Ai confini di quest’estate Lavorando in una piccola biblioteca di provincia, Daniela aveva sempre p…

Sul confine di questestate

Lavorando tra gli scaffali polverosi della biblioteca comunale di Parma, Caterina sentiva che la sua esistenza scivolava piatta come il Po in una stagione seccaquasi nessuno frequentava la biblioteca ormai, tutti vivevano sullonda del web. Di tanto in tanto lei spostava i romanzi sulle mensole alte, carezzando via la polvere, sospesa tra il silenzio e le storie altrui: romanzi damore, trattati filosofici, memorie di viaggiatori. Trenta anni erano arrivati silenziosi, e si era ritrovata senza alcuna storia damore vera, come se gli anni migliori le fossero scivolati accanto tra le dita.

Non era mai stata particolarmente bella, e il modesto stipendio in euro la inchiodava a quella routine gentile. Non pensava mai davvero di cambiare, tutto le andava bene così. Solo qualche studente passava tra le file dei libri, ragazzi del liceo, rari pensionati in cerca di compagnia.

Un giorno, quasi senza volerlo, partecipò a un concorso regionale per biblioteche e, incredibilmente, vinse il primo premio: una vacanza di due settimane sulle coste abruzzesi, tutto pagato.

Che fortuna! Finalmente potrò vedere il mare sussurrò al telefono con la madre e la sua amica Lucia . Con quello che guadagno, neanche me lo sognavo. È proprio un regalo.

Lestate stava già svanendo tra le dita. Caterina camminava sulla sabbia del lido desolato a Francavilla al Mare; quella giornata il mare era particolarmente agitato e quasi tutti i bagnanti si erano rifugiati nei bar della spiaggia, sorseggiando caffè e amari discorsi. Era il terzo giorno lì, e sentiva il bisogno di perdersi a camminare, da sola, tra sogni e onde.

Allimprovviso, vide una scena surreale: un ragazzo che spariva tra i flutti vicino al pontile. Senza pensarci, quasi spinta da una corrente invisibile, Caterina si gettò nellacqua: i piedi sfioravano il fondo, eppure le onde la distraevano, la allontanavano e la riportavano indietro insieme al ragazzino. Si lasciò trasportare dal caos del mare, afferrandolo per il colletto della felpa.

Finalmente, scalza e col vestito elegante appiccicato addosso come un sogno bagnato di sale, guardò lo sconosciuto: un adolescente alto, forse quattordici anni, quasi più alto di lei.

Ma che ti è saltato in mente buttarti oggi con il mare così? lo rimproverò, ma lui, istintivo, balbettò un grazie, si raddrizzò come un fuscello sbattuto dal vento e si incamminò via, barcollando.

Caterina restò a guardare la sua ombra che si dissolveva tra le cabine. La mattina dopo, la stanza dellalbergo era invasa dalla luce e il mare sapeva di promessa: onde lievi, una calma irreale, quasi un perdono. Fece colazione con una fetta di torta ricoperta di zucchero a velo, poi si distese al sole, inebriata dal profumo di pino marittimo. Verso sera decise di entrare nel parco del lungomare, dove cera un vecchio tiro a segno. Aveva ancora la mira buona dai tempi delle scuoleil primo colpo mancato, il secondo centrato.

Eh, vedi, figlio mio, così si fa! rise una voce dietro di lei.

Voltandosi sorpresa, Caterina riconobbe immediatamente quel ragazzo del mare; al suo fianco, un uomo robusto, occhi cordiali, si presentò.

Scusate linvadenza… sono Vittorio, e mio figlio Edoardo non ha mai preso una pistola in mano… Purtroppo nemmeno io, mi vergogno a dire.

Dopo il tiro a segno finirono a un tavolino allaperto tra gelati al pistacchio e granite di limone, poi salirono insieme sulla ruota panoramica, osservando il paese che la sera svelava tra le luci sfocate del tramonto. Caterina si aspettava di vedere arrivare la mamma di Edoardo, ma padre e figlio sembravano a proprio agio così, immersi nella loro complicità.

Vittorio aveva una voce che sapeva di storie; rideva spesso e sapeva ascoltare. Caterina, sciolta dalle sue paure, raccontò che era lì solo da una settimana, che ne aveva ancora una da vivere di sole e spiaggia. Quando capirono di abitare entrambi a Parma, risero per il destino che li aveva fatti incontrare lontani dal crocchio tranquillo della Pianura Padana.

Guarda un po, se non ci aveva pensato il destino a farci incrociare qui! sorrise Vittorio.

Edoardo, tranquillo ora, capì che Caterina non avrebbe raccontato a suo padre dellincidente tra le onde. Si salutarono tardi, con il sole già affogato dietro le barche, e fissarono un appuntamento per il giorno dopo sulla spiaggia.

Caterina arrivò per prima, i due tardavano, e dopo quasi unora Vittorio la raggiunse, tutto affannato di scuse.

Siamo due dormiglioni, scusi ancora, signora Caterina! Ieri sera abbiamo spento la sveglia per errore, ce ne siamo accorti solo troppo tardi…

Papà, io vado a fare il bagno disse Edoardo, già pronto a tuffarsi.

