Abbiamo due figli, ma il nostro cuore batte solo per uno.

Ricordo, ormai da anni, quella casa di via della Spezia a Genova dove vivevano i miei genitori, Gianni e Maria, e la sua figlia più piccola, Lidia. Io, Marco, ero lunico figlio maschio, ma la loro attenzione sembrava sempre volata su di lei e sui suoi due bambini, Ginevra e Tommaso.

Fin da piccolo avevo capito che i miei genitori preferivano Lidia a me. Lo avevo constatato nuovamente quando, una mattina dautunno, mi dissero di dovermi trasferire subito perché, con il tuo lavoro da remoto, puoi permetterti un appartamento.

Mentre Lidia studiava allUniversità di Bologna, i genitori la seguivano come una bambina, facendo la spesa, andando a ritirare i fogli dal decanato, accompagnandola alle riunioni e ora vegliavano sui suoi piccoli. A me, invece, non era mai stato offerto un aiuto; ora mi chiedevano di abbandonare la casa che aveva visto crescere.

Il padre, con quella voce autoritaria tipica dei padri di una volta, affermava che, essendo uomo, avrei dovuto saper cavarmela da solo. Eppure, mi stava anche insinuando che il marito di Lidia, un uomo più anziano di me, non fosse capace di provvedere alla famiglia.

Nel bel mezzo della discussione sul trasferimento, ho commesso lerrore di dire che anchio avevo lo stesso diritto sullappartamento, che anche a me spettava una quota. Maria, con un tono aspro, mi ha chiamato porco per aver osato parlare di divisione dei beni, e Lidia ha aggiunto che stavo cercando di cacciarla via con i suoi bambini.

Legalmente, non cè via duscita: so bene che, se volessero, i genitori potrebbero redigere un testamento in fretta e lasciarmi fuori dalleredità.

Mi chiedo ancora oggi se sia davvero possibile che una famiglia si frantumi per una sola casa. Sono anche io figlio dei miei genitori, eppure mi trattano come un estraneo. A che serve avere due figli se poi, quando uno è considerato superfluo, lo si scaccia via?

Ora, seduto al tavolo di un bar di Napoli, guardo il conto in euro e mi chiedo quante altre famiglie abbiano pagato il prezzo più alto del loro stesso legame.

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