Allestremità del mondo.
La neve si infilava negli stivali di Margherita, gelando la pelle.
Ma non avrebbe mai comprato gli stivali da montagna tradizionali: meglio gli stivali alti di pelle, anche se qui sembrerebbe proprio fuori luogo. Tanto la carta del padre era stata bloccata.
Davvero vuoi vivere in paese? chiese lui, arricciando il labbro con disgusto.
Papà detestava la campagna, le gite fuori porta, qualsiasi luogo che non avesse i comfort del Milanese cittadino. Anche Giorgio era fatto così, quindi Margherita aveva deciso di trasferirsi in un piccolo borgo. In verità, vivere lì non le piaceva davvero, anche se, al contrario di suo padre, amava le escursioni, le tende, la spontaneità e il romanticismo di certi momenti.
Ma viverci, no. Quello lo disse solo per convincere il padre.
Voglio. E lo farò.
Non dire stupidaggini. Che farai laggiù, accarezzare le mucche? Pensavo che quest’estate tu e Giorgio vi sareste sposati pensavo già ai preparativi
Al matrimonio. Papà le serviva Giorgio come si serve la minestra ormai fredda e piena di grumi, che solo a guardarla viene la nausea.
Per carità, Giorgio non era sgradevole: bel naso diritto, occhi vivaci sotto sopracciglia ben disegnate, capelli ondulati e ordinati, fisico robusto. Era il braccio destro di suo padre, quasi un secondo figlio maschio, e da qualche tempo papà sognava di vederlo finalmente genero.
Margherita non sopportava Giorgio. La irritava la sua voce monotona, quelle dita tozze che muoveva di continuo, i racconti vanagloriosi su quanto costavano il suo completo, il suo orologio, la sua auto Denaro, sempre e solo denaro! Non volevano altro, non amavano altro.
Lei desiderava amore. Sogni veri, di quelli che tolgono il fiato, come nei romanzi. Non li aveva mai provati, ma sapeva che sarebbero arrivati. Aveva giusto qualche cotta, qualche infatuazione, ma nulla che lasciasse davvero il segno. Sognava le cicatrici, la passione, non la prevedibilità di Giorgio.
Così lidea di partire per un paesino e insegnare in una scuola le sembrava fantastica. Giorgio lì non lavrebbe mai seguita, avrebbe avuto paura di restare senza Internet, senza acqua calda, senza servizi.
Margherita aveva scelto di proposito un posto senza tutto questo. Il preside esitava, non era convinto che lei ce la facesse, ma la precedente insegnante era improvvisamente mancata, e Margherita era stata testarda, si era presentata agli uffici scolastici con tutto il suo curriculum e attestati.
E che cosa farà una giovane insegnante così preparata in paese? domandò una donna dai capelli color rame, lo sguardo severo.
Insegnerò ai bambini, rispose Margherita con la stessa fermezza.
E infatti ora insegnava. Viveva in una casetta senza acqua calda, senza servizi, accendendo la stufa da sola. Come immaginato, Giorgio arrivò, restò una notte, e scappò all’alba. Le telefonava, certo, cercava di convincerla a tornare, ma pensava che questa fosse solo una sua follia passeggera.
Allinizio, laggiù, a Margherita piaceva. Poi era arrivato linverno, la casa si raffreddava così tanto che le coperte non bastavano e trasportare la legna era tuttaltro che semplice. A volte desiderava davvero tornare indietro, ma non voleva arrendersi. Ora sentiva che la responsabilità era anche verso i bambini.
La classe era piccolina, solo dodici alunni. E allinizio fu uno shock: alla Scuola Creativa di Milano dove insegnava da un anno e mezzo, i bambini erano brillanti e vivaci. Lì sembravano senza speranza. Terza elementare e qualcuno leggeva ancora sillabando. Mai compiti fatti. Sempre chiasso. Ma con il tempo Margherita se ne innamorò.
