Al cane ormai non importava più nulla, stava per lasciare questo mondo crudele…

Al cane ormai importava poco di tutto; sembrava pronta ad abbandonare per sempre questo mondo crudele…
Lucia viveva da anni in una piccola casetta ai margini di un paesino nelle campagne toscane. Quando qualcuno diceva che era sola, lei non poteva che ridere. Ma quale sola? rispondeva con un gran sorriso. Ho una famiglia numerosa!
Le donne del paese le sorridevano bonariamente, ma, appena lei si allontanava, si scambiavano sguardi e facevano segno di non capire, chiedendosi che famiglia fosse quella senza marito né figli, solo animali… Ma Lucia considerava quelle creature pelose e pennute come veri familiari. Non le interessava affatto lopinione di chi credeva che gli animali fossero utili solo per lavoro: una mucca per il latte o il pollaio, il cane per il cortile, il gatto per i topi. In casa di Lucia abitavano ben cinque gatti e quattro cani, tutti accoccolati tra le mura, mai lasciati fuori, e questo stupiva i vicini.
Il loro stupore però lo confessavano solo tra di loro, consapevoli che con “la stramba” Lucy ogni discussione sarebbe stata inutile. Lei rideva di tutte le critiche. Ma lasciate stare, la strada lhanno già conosciuta! Qui dentro stiamo tutti al caldo, e io non sono mai sola.
Cinque anni fa la sua vita era cambiata allimprovviso: in un incidente aveva perso sia il marito che il figlio. Tornavano da una giornata di pesca, quando un tir li travolse sulla statale… Dopo il lutto, Lucia aveva capito che restare nellappartamento pieno di ricordi era impossibile. Anche solo camminare per quelle vie o entrare nei soliti negozi le faceva venire il magone, mentre la gente le lanciava sguardi di pietà.
Così, dopo sei mesi, aveva venduto tutto e si era trasferita con la sua micina Gelsomina appena fuori paese, in una villetta semplice con un piccolo orto. Lestate la passava in giardino, dinverno faceva la cuoca nella mensa comunale. A poco a poco, aveva adottato altri animali: qualche randagio trovato in stazione, qualcuno si aggirava tra i cassonetti vicino alla mensa. Così la “famiglia” si era allargata, accogliendo anime abbandonate. La tenerezza e la pazienza di Lucia guarivano pian piano ogni ferita, ricevendo in cambio lealtà e vero affetto.
Li sfamava tutti, anche se spesso era dura tirare avanti. Aveva promesso a sé stessa di non prendere altri animali, consapevole che non poteva salvare il mondo… Ma quellanno, marzo sembrava ancora febbraio: raffiche di neve e un vento gelido si abbattevano sulle strade deserte.
Quella sera, Lucia camminava in fretta carica di borse, per prendere lultimo autobus verso il suo borgo. Era appena uscita dalla mensa, aveva comprato cibo per sé e per la “tribù”, e portava anche qualche avanzo. Non vedeva lora di rincasare. Ma, come in una fiaba, sentì qualcosa fermarsi nel cuore prima che negli occhi: pochi passi prima della fermata, rallentò e si voltò.
Sotto la panchina giaceva un cane. La fissava con occhi spenti, senza speranza. Un sottile strato di neve le copriva il corpo; da quanto era lì? La gente passava indifferente, infagottata nei cappotti, nessuno si era fermato. “Comè possibile che nessuno labbia notata?” si chiese Lucia, con il cuore stretto in una morsa.
Scordando ogni buona intenzione e persino lautobus, corse verso di lei, lasciò cadere le borse e tese una mano. Il cane sbatté lentamente le palpebre. Grazie al cielo, sei viva! sospirò Lucia. Dai, tesoro, andiamo…
Lanimale non reagiva più, non opponeva resistenza mentre veniva tirata fuori da sotto la panchina. Sembrava ormai aver perso interesse per la vita…
Lucia non avrebbe mai capito come aveva fatto a portare nelle braccia quel cane e insieme le due borse fino allautostazione. Si accovacciò in un angolo della sala daspetto e cominciò a scaldarla, massaggiandole le zampe gelate tra le sue mani.
Forza, bella mia, devi riprenderti. Abbiamo una casa che ci attende la incoraggiava sottovoce. Sarai la nostra quinta cagnolina, proprio un numero tondo!
Prese una polpetta dalla borsa e lavvicinò al muso dellospite infreddolita. In un primo momento la cagna si voltò via, apatica; ma, poco dopo, quando il suo corpo fu un po più caldo, la vita parve tornare nei suoi occhi: annusò, poi mangiò con cautela.
Dopo poco più di unora, Lucia era già fuori, con la cagnolina che aveva ribattezzato Nina, attendendo un passaggio lungo la strada: il bus era ormai passato. Aveva improvvisato un guinzaglio usando la cintura del cappotto, anche se Nina non sembrava aver bisogno di essere legata, camminava già vicina, quasi a volerle stare sempre accanto. Dopo dieci minuti, finalmente si fermò una Fiat.
Grazie di cuore! disse Lucia al conducente. Non si preoccupi, il cane lo tengo in braccio io, non sporca. Ma vada tranquilla rispose il ragazzo. Facciamola sedere, non è certo un cane piccolo!
Ma Nina, tremando, si strinse ancora di più a Lucia. Così salirono insieme sul sedile. Così stiamo più calde, sorrise Lucia.
Il guidatore annuì e aumentò il riscaldamento. Viaggiarono in silenzio; Lucia guardava fuori i fiocchi riflessi nei fari, stringeva la cagnolina salvata, luomo lanciava rapide occhiate al volto stanco e sereno di quella strana passeggera. Aveva capito: quel cane, Lucia laveva letteralmente strappato alla morte.
Allarrivo, luomo aiutò Lucia portando dentro le borse. Il cumulo di neve davanti al cancello era così grosso che dovette spingere la cancellata con la spalla, le cerniere cedettero e la cancellata si piegò su un lato. Non fa niente, sospirò Lucia. Era da sistemare da tempo.
Dalla casa si levò un gran baccano di abbai e miagolii: tutti i suoi animali uscirono ad accoglierla. Allora, aspettavate la mamma? Vi presento la nuova arrivata! annunciò Lucia, mentre Nina con fare timido si faceva vedere dietro di lei.
I cani scodinzolavano, i gatti curiosi le giravano intorno, i pacchi pieni di cibo destavano grande interesse. Dai, che ci state a fare ancora fuori con questo gelo, aggiunse Lucia. Entrate, se volete. Una tazza di tè? Grazie, ma è tardi rispose luomo. Nutri i tuoi amici, avranno fame anche loro…
La mattina dopo, verso mezzogiorno, Lucia sentì bussare. Uscì con la giacca e vide il guidatore del giorno prima, già intento a montare nuovi cardini alla cancellata, attrezzi sparsi tutto intorno. Buongiorno! le rivolse un sorriso. Il cancello lho rotto io, ci tenevo a sistemarlo. Mi chiamo Vittorio, e tu? Lucia…
La sua variegata famiglia lo circondò subito, annusandolo con gioia. Vittorio si chinò ad accarezzarli. Lucy, rientra, che fuori si gela. Io finisco e poi volentieri bevo il tè che mi avevi offerto. In macchina ho portato una torta e qualche leccornia per questi tuoi amici…
Spesso la solitudine si vince aprendo il cuore a chi ne ha più bisogno. Così imparò Lucia, circondata da code scodinzolanti e affetto sincero, che a volte le famiglie più vere sono quelle che ci costruiamo con la nostra bontà.

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