Affidare le chiavi a sua suocera: un gesto di fiducia trasformato in una prova di pulizia

*Da un taccuino personale*

Consegnare le chiavi alla suocera: un atto di fiducia diventato un esame di pulizia.

«Abbiamo dato le chiavi del nostro appartamento a mia suocera, e lei ha deciso di fare unispezione igienica.»

Mia suocera, Vittoria Romano, è una donna di una certa età, con uno sguardo severo e un carattere inflessibile. Con mio marito, non la vedevamo come dispotica o ostile. Al contrario, i loro rapporti sembravano sempre cordiali, e con me restava educata, anche se distante. Fino a quel recente viaggio in Sicilia, dove le abbiamo lasciato le chiavi solo per annaffiare le piante.

Vittoria, le dissi prima di partire, ecco le chiavi. Dai unocchiata per assicurarti che tutto sia a posto, dai da mangiare ai pesci rossi, bagna i gerani. E chiamaci se cè un problema.

La settimana sulle spiagge di Taormina fu idilliaca: sole, relax, serenità. Al nostro ritorno, nulla sembrava cambiato: lavoro, routine, serate davanti alla TV. Eppure, qualcosa non tornava. Una tazza spostata, un asciugamano piegato in modo diverso. Pensavo fosse la mia immaginazione. Mio marito alzava le spalle: «Stai esagerando.»

Poi arrivò il venerdì in cui tornai prima dallufficio. Aprendo la porta, trovai le sue scarpe nellingresso. Il suo cappotto marrone era appeso allattaccapanni. E lì, Vittoria, seduta in cucina, sorseggiava un tè mentre sfogliava le nostre bollette Enel.

Buongiorno, dissi, trattenendo un tremore nella voce. Cosa ci fa qui?

Sussultò come se avesse preso la scossa:

Giulia! Già tornata?

Devo avvisare prima di rientrare a casa mia? E lei?

Io volevo solo assicurarmi che tutto andasse bene. E ho due parole da dirti.

Segui una scena surreale. Indicò la polvere sotto la mensola, scrutò il frigo con lo sguardo di unispettrice sanitaria, e annunciò:

Dovè il ragù? La carne stufata? Non nutrite bene mio figlio! Prima era curato, sazio. Adesso? Torna a casa sfinito in un focolare gelido. La prossima volta, voglio questo frigo pieno di piatti fatti in casa. E questo disordine Qui si soffoca!

Strinsi i pugni, soffocando dalla rabbia trattenuta. Aggiunse un vago «Scusami, voglio il tuo bene», infilò il cappotto e se ne andò. Rimasi immobile nellingresso, derubata non di oggetti, ma della mia intimità.

Poi la raggiunsi davanti allascensore.

Riprenditi le chiavi, dissi. Ma basta ispezioni. Aiutaci o astieniti.

Fingè di rifiutare, imbarazzata:

Non arrabbiarti, Giulia. È per amore.

Il giorno dopo, rientrando, trovai una pentola di minestra fumante. Un biglietto diceva: «Di a Luca che sei stata tu a prepararla. Sarà così felice!»

Sorrisi nonostante tutto. Forse potevamo trovare un punto dincontro. A patto di fissare dei limiti chiari. Le chiavi aprono le porte, ma non devono mai forzare quelle del rispetto. E se le consegni, devi saperle riprendere in tempo.

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