Simeone intagliava animali nel legno, ma erano piccoli capolavori: volpi e scoiattoli, conigli e orsi, degni delle vetrine in Galleria. Anita scriveva poesie in versi liberi, Vito rimaneva sempre dopo la lezione per riordinare laula, Irina aveva un agnellino che la accompagnava fino a scuola come un cane.
Alla fine impararono davvero a leggere: nessuno prima si era impegnato, e i libri che avevano erano tutti sbagliati. Margherita ignorò la programmazione ministeriale e portava libri diversi, trovati e comprati al mercato del borgo vicino, perché Internet lì non arrivava quasi mai.
Lunica con cui non riusciva proprio a legare era una bambina. E fu il padre di lei, che Margherita vide mentre lottava con la neve nei suoi stivali, tenendo un carico di legna tra le braccia.
Buongiorno, Margherita Rossi, disse luomo, fermandosi a qualche passo dal cancello.
Di lui aveva quasi timore. Aveva la faccia dura, da brigante, e non sorrideva mai. Il cuore di Margherita batteva forte, temendo che se ne accorgesse. Forse però era solo turbamento.
Buongiorno.
La voce uscì più acuta di quanto volesse.
Perché Tania prende sempre voto basso?
Perché non fa nulla.
Allora spinga lei a fare i compiti. Chi è linsegnante: io o lei?
Decisamente Margherita era linsegnante, ma non voleva forzare niente. La bambina probabilmente aveva problemi di autismo: serviva uno specialista.
Da sempre è così? chiese cautamente.
Vladimiro si fece pensieroso.
No. Prima faceva tutto con Olga.
E Olga chi è?
Sul volto delluomo una smorfia, come se la neve si fosse infilata anche nella sua scarpa.
Sua madre.
Chiuse subito la questione. Si capiva che non fosse il caso di approfondire ma bisognava farlo.
E ora dovè?
Al cimitero.
Tutto chiaro. Come diceva papà: basta saper aprire la scatola.
Rimanere con la legna in braccio era scomodo, ma era imbarazzante chiedere aiuto. Quando il pezzo superiore scivolò giù, cadde proprio sul piede di Margherita e lei trattenne a stento le lacrime: dolore e mortificazione insieme, sentirsi goffa davanti a un uomo adulto. Anche lei era adulta, ma non lo sentiva affatto.
Lasci che le aiuti, propose Vladimiro.
Grazie, non serve, faccio da sola.
Si vede proprio, rispose sorridendo appena.
Le portò altra legna, sistemò lo stipite, e la porta tornò ad aprirsi senza sforzo.
Si rivolga pure a me se ha bisogno, disse, andandosene.
Perché fosse venuto, Margherita non capì. Pensava volesse favori per la figlia, come voti migliori aveva i suoi dubbi.
Intanto la bambina le restava in mente. Per giorni provò in ogni modo ad avvicinarsi: sentì fallire come maestra, sentì pena. Perfino la vicepreside fu chiamata in causa.
Uff, lascia perdere. Metti il due, la manderemo in una scuola specialistica destate.
Sarebbe come?
In commissione, la valutano e la classificano diversamente. Non si può fare altro, la bambina è così.
Eppure il padre dice che prima
Sì, una volta cera la madre! Lui non è capace. Non credere troppo a Vladimiro
Non le piace, vero? indovinò Margherita.
La vicepreside strinse le labbra.
Lui non è un dolcetto. Ma la bambina va seguita come occorre.
Margherita non era convinta. Non aveva la certezza che la bimba dovesse per forza andare in una scuola speciale. Così chiamò la sua mentore preferita, Lidia Mariani, e seguendo il suo consiglio andò a casa della bambina. Aveva paura, tanta, e bevve tisana di camomilla nonostante non le piacesse: la madre lo faceva sempre quando cera ansia. Anche la madre di Margherita era mancata, perciò questa storia la commuoveva.
