nuovo da solo nellarchivio. Larchivista gli porse una scatola pesante di fotografie della fiera industriale prerivoluzionaria. Michele girò delicatamente le schede finché gli occhi non si posarono su unimmagine: un padiglione lucente, una folla con berretti, sullo sfondo un piccolo carro con la scritta Linea Laguna. I binari si estendevano verso la stazione, un vigile alto camminava sul marciapiede. Rimasero immobili. Né nei registri né nella monografia locale Linea Laguna cè voce di quella tratta e dunque era lui a tenere la prova della prima, per quanto breve, ramificazione tramviaria della città. Con cura mise la foto in una busta, la infilò nella tasca interna. Ora lescursione doveva partire, anche se tutto dovesse essere costruito da zero. Il ritorno alla vita precedente non era più possibile.
Finché la linea del tram esisteva solo in quel frammento, Michele sentiva di trasportare un intero vagone. Tornato dallarchivio non si diresse subito a casa, ma fece un salto in biblioteca: lo scanner funzionava bene, e Ginevra Bianchi non poneva domande inutili. Dopo cinque minuti la scheda si trasformò in un file nitido, sullo schermo comparve la data timbrata 20 luglio 1912. Confrontò nuovamente la scritta a mano Linea Laguna con la nota della conchiglia letta il giorno prima. Coincideva.
Quella sera inviò la foto al suo cellulare e la pubblicò nella chat cittadina Il nostro quartiere la nostra città: Ragazzi, qualcuno ha sentito parlare di questa linea? Sotto il post scrisse: Raccolgo materiale per unescursione. I primi commenti arrivarono subito emoticon, punti interrogativi, un cinico scrisse Photoshop. Ma al mattino il professore di storia, Paolo Tolcach, chiese una copia per il laboratorio, e lamministratore del gruppo propose di scrivere una breve nota.
Due giorni dopo il vice responsabile della cultura, lo stesso che aveva sfogliato il quaderno, lo chiamò. La voce era tesa ma cortese: Vorremmo vedere loriginale. Michele accettò di incontrarsi al municipio e portò la cartellina. Nella reception si sentiva il suono di una graffettatrice e lodore di linoleum vecchio. Il funzionario, guardando lorologio, chiese di tenere la scheda per verificare lautenticità, ma Michele rispose fermamente: Non posso lasciarla, ma posso mostrarla e fornire una scansione. Lostinazione pagò: gli proposero di iscriversi allincontro della commissione di attestazione, fissato per il 18 dicembre. Senza licenza, ricordò, sarebbe illegale incassare per le visite.
Mancava una settimana alla commissione. Al mattino Michele ricordava le macchine: ogni pezzo scivolava perfettamente nella sua scanalatura. Qui non cerano scanalature, ma cera logica: i dubbi altrui si colmavano con i fatti. Stampò il percorso, aggiunse una fermata al vecchio deposito e telefonò a Nino: Mi dovevi la macchina fotografica? Mi servirebbe. Domenica, sotto il fine crepitio della neve, percorsero tutto il tragitto dalla stazione al piccolo parco dove un tempo i binari si incrociavano. Nino scattava, brontolava per il freddo alle mani, ma alla fine ammise: Sai, è curioso camminare quando hai qualcosa da raccontare. Quelle parole lo scaldarono più dei guanti.
La commissione si riunì nella sala polifunzionale del liceo tecnico: tre esperti, un rappresentante regionale e una decina di candidati. Michele tenne davanti il fascicolo di foto, scansioni di giornali, estratti dal fondo archivistico. Prima chiedettero gli aspetti formali norme di sicurezza, diritti del turista, fogli di percorso. Poi, un sorriso: Mostraci il tocco speciale. Srotolò limmagine della Linea Laguna e spiegò brevemente come quel rametto fosse stato prolungato per soli otto isolati, per poi essere smantellato dopo una piena, perciò quasi nessuno ne parlò. Gli esperti si scambiarono sguardi; una donna suggerì: Questo racconto potrebbe entrare nel programma municipale. Dopo trenta minuti dichiararono il risultato: otto candidati avevano superato lattestazione, tra loro Michele Ferrara. Gli fu rilasciata subito una tessera temporanea, laminata con lo stemma della regione.
