Adesso avrete finalmente un figlio vostro, quindi è tempo che lei torni in orfanotrofio.
Quando mio figlio si deciderà finalmente ad avere un erede? Domitilla Guarducci lanciò uno sguardo infastidito verso la nuora seduta dallaltra parte del tavolo.
Non lo sapete meglio di me che sono ormai tre anni che ci proviamo? sospirò pesantemente Martina. Ogni incontro cominciava allo stesso modo. Cosa poteva farci? I medici assicuravano che né lei né Stefano avevano problemi.
Proprio così. Siete sposati da una vita ormai, e ancora niente figli. La donna fece un sorrisetto sprezzante. Forse da giovane ne hai fatte di tutti i colori, eh?
Signora Domitilla, che sono queste allusioni? Martina non ne poteva più e richiuse con forza il laptop. Tanto lavorare oggi era inutile. Ma davvero le do motivo per parlare così? E poi, la prego, finisca di trattarmi con questo tono!
E altrimenti cosa fai? la suocera fece finta di restare sorpresa. Vai a piangere da Stefano? Non temi che magari lui dia ragione a sua madre? Ricordati chi sono
Le rispose solo la porta che si chiuse con un colpo secco. Ovviamente Martina non avrebbe mai raccontato nulla al marito. Non perché pensasse che avrebbe scelto la madre; non voleva soltanto turbarlo.
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Il rapporto tra Martina e Domitilla era stato complicato fin dal primo giorno. Alla donna non andava bene proprio nulla: il modo di vestire era troppo semplice, cucinava male, sembrava banale Lelenco era infinito. Domitilla si era sempre opposta a quella relazione, torchiando il figlio come meglio poteva. Stefano però aveva il carattere forte, e aveva tenuto duro.
Alla fine, si erano sposati. E Domitilla sembrava essersi calmata un po, anche perché i ragazzi avevano trovato casa loro, parecchio lontano da quella dei genitori.
Ma non era passato neanche mezzanno che Domitilla aveva trovato un nuovo motivo per lamentarsi: lassenza di bambini.
Allinizio Martina scherzava, diceva che erano ancora giovani o che volevano pensare un po alla carriera. Ma la risposta era sempre la stessa: bisogna fare figli in fretta, e meglio se più di uno.
Martina aveva ceduto a forza di insistenze. E da lì erano arrivati i problemi. Per tre lunghi anni non aveva fatto altro che visite ed esami, ha preso farmaci, ma niente.
Un ginecologo ipotizzò che forse il problema fosse tutto psicologico. Domitilla aveva riso e consigliato di cambiare specialista.
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Dopo lennesima discussione con la suocera, Martina, per distrarsi, scrollava meccanicamente la bacheca di Facebook. Le foto di bambini le stringevano il cuore, desiderava davvero un figlio. Non per accontentare sua suocera, ma per sé stessa.
Ad un certo punto vide un post di una donna che raccontava del suo lavoro in un orfanotrofio. Ci sono così tanti bimbi senza una mamma e senza un papà
Martina si fermò a riflettere. Saprebbe amare un bimbo non suo come fosse suo? Immaginò una bimba che le tendeva le braccia. E senza davvero pensarci, si mise a cercare informazioni.
Certo, cera da portare documenti a non finire, visite mediche, un sacco di burocrazia, ma il desiderio di maternità era più forte di ogni ostacolo.
Restava da convincere Stefano. Martina temeva la reazione del marito, invece lui accettò con serenità. Propose solo di adottare una bimba molto piccola, magari dal nido degli orfani. Così decisero.
Qualche mese dopo, la loro famiglia si allargò: si erano innamorati subito della piccola Angelica, appena cinque mesi. Lunica che non voleva saperne era Domitilla, ma nessuno ormai ascoltava più i suoi pareri. Stefano era arrivato persino a minacciare un trasloco in unaltra città se la madre non avesse smesso con le scenate. Lei dovette farsene una ragione e davanti agli altri fingere di amare la nipote.
Sette anni dopo, Angi aveva appena finito la prima elementare, un vulcano di simpatia e gentilezza, piena di amici. Martina non si stancava mai di ripetere quanto fosse fortunata.
Quellestate andarono tutti insieme al mare. Sole caldo, onde che giocavano sulla sabbia bianca cosa volevi di più? Soprattutto con la suocera distante, che non poteva rovinare latmosfera.