Vladimiro non la accolse affatto calorosamente, anche se Margherita si era convinta che sarebbe stato contento dellaiuto.
Di solito non riceviamo ospiti, disse severo.
Margherita strinse le labbra come la vicepreside, e spiegò che la maestra deve controllare come vive un alunno.
La camera di Tania era incantevole: pareti rosa, peluche ovunque, tanti libri. Margherita la invidiò: suo padre aveva sempre odiato rouches e colori, anche la sua cameretta era beige come i suoi giocattoli.
La prima visita fu senza grandi risultati. Margherita chiese quali libri amasse, sfogliò i titoli presenti, domandò se ci fossero colori. Tania portò i pastelli, niente commenti sui libri. Solo alla fine, quando Margherita chiese il nome del coniglio rosa, rispose:
Piumina.
La volta dopo Margherita portò a Piumina una maglietta fatta a mano. Aveva imparato a lavorare a maglia dalla sua mamma, e continuava a farlo per ricordo. Era un lavoro imperfetto, lana troppo grossa, ma Tania si illuminò, lo provò subito e disse:
Bellissimo.
Margherita propose di disegnare Piumina con la nuova maglia. Tania disegnò, Margherita scrisse il nome sbagliato apposta: Tania lo corresse subito.
Altro che bambina con deficit.
Tornerò tre volte la settimana, disse a Vladimiro.
Non posso pagarla, rispose cupo.
Non voglio soldi, ribatté.
Così decisero.
La vicepreside, saputo delle sue visite, non ne fu per niente lieta.
Non si fa favoritismi a un solo alunno! Non è pedagogico e non serve, ne ho visti tanti come lei
Anchio, la fermò Margherita. E so che non bisogna perdere la speranza.
La bambina era davvero particolare: quasi sempre silenziosa, evitava lo sguardo, preferiva disegnare che scrivere. Ma faceva bene i conti, la grammatica le riusciva facile. Alla fine del trimestre prese davvero voti positivi, meritati.
Per Natale andrà da qualche parte? domandò Vladimiro, senza guardarla negli occhi, proprio come Tania.
Resto qui, rispose Margherita, arrossendo.
Tania vorrebbe invitarla.
Fu strano. Mai Tania glielaveva detto: parlava pochissimo. Ma non voleva deluderla. Neanche le andava di passare le feste con estranei.
Grazie, ci penserò, rispose.
Quella notte dormì malissimo. Cosa laveva turbata così? Aveva dedicato cuore e anima alla bambina e aveva ottenuto progressi: non era quello che sperava? E che importava davvero cosa ne pensasse Vladimiro
Si addormentò confusa.
La mattina dopo chiamò Giorgio.
Quando torni? chiese.
Come?
Beh, a Natale? Non starai nel tuo paesino, vero?
Invece sì!
Margherita, basta! Papà è agitato, ha la pressione alta, non sa che fare.
Non aveva nemmeno chiamato.
Che vada dal medico, ribatté.
Quindi non vieni davvero?
No.
Uff. E ora?
Fai come ti pare!
Non pensava che Giorgio avrebbe davvero raggiunto il paesino, con spumante, insalate, regali.
Se la montagna non va a Maometto
Margherita rimase sbalordita. Non era del tutto spiacevole: non pensava che Giorgio potesse davvero adattarsi. Amava i ristoranti chic, la musica dal vivo, i brindisi. Qui mancava persino la TV.
Va bene. Limportante sei tu.
Margherita cercava la malizia tra le pieghe. Ma non la trovava. Mi sono sbagliata con lui? pensò.
Lemozione crebbe quando tra i contenitori di cibo trovò le sue pietanze preferite, e nei regali libri di didattica, un proiettore e unagenda da insegnante.
Grazie, disse commossa. Pensavo ai soliti gioielli e oggetti elettronici.
Giorgio sorrise.
Ho capito: sei la cosa più preziosa che ho. Se vuoi vivere qui, vivremo qui. Ho portato anche i gioielli.