Caterina ebbe un lampo: Ma non sai nuotare, attento! quasi gridò, il ricordo la scottava.

Vittorio la guardò sorpreso: Ma se Edoardo è un pesce in piscina, vince sempre le gare a scuola!

Caterina arrossì e tacque: forse aveva sognato, o forse era solo la sua paura a parlarle. Passarono giorni che sembravano sfilacciarsi come zucchero filato al vento: ogni mattina la spiaggia, le sere tra ristorantini e passeggiate sotto i pini, gite alle città vicine, la promessa che il giorno non sarebbe finito.

Un pomeriggio, trovandosi sola con Edoardo, che era venuto senza il padre, la domanda le nacque spontanea.

E tuo papà dovè oggi?

Ha la febbre rispose il ragazzo scrollando le spalle . Gli ho detto che tu puoi badare a me per oggi. Mi annoiavo troppo in camera!

Dammi il suo numero, così lo chiamo.

Lo fece, e Vittorio rispose con una voce stanca ma allegra: Cara Caterina, mi sento uno straccio, ma il ragazzo è nelle tue mani, puoi fidarti…

Pensaci tu, allora, e guarisci in fretta promise.

Dopo il bagno, Edoardo si sdraiò sul lettino accanto a Caterina. Sembrava improvvisamente adulto.

Sei unamica vera, lo sai?

Lei sorrise, sorpresa dal calore delle sue parole.

Solo perché non ho raccontato niente a tuo padre?

Lui abbassò lo sguardo, arrossendo.

Non so nemmeno come sono finito in mare ieri; la corrente mi ha preso e mi sono confuso. Grazie per avermi coperto.

Parlarono a lungo, finché Caterina chiese, con tono morbido:

Tua mamma? Non la vedo mai… Siete solo tu e tuo padre?

Edoardo restò in silenzio, poi si decise: era il momento della sincerità.

Vittorio spesso partiva per lavoro, lasciando Edoardo con la madre, Alessandra. Dallesterno sembravano una famiglia come tante, ma la facciata si era incrinata. Alessandra aveva un collega, Riccardo, con cui diceva di dover lavorare su certi progetti. Quando Vittorio partì per Milano per un corso di formazionepromessa di un nuovo incarico ben pagato, loccasione della vitaAlessandra organizzò subito una serata a casa con Riccardo e sua figlia Giulia, una ragazza già grande e spigliata.

Forza, Edo, porta Giulia a mangiare un gelato, la madre gli porse una banconota da cinquanta euro con un sorriso che gli sembrò amaro . È giusto che tu offra qualcosa a una signorina…

Caterina sentiva il racconto di Edo come se fosse un sogno che sfuma ai bordi: tre settimane di passeggiate in compagnia di una ragazza più grande, troppo sveglia, che lo portava a zonzo solo per obbedire allaccordo con gli adulti. Edo era tornato a casa a tratti inquieto, e la verità è trapelata come una fessura nella porta.

Poco prima che rientrasse il padre, Giulia svelò con una risata amara:

Era tutto uno scambio tra genitori: tu con me fuori di casa, loro a divertirsi dentro. Mio padre e tua madre fanno quello che vogliono, poi io me ne torno ai miei, almeno si litiga di meno.

Edo sentì un disgusto che non sapeva nominare. Quando finalmente Vittorio tornò, una sera Edo decise di raccontargli tutto, ma fu preceduto dal suono di uno scontro.

Dallingresso, la voce di Alessandra risuonò fredda:

Sì, ti tradisco. E allora? Farai il divorzio? Edo resta con te, che tanto con me non ci vuole stare.

Sta bene così rispose Vittorio calmo . Sarà lui a scegliere.

Edo si chiuse in camera e ascoltò tutto quanto, in una strana quiete irreale. Mentre la madre impacchettava le sue cose, lui sapeva che avrebbe scelto di restare col padre; non cera dubbio. Quando Vittorio cercò di spiegargli, fu Edo a interromperlo:

Non serve che mi racconti nulla. Ho capito tutto da solo. Resterò con te.

Sei già un uomo, piccolo mio rispose Vittorio, prendendolo tra le braccia.

Caterina, venuta poi a trovarli con una cesta di pesche mature, trovò Vittorio finalmente sereno, quasi rinnovato. Promise che il giorno dopo sarebbero tornati in spiaggia insieme, come una piccola famiglia.

Tre giorni dopo, Caterina rimase ancora sulla costa, il cuore sospeso tra il sale e il sole, mentre Vittorio ed Edo tornarono a Parma. Lestate si stava sciogliendo, come un gelato sotto il sole: sul margine sottile di quella stagione, si salutarono davanti allaeroporto di Pescara, Vittorio con una promessa, Edo col sorriso.

Caterina non costruì sogni, solo ripeteva a bassa voce le parole dolci nei messaggi di Vittorio, che già le diceva mi manchi, e le prometteva la luce di un domani insieme tra le viuzze di Parma. Poco dopo, si trasferì da loro, e fu Edo il più feliceper il padre, per sé, per quella nuova, strana, bellissima famiglia nata come un sogno che non voleva finire.

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