– Abbi pazienza, mia cara! Ora fai parte di un’altra famiglia e devi rispettare le loro tradizioni.

Sopporta, cara! Ora fai parte di unaltra famiglia e devi rispettare le loro regole. Ti sei sposata, non sei venuta a far visita.
Quali regole, mamma? Qui tutti fanno il verso! Soprattutto la suocera! È chiara la sua avversione verso di me!
Hai mai sentito parlare di una suocera gentile?

Che si faccia vedere! Che non smetta più di ficcanasare! esclamò la Signora MariaGrazia Petrucci, in piedi al centro della cucina, il viso arrossato per la rabbia e gli occhi che brillavano di furia. Se luomo si esce, la colpa è della donna. Che devo spiegarti ancora?

La suocera era in preda a una vera crisi. Urlava contro la nuora, Licia, come unavvoltoio, tutto perché Licia aveva sospettato il marito, il loro figlio Marco, di una possibile infedeltà.

Licia, giovane e delicata, con gli occhi grandi e ingenuamente fiduciosi, si appoggiava al muro cercando di far ragionare la donna irritata.

Signora MariaGrazia, è assurdo. Lui ha una famiglia, dei figli iniziò a difendersi Licia, ma la suocera la interruppe con un rapido gesto della mano, come se scacciasse una mosca fastidiosa.

È la sua famiglia? O il tuo bambino, che non ci vuole né a me né a tuo nonno? rispose la suocera con sufficienza. E il tuo modo di crescere, peraltro!

Che crescere, Signora? Il piccolo Giovanni ha appena compiuto un anno. È ancora un cucciolo. ribatté tranquilla Licia.

Un cucciolo? aggrottò le sopracciglia la donna. Nei fratelli Ianni sono ancora più piccoli. E non vogliono nemmeno avvicinarsi a te, la tua indicò la stanza dei bambini. Guardali!

A proposito, è vostro nipote, continuò Licia, la voce tremante. E sapete, i bambini percepiscono le cattive persone. Forse è per questo che non si avvicina a voi.

Siamo noi i cattivi? Che razza di scimmia siamo! la suocera alzò la voce. E tu, dove ti procuri il cibo? Di chi sono i prodotti che usi? Di chi è il denaro che spendi? Ingrata!

Licia decise di non contrapporsi più alla suocera irascibile. Aveva già chiesto mille volte a Marco di vivere separati dai genitori, ma Marco, coccolato dalla mamma, non vedeva alcun motivo.

A Marco piaceva stare a casa dei genitori: si sentiva al sicuro, come un cucciolo nella culla di una nonna. Lavorava con calma, mentre gli anziani si occupavano delle faccende domestiche: lavatrice, pulizie, cucina. Una vita da favola.

Nel frattempo, la suocera, sempre più invadente, voleva controllare ogni aspetto della vita di Licia. Allinizio la nuora cercava di fare la buona figlia: aiutava in casa, la sosteneva, sopportava le lamentele infinite su vicini e spese. Ma col tempo capì che era tutto vano.

Per quanto Licia potesse sforzarsi di essere gentile, la sua avversione verso la suocera restava palese.

Lho portata a casa, come una scocciatura, come se non ci fossero ragazze normali raccontava MariaGrazia a una vicina, mentre Licia raccoglieva, dietro langolo della casa, i giocattoli sparsi da Marco. E neanche laltro paese lavrebbe presa! Le nostre nonne sono molto migliori: più laboriose, più sagge.
E non lo dico io! confermò la vicina, la pettegola del paese, la Signora Manuela, che già aveva sentito tutte le storie dei contadini.

Capisco, ma non sai farlo. E tu, Petrucci, già dicevi che le tue mani non sono fatte per questo. Non puoi mettere ordine in nulla.
Non ti immagini quanto! Non le puoi affidare nulla. Se la rovini o la rompi, è colpa tua. Il tuo bambino non è nemmeno simile

Il nipote degli Ianni è un caso diverso: tranquillo, intelligente. Il tuo invece fa sempre i capricci. Evidentemente i geni non sono buoni.

Quando la vita divenne insopportabile, Licia telefonò alla madre, che viveva nel villaggio vicino, e si lamentò, piangendo.

Sopporta, figlia! Ora sei in unaltra famiglia e devi rispettare le loro regole. Hai sposato, non sei venuta solo per una visita.
Che regole, mamma? Sono tutti qui come dei pagliacci! Specialmente la suocera! È ovvio che mi odia!
Hai mai sentito parlare di suocere gentili? Tutti noi ci siamo passati, e anche tu dovrai. Limportante è non mostrare quanto ti pesa. Sopporta.

Capendo che non avrebbe potuto farla ragionare, Licia minacciò di chiamare il padre.

Fai paura al tuo papà! balbettò la madre. Sai che ha una condanna provvisoria. Un passo falso e lo mandano dietro le sbarre!

Licia sapeva che il padre, Nicola, amava moltissimo la sua unica figlia. Aveva servito una pena sospesa per una rissa in una bottega, dove qualcuno aveva insultato Licia.

Sapeva anche che il padre non starebbe a guardare se avesse saputo che la sua bambina veniva umiliata nella nuova famiglia. Era un uomo dal temperamento focoso.

Va bene, non dirò nulla al papà rispose Licia. Ma se continuano così, se la suocera si comporta così non so cosa farò.

