Ah, questa nonna! Si è risposata e ha fatto arrabbiare figli e nipoti! Ogni weekend, come sempre, …

Ah, la nonna, che storia! Si è sposata e ha fatto arrabbiare i figli!
Nel fine settimana, Letizia, come sempre, prende il treno per raggiungere sua madre. Sua madre ha settantotto anni e vive da sola da un bel po.
In due giorni, Letizia riesce a pulire la casa e a lavare tutti i panni. La lavatrice, manco a dirlo, non cè; e neanche l’acqua corrente, s’immagina d’estate che fatica nell’orto.
Trasferisciti da me, sarà tutto più semplice, non hai mai un attimo di riposo le ripete sua madre.
Mamma, lì ho il lavoro, la figlia, le nipoti risponde Letizia sospirando.

Cesare è tornato dice la madre, guardando fuori dalla finestra. Ha tolto le assi dalle finestre della casa vuota. Sono almeno cinque anni che la casa è deserta, dopo la morte di Rosa. Dice di aver girato il mondo bianco e ora vuole passare qui il resto della vita. Ha chiesto di te, verrà a trovarti, forse.
Cesare Cesarello era il suo amore delle medie. Lei lo amava, lui nemmeno la guardava. Nellanno dellesame, Letizia fece una cosa folle: gettò il secchio nel pozzo e corse da Cesarello, a supplicare che lo recuperasse, altrimenti la madre gliene avrebbe dette di ogni.
Cesarello prese una lunga asta e si mise allopera. Mezzora di lotta col ghiaccio, ma alla fine tirò fuori il secchio.
Pensi che la credenza funzioni? rise lui andandosene.
Così dice la tradizione: chi tira fuori il secchio diventa lo sposo.
Ma Cesarello aveva ragione e la tradizione non funzionò.
Lui se ne andò in città. Si laureò, cambiò residenza mille volte, girò quasi tutta lItalia. Sposato e divorziato e ora eccolo qui, di ritorno.

Letizia, dopo le medie, andò a studiare ragioneria in un Istituto tecnico vicino al paese. Lavora tuttora come contabile. Si è sposata, è nata una figlia, Silvia. Otto anni fa, Letizia è rimasta vedova.
Cesare arrivò la sera. Era cambiato, ovviamente, invecchiato, con i capelli grigi.
Sei sempre bella disse, abbracciando Letizia.
Dai, non dire sciocchezze. Siamo entrambi oltre i cinquanta, i segni del tempo ci sono tutti rispose lei interrompendolo.
Poi si sedettero in giardino, bevendo un goccio di rosolio di sorbo fatto in casa, brindando al loro incontro, parlando parlando
Cesare raccontò dei suoi matrimoni ne aveva avuti due e delle separazioni civili: con tutte, nessuno screzio. Ad ognuna aveva lasciato casa e beni comuni.
Aveva un figlio adulto dalla prima moglie, che si era trasferito con la madre in Germania. La moglie era di origini tedesche, scacciati negli anni della guerra verso le zone del Nord.
La seconda moglie aveva chiesto il divorzio, innamorata di un altro, più giovane. Cesare non laveva trattenuta. Non avevano figli.

Cesare era già in pensione, lavoro duro e turni al Nord. Vuole radunare una squadra di uomini del paese per occuparsi di costruzione, ristrutturazioni e piccoli lavori. Cè richiesta e ha qualche risparmio per cominciare.
Ma basta parlare di me e tu? Ho sentito che sei rimasta sola incalzò Cesare.
Letizia, quasi senza rendersi conto, gli confidò tutto. Era arrivato il momento di sfogarsi, o forse il rosolio aveva fatto effetto.
Non sono sola, Cesare. Ho una grande famiglia, ma vivo quasi come una domestica cominciò Letizia.

Silvia, appena finito il liceo, non ha voluto studiare. Si è subito sposata. Ha portato il marito a casa. La nostra casa ha tre stanze, spazio cè. E ora ho una nipote, Alice.
Così, non si sa come, mi ritrovo responsabile di tutta la casa. Silvia è depressa, e la bambina piccola impegna tempo.
Mio marito (che era un uomo doro) mi aiutava sempre, sosteneva la famiglia. Mai una lamentela. Un giorno, però, non si è più svegliato. È stato un colpo ma non cera tempo per piangere.
Ho continuato a lavorare, gestendo tutto. Le spese sono aumentate. Il marito di Silvia guadagna poco e tutto ciò che ho lo metto sul tavolo comune. Speravo che Alice crescesse, Silvia la portasse allasilo, tornasse a lavoro invece.
Quando Alice aveva quattro anni, Silvia è rimasta incinta di nuovo, è nata Bianca.
Ora la grande va già a scuola, la piccola ha cinque anni. Silvia è sempre a casa.
Io preparo la colazione per tutti la mattina, accompagno Alice a scuola; Bianca rimane con la mamma, ma in realtà gioca tranquilla, o guarda cartoni. È una bambina calma, la mamma dorme fino a mezzogiorno.
Saluto Alice a scuola e vado al lavoro. La sera cucino per il giorno dopo, aiuto le ragazze, faccio il bucato e pulisco.
Ho provato a dire a Silvia che ormai non sono proprio giovane, è ora che si dia da fare. Ma niente. Lei si stanca coi bambini.
Il marito non si lamenta. La suocera lavora, le spese sono coperte, lui non deve sacrificarsi. Inoltre, abbiamo verdure fresche dallorto in paese.
Il marito mi aiuterebbe nellorto, ma manca lauto. Insinua che dovrei dargli dei soldi per comprarla, sanno che ho qualche risparmio. Ho paura di rimanere senza niente. E comunque, non basterebbero per una macchina.
Sono stanca. Capisco che è colpa mia. Ho cresciuto una figlia pigra e senza dignità. Capisco tutto, ma non so come uscire da questo circolo.
Eh, che storia non disperare, Letizia. Qualcosa inventeremo. Torniamo a casa, sta già arrivando lalba salutò Cesare e se ne andò.

