Ormai ci sono talmente abituata a questa situazione che nulla mi sorprende più. Vi spiego come mai, pur avendo in famiglia cinque appartamenti, siamo costretti a viverne in affitto.
I genitori di mio marito hanno la loro casa e possiedono altri due appartamenti sparsi per Milano, che affittano regolarmente. Quando glielo chiediamo, sorridono e ci dicono che si sono guadagnati tutto con il lavoro, quindi pretendono che anche noi ci arrangiamo. Sembra che non capiscano che una volta le case venivano assegnate dallo Stato, o si riceveva lalloggio lavorando per esempio in una fabbrica. Oggi, invece, mettere da parte abbastanza soldi per acquistare una casa è una vera impresa, soprattutto dovendo già pagare un affitto.
I miei genitori, per dire la verità, non sono da meno. Quando è mancata mia nonna, ha lasciato il suo appartamento a me. Allepoca ero una bambina, quindi i miei hanno deciso di affittarlo fino al mio diciottesimo compleanno. Ora sono adulta, ma si sono talmente abituati a ricevere ogni mese l’affitto che non mi permettono di trasferirmi lì.
Da ormai qualche anno io e mio marito viviamo in un piccolo monolocale nella periferia di Milano, e quasi tutto quello che guadagniamo va per laffitto. Ci sono stati periodi in cui facevamo fatica persino a mettere qualcosa in tavola. Ora sono in maternità, e lo stipendio che prendevo non era mai alto; senza figli riuscivamo comunque in qualche modo a tirare avanti. Mio marito si dà da fare, lavora con due contratti diversi. Però oggi, per guadagnare bene, serve una laurea; lui finita la scuola è partito per il servizio militare e ci siamo conosciuti subito dopo, quindi non cè stato tempo per andare allUniversità.
Ciò che mi fa rabbia è che mia madre quasi ogni settimana mi chiede aiuto per scegliere un nuovo abito o una camicetta, mentre io mi tormento per non potermi permettere nemmeno vitamine e frutta fresca. Continuano a ripetere che dobbiamo essere indipendenti economicamente, e a volte suggeriscono addirittura che dovremmo aiutare loro, così che possano viaggiare in giro per il mondo senza pensieri.
Ovviamente questo modo di fare dei miei e dei suoceri non mi va giù. Hanno tutto e ancora di più, ma non vogliono dare una mano ai figli. Capisco che non sia giusto sacrificarsi fino a rinunciare al necessario, ma se cè la possibilità di aiutare, perché non farlo? Davvero non comprendo questo modo di ragionare verso i propri figli, e per questo sono sicura che quando sarò madre darò ai miei bambini tutto ciò che potrò, e anche di più.
Gli amici di famiglia cercano spesso di consolarci dicendo che un giorno erediteremo tutti questi immobili. Ma, sinceramente, ormai sono così amareggiata che non voglio più nulla da loro. Che se li portino pure nella tomba, quegli appartamentiCosì, mentre sfoglio le foto della nostra infanzia e quella dei nostri genitoricon le loro prime case, i sorrisi davanti alle chiavi appena consegnatemi rendo conto che forse, dopotutto, la vera eredità non è fatta di muri e mattoni. È fatta di scelte, di piccoli slanci di generosità, di una gentilezza che profuma di futuro.
Stringo forte la mano di mio marito, lo guardo mentre culla nostro figlio, e mi prometto che, anche senza grandi fortune, qui dentro ci sarà sempre spazio per i suoi sogni. Perché una casa si costruisce, prima di tutto, con quello che si decide di donare agli altri. E a noi stessi. E forse, chissà, questa sarà la ricchezza che riusciremo davvero a tramandare, anche quando quei tanto agognati appartamenti non saranno altro che ricordi sparsi tra le pagine di una vecchia storia di famiglia.