Estrasse la scatolina di velluto rosso. Non serviva chiedere cosa fosse.
Posso rimandare la risposta? chiese Margherita.
Giorgio non si offese.
Speravo solo non rifiutassi subito. Posso aspettare quanto vuoi.
Margherita non seppe rispondere e nascose la scatola in tasca.
Vladimiro aveva il suo cellulare, ma chiamò il fisso.
Ha deciso? chiese.
Mi scusi. Ho una visita di un amico.
Capisco.
E riattaccò.
Le rimase in bocca lamaro. Capisco Che avrà capito? Non aveva promesso nulla! Eppure forse aveva deluso lui, e Tania. Nessun padre vuole vedere la figlia triste.
La testa girava. Giorgio rideva, cercava di agganciare la connessione per vedere i film natalizi.
Margherita sentì un fischio: si chiamava il cane così. Ricordò che Vladimiro usava quel fischio. Guardò dalla finestra. Vladimiro e Tania erano al cancello.
Arrossì subito.
Chi è quella? chiese Giorgio, infastidito.
Una mia alunna, sussurrò Tania. Arrivo subito.
Aveva preparato per Tania un regalo: unamica peluche per Piumina, una coniglietta rosa. Il padre avrebbe distinto la sua originalità.
Aveva pronti anche i guanti fatti a maglia per Vladimiro. Non era certa lo apprezzasse, ma li aveva preparati lo stesso.
Prese i doni e corse fuori, senza cappello, con le gambe nude. La neve le entrò negli stivali, ma non ci fece caso.
Tania, tesoro, auguri! Vedi che ti ho portato.
Porse la borsa. Tania tirò fuori il coniglio nuovo e lo abbracciò, guardando il padre. Vladimiro porse due pacchetti: uno grande, uno piccolo. Tania aprì il grande: cera un quaderno con un fumetto, subito riconobbe i suoi disegni.
Grazie, è meraviglioso!
Nel piccolo cera una spilla a forma di uccellino: una minuta colibrì dorata. Margherita alzò lo sguardo su Vladimiro. Lui non la guardava. Tania disse:
Era della mamma.
Il nodo in gola si strinse.
Daccordo. Andiamo, disse Vladimiro.
Certo, buon anno a voi!
Anche a lei
Avrebbe voluto abbracciare Tania, ma non osò: lei rimase abbracciata al peluche, in silenzio.
Varcando il cancello, Margherita si voltò. Una fitta al cuore vedendo quelle due figure. Entrò in casa, battendo le palpebre e trattenendo il respiro.
Che volevano? chiese Giorgio, seccato.
Margherita guardò il quaderno e la spilla nel palmo. Si ricordò di non aver dato i guanti. E poi pensò a Tania: era della mamma. E a Vladimiro, al suo sorriso contagioso che appariva solo quando guardava la figlia. Dentro di sé qualcosa cresceva e sbocciava. Giorgio le fece pena, ma continuare a mentire a lui e a sé stessa sarebbe stato solo inutile.
Prese la scatolina di velluto dalla tasca, gliela porse.
Torna a casa, Giorgio. Scusami, non posso sposarti. Mi dispiace, davvero.
Il viso di Giorgio si fece lungo. Non era abituato ai rifiuti.
Per un attimo Margherita temette che reagisse male. Invece Giorgio rimise la scatola in tasca, prese le chiavi della macchina, e uscì senza una parola.
Margherita raccolse rapidamente il cibo nei contenitori, prese i guanti fatti per Vladimiro, e corse fuori verso quelle persone che, da estranei, erano ormai diventati il centro della sua vita.
***
Talvolta occorre smarrirsi, perdere strade sicure, per scoprire chi siano davvero le persone che fanno battere il cuore e trovare quellamore che non vive di abitudini, ma nasce dalla sincerità e dalla cura.