La domenica sera la riportò in città con la sua auto. Letizia era contenta, aveva portato un sacco di provviste dalla campagna. Cesare le aiutò a portare su sacchi e borse.
Quando se ne andò, Silvia chiese Dove hai pescato questo vecchio?
Letizia spiegò che era un ex compagno di scuola e tornò a sistemare le verdure.
Due settimane dopo, lex compagno arrivò a mezzogiorno e cominciò a portare via le cose che Letizia aveva già impacchettato. Silvia e suo marito, assonnati, sbucarono dalla loro stanza.
Cosè? Cosa succede? chiesero in coro.
Vado via, mi sposo. Torno al paese, vivrò la mia vita con Cesare disse Letizia.
Ma ti sei rimbambita? Sposarti adesso? Sposa senza dote! E tu, donna assurda, almeno hai fatto il pranzo? Le tue nipoti fra poco saranno affamate! sbottò Silvia.
E le mie nipoti, le tue figlie, da oggi le nutrirai tu, e tuo marito pure. Dieci anni ho vissuto per voi, ora voglio vivere per me. Cara Silvia, dovrai rimboccarti le maniche rispose Letizia.
Traditrice, ti proibisco di vedere le nipoti! gridò Silvia.
Non ho intenzione di vederle per un po, ho tante cose da fare. Inoltre, gli ultimi anni le ho viste più di te e Letizia uscì.
In macchina, ovviamente, scoppiò a piangere.
Forse dovevo avvertire prima che me ne andavo disse a Cesare.
Avresti sentito le stesse cose, ma per più tempo. Ti avrebbero detto parole ancora più brutte. Bisogna tagliare di netto, Letizia. Si sono attaccati a te come delle sanguisughe, non avresti mai trovato il coraggio rispose Cesare.

Letizia sistemò la casa di Cesare. Lui le fece il bagno caldo dentro casa e installò una doccia. Lacqua la portano dalle fonti e la versano in un grande serbatoio; il pozzo nero lo svuotano due volte al mese, ma queste sono sciocchezze di ogni giorno.
Letizia fu chiamata alla scuola come economa. Accettò. Lo stipendio era più basso, ma la vita più serena. Cesare lavorava con la sua squadra, sempre impegnato. Stavano bene, felici e tranquilli.
Un mese dopo, il genero portò le bambine a passare il weekend. Alice raccontò alla nonna che mamma e papà litigano spesso. Papà cucina la zuppa, ma non è capace di altro. La mamma vuole trovare lavoro, però non sa dove andare.
La domenica, il genero voleva lasciare Bianca in paese. Letizia non accettò:
Lavoro, Cesare anche. I bambini devono stare con i genitori. A far visita va bene, ma impegnatevi voi con loro. Li avete voluti per voi, non per me.
Genere e Silvia si offesero, ma la settimana dopo le nipoti erano di nuovo dalla nonna.
Solo per il weekend spiegò il genero, restando lui stesso a cena, preso dalla nostalgia per i piatti della suocera.

Ecco, questa è la storia.
Cè chi penserà che la madre sia stata dura.
Cè chi dirà giusto così.
Ogni testa un pensieroMa Letizia, stavolta, non cedette: le nipoti tornavano felici a casa loro, Silvia imparava pian piano a cucinare, l’orto languiva, ma nessuno le rimproverò.
Cesare e Letizia infornavano pane e si raccontavano i ricordi del paese, la sera, guardando alla vallata illuminata dal tramonto. Ogni tanto arrivava una lettera o una telefonata: Silvia con una nuova piccola vittoriauna giornata intera di lavoro, la prima paga, una torta riuscita bene. Letizia sorrideva, asciugava qualche lacrima di orgoglio e di nostalgia, ma non tornava indietro; si era liberata, aveva regalato ai suoi figli la possibilità di crescere davvero.

Un giorno, Alice arrivò tutta sola, portando un mazzo di fiori raccolti nel prato.
Nonna, mamma adesso ti ringrazia. Dice che hai fatto bene.
Letizia abbracciò la nipote, e capì che lamore, quello vero, nasce anche quando si ha il coraggio di prendersi il proprio spazio.

La vita continuò, a modo suo, tra giorni sereni e nuovi progetti, tra la promessa di una vecchia credenza e la concretezza della felicità conquistata.
Letizia, finalmente, si sentiva leggera. E nellultimo sole della sera, sapeva che tutto era stato giusto così.

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