Il mattino seguente attaccò il tesserino alla giacca e mise un avviso: Escursione a piedi Il tram che non fu domenica, ritrovo davanti al vecchio padiglione dellorologio. Il prezzo era simbolico: centocinquanta euro a persona. A mezzogiorno si erano iscritti dodici abitanti: il bibliotecario, il professor Tolcach con due quindiceni, e, con sua sorpresa, la segretaria dello stesso vice responsabile della cultura. La neve cadeva fine, senza vento, il selciato scricchiolava mentre il gruppo si avviava verso la prima tappa.
Michele parlava con la precisione di chi una volta dirigeva una squadra di operai: chiaro, senza gesti superflui. Mostrava vecchie foto della piazza del mercato, raccontava come i cavalli tirassero i carrelli sui binari e i ragazzini lanciassero pietre per farli suonare. Alla vecchia colonna antincendio si fermò, aprì un grande tablet con la scansione della scheda il dono di Nino. Tolcach rimase a bocca aperta, la segretaria girò un breve video, i ragazzi chiesero di tenere il dispositivo. Per la prima volta in molte settimane udì qualcuno sussurrare allamico: È vero? Quel sussurro fu più forte di qualsiasi applauso.
Dopo due ore di cammino, al punto finale offrì a tutti un tè caldo dal thermos. Michele posò sulla base del cestino un contenitore per i commenti. La gente vi gettava monete e banconote, lasciava numeri di telefono. La segretaria del Comune intervenne rapidamente: I superiori volevano trasmettere i ringraziamenti e propongono di inserire il percorso nel programma ufficiale per la primavera, se prepariamo la documentazione. Michele annuì, notando per sé: per la prima volta lamministrazione parlava di noi anziché voi. La scheda con il numero di telefono la ripose nella tasca interna, accanto alla busta.
La sera, togliendo le scarpe dal tappeto, spianò il conto sul tavolo: una mila e cinquecento euro, esatto. Non milioni, ma abbastanza per pagare internet e una parte delle bollette. In cucina la lampada a incandescenza illuminava la stanza; sotto il bollitore giaceva il giornale con lannuncio di sostegno ai quasi pensionati ora meno minaccioso. Michele aprì il quaderno e scrisse: Prossimo tema il ponte degli artigiani del 1913, distrutto dalla piena. Dalla finestra, un lampione bagnato dalla neve gettava una luce tenue. La città respirava silenziosa, senza parole grandi, ma in quel respiro cera spazio anche per lui.
Due giorni dopo consegnò allamministrazione una cartellina itinerari, copie di documenti darchivio e una lettera in cui proponeva un seminario per le guide comunali. La segretaria rimase sorpresa, ma accettò i fogli. Alluscita Michele si fermò davanti al tabellone degli avvisi: in alto era affisso il manifesto Festival primaverile delle passeggiate urbane, data di inizio marzo. In basso, un angolo vuoto attendeva nuove schede. Contò mentalmente i passi dal tabellone al vecchio deposito, e sorrise: trentotto, proprio come dalla sede della tornitura alla finestra del laboratorio. Il corpo ricordava le distanze, anche quando il percorso cambiava.
Prima di dormire estrasse dalla busta la foto originale, la posò sotto la lampada da tavolo e la infilò in una bustina di plastica. Poi fissò al muro la mappa della città e, con un piccolo bottone, segnò i luoghi che dovevano ancora parlare. Nella stanza non cerano più rumori di macchine o odori di olio solo il leggero fruscio della neve fuori dal davanzale. Spense la luce, lasciando la lampada accesa come veglia. Il bagliore pallido si posò sulla mappa. Il percorso continuava…