Verso la fine della vacanza Martina si sentì poco bene, ma non disse nulla a nessuno: non voleva allarmare i suoi. Una volta rientrati, però, decise di farsi vedere.
Nonostante i suoi tentativi di non darlo a vedere, Stefano si accorse che non stava bene. Insistette per tornare a casa, promettendo che sarebbero ritornati per Capodanno. Martina acconsentì.
Quando arrivarono i risultati delle analisi, la sorpresa fu unica ma bellissima: aspettavano un bimbo. Quella che impazzì di gioia fu Angelica, già pronta a essere sorella maggiore.
Domitilla lo seppe solo mesi dopo, quando la pancia di Martina non si poteva più nascondere. Appena rimaste sole in casa, la suocera si presentò senza preavviso.
Non ti dirò niente sul fatto che non mi avete detto niente prima esordì ma ne ho unaltra.
Cioè?
E quando pensate di riportare Angelica in orfanotrofio? disse con voce serissima. Ora avrete un figlio vostro, non ha più senso tenere qui unestranea.
Martina tremava dallindignazione. Ma come si può dire cose così su una bambina che è ormai sangue del tuo sangue?
State scherzando vero?
Per niente ribatté Domitilla, guardandola dritta. Quindi quando vi decidete?
Fuori da casa mia, sibilò Martina furiosa, trattenendosi dal saltarle addosso. E non ti azzardare mai più a presentarti qui.
La spinse fuori, senza gentilezza. Pensò di chiamare subito Stefano, ma sapeva che aveva una riunione importante però dovevano parlarne.
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Domitilla invece si precipitò direttamente in ufficio del figlio, ignorò la segretaria e piombò nel suo studio.
La tua cara mogliettina mi ha cacciata di casa come fossi una sconosciuta!
Salve anche a te sbuffò Stefano. Chissà che le hai detto per farle perdere la pazienza
Ho solo chiesto quando pensate di riportare quella ragazzina in orfanotrofio. Domitilla si buttò sulla sedia, offesa. Avrete finalmente un figlio vostro. E ai bambini veri servono soldi e attenzioni.
Ma ti rendi conto di cosa vai dicendo? Stefano arrabbiato ruppe la penna che aveva in mano. Non pensiamo minimamente di dare via Angelica. È mia figlia e lo sarà sempre, anche se non ti va giù.
Ma in che senso? È solo adottata. È già grandina, capirà se glielo spiegate.
Non provarci nemmeno a dirle niente le urlò contro, battendo il pugno sul tavolo. Capito?
E come pensi di fermarmi? rispose Domitilla con aria di sfida, mentre usciva. In questa famiglia, per lei non cè posto. E farò di tutto per cacciarla.
Stefano rimase a fissare la porta chiusa a lungo. La segretaria guardò dentro per scusarsi di aver lasciato passare la signora senza permesso. Ma lui nemmeno la sentì. Doveva decidere cosa fare.
Alla fine, Stefano prese in mano il telefono
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Martina passeggiava lentamente nel parco, sorridendo nel vedere Angelica che girava intorno al fratellino di un anno. Come sorella maggiore era davvero in gamba.
Su una panchina poco distante, due signore parlavano delle loro nuore. Martina non poteva non pensare ancora alla suocera.
Da quel giorno non lavevano più vista. In meno di una settimana, Stefano aveva deciso e li aveva trasferiti dallaltra parte dItalia, lontani mille chilometri da Firenze, senza pensarci due volte. Sapeva che solo così avrebbe protetto Angelica. Se la madre avesse sparlato in giro che la bambina era adottata
Ora vivevano in pace. Avevano una figlia meravigliosa, un bimbo piccolo, e presto sarebbero diventati cinque.
Ogni tanto Stefano chiamava suo padre. Da lui sapeva che Domitilla non si era mai placata, ma ora aveva spostato il bersaglio sulla figlia appena sposata. Stefano provava pena per sua sorella, ma almeno lei sembrava non avere problemi a gestirla.
Questa era la loro vita adesso, e lui non la cambierebbe con nessunaltra al mondo. Guardando la sua famiglia, si sentiva luomo più felice dItalia. E, davvero, augurava a tutti la stessa serenità.