Tutto si sistemerà, cara insisteva la madre, cercando di consolarla. Tra qualche settimana non ricorderai nemmeno questa chiacchierata.

Licia sperava di dimenticare, ma i rapporti con la suocera peggioravano. MariaGrazia sembrava sempre più accigliata, quasi a voler incolpare Licia per tutte le sue sventure. Anche il marito di MariaGrazia, il signor Antonio, ormai anziano e stanco, non ne sopportava più.

Perché continui a urlare così, ragazza? intervenne Antonio una mattina, quando la discussione era al culmine. Andrà via da noi! E farà bene!

Me ne andrò! sbottò MariaGrazia, scagliando la collera contro il genero. Intanto porto avanti le cause, recupererò ogni euro speso in questi anni! E prenderò il bambino per non farlo crescere in una famiglia così misera!

Licia capì che la suocera sputava sciocchezze, ma era ancora spaventata, soprattutto per il marito, Marco.

Le voci che Marco uscisse di nascosta con la sua ex, la signorina Francesca, erano solo pettegolezzi di paese, sparsi dalle vecchie signore come MariaGrazia.

Se non fosse stato per la lingua lunghissima della suocera, le angherie sarebbero durate per sempre. Un giorno, dopo una vittoria sulla nuora, la suocera raccontò le sue imprese alla migliore amica, la zia Manuela, che poi le passò al marito e a unaltra amica. Così la leggenda della nuora stupida e della suocera implacabile arrivò alle orecchie del padre di Licia.

Nicola, un uomo robusto, alto quasi due metri, con spalle larghe, prese lascia che usava per il legno, indossò la giacca da lavoro, salì sul suo vecchio motorino Moto Guzzi e, senza dire una parola a sua moglie, partì verso il villaggio vicino per liberare la figlia dal carcere umiliante.

Nel frattempo, nella casa di MariaGrazia scoppiò un vero e proprio scandalo. La giovane madre, per un attimo, lasciò il piccolo Giovanni sul nuovo divano gialloarancione per andare a prendere un pannolino fresco. Quando tornò, trovò una macchia marrone sotto il bimbo.

Ma agli occhi di MariaGrazia quella macchia crebbe fino a diventare una voragine nera, pronta a inghiottire lintera stanza. Come un temporale, la suocera si scagliò su Licia.

Hai rovinato il divano! Il mio preferito! Sai quanto è costato? Ti staccherò le braccia e poi le rimetterò al posto giusto, se ti azzecchi!

Ci penso io a sistemare tutto, tentò di calmare Licia, le mani tremanti mentre afferrava un panno.
Cosa pulirai? È nuovo! E poi, come fai a sapere? Non hai mai comprato nulla con i tuoi soldi!

E voi, che ne sapete? non poté più trattenersi Licia, e in quel momento si lasciò andare a una frase contro la suocera: Hai passato tutta la vita a dipendere dal colloquio di tuo marito!.

Guardatelei! Basta con larroganza! il volto di MariaGrazia si fece rosso fuoco.

Ora spazzola via quella macchia, poi andate via con il tuo figlio! Vi vedrò ancora qui, a fare i buffoni finché non imparerete a comportarvi!

Licia, in lacrime, cercava di strofinare la macchia. Il piccolo Giovanni, sentendo lansia della madre, iniziò a piangere a squarciagola, amplificando latmosfera tesa.

MariaGrazia continuava a insultare Licia con un linguaggio colorito, senza accorgersi che nella porta apparve una figura: era Nicola, il padre di Licia, fermo come un monumento, lascia stretta nella mano di legno.

Per un attimo, MariaGrazia si girò, sentendo la presenza, e il suo sguardo cadde sullarma.

Oh, ciao Nicola! Io io stavo educando la vostra figlia balbettò la suocera.

Ho sentito quello che fai, disse il padre con tono minaccioso, entrando nella stanza a piedi nudi.

Alzò lascia sopra la testa della suocera, facendola rabbrividire. Invece di un colpo, la pose sul suo spalla e tese la mano a Licia.

Andiamo, non cè più nulla da fare qui disse, guidando la figlia verso la porta.

Aspetta, suocera! provò a riprendere MariaGrazia, riprendendosi dallo shock. E che dirò al mio figlio?

Che il tuo figlio venga da me, perché voglio parlare con lui come un vero uomo replicò Nicola, lanciandole unocchiata gelida, più tagliente di una lama.

Così Nicola portò via Licia e il piccolo Giovanni. Marco, timoroso di affrontare il suocero, esitò a lungo, ma alla fine decise di andare a prendere la moglie e il figlio, temendo uno scontro con il testone.

Nicola parlò a lungo con il genero, senza minacce né urla, ma la sua voce calma e ferma, insieme allascia sul tavolo, dava peso alle parole. Marco promise di vivere separato da sua madre, di non farla più interferire e di proteggere licenza e il bambino.

Quando Nicola strinse la mano di Marco, questultimo sentì che le battute non erano più uno scherzo; doveva mantenere le promesse.

Da quel giorno MariaGrazia evitò la nuora e il nipote. Non li salutava più in strada, né li incrociava al mercato.

Marco e Licia vivevano separati, in armonia e comprensione. Forse era stato un insegnamento del suocero, forse davvero lamore aveva vinto.

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