Alessandro si sedette sul bordo del divano, come se il pavimento sotto di lui si fosse improvvisamente aperto.

Alessandro si siede sul bordo del divano, come se il pavimento sotto di lui si stesse aprendo.

Non riesce a ricordare lultima volta che ha sentito la voce di suo figlio così piena di vita, così colma di gioia.

Da anni ormai la sua casa è come un museo del dolore diagnosi, fisioterapie, paure, disperazione.

E ora risate.

Risate vere, infantili, sincere.

Elisa mormora piano, facendo trasalire la donna. Mi spieghi, questi esercizi, cosa sono?

Lei abbassa lo sguardo con un po di imbarazzo.

Io… ho solo visto che per lui stare sempre sulla sedia a rotelle era diventato troppo. Abbiamo iniziato con pochi secondi in piedi, poi qualche secondo in più. Ho fatto il primo anno alla Facoltà di Fisioterapia, poi ho dovuto interrompere servivano soldi, dovevo lavorare. Non volevo andare contro le regole…

Continui, dice pacato Alessandro.

Allinizio era dura. Cadeva, piangeva, poi ha iniziato lui stesso a chiedermi di riprovare. Gli ho detto che il corpo impara quando lanima ci crede davvero. E lui ci ha creduto. Non in me in se stesso.

Alessandro si copre il viso con le mani.

E lui? Aveva mai creduto davvero? O si era da tempo rassegnato allidea che suo figlio non avrebbe mai camminato?

Papà sussurra Matteo, avvicinandosi piano. Posso chiederti una cosa? Può restare sempre con noi zia Elisa?

La voce gli trema.

Alessandro vorrebbe rispondere, ma le parole non arrivano.

Dopo qualche secondo riesce solo a mormorare:

Certo che sì, figlio mio.

Quella sera non chiude occhio.

Sua moglie, Maria, è ancora allestero a Bruxelles per lavoro.

Alessandro siede nello studio e sfoglia le cartelle cliniche di Matteo.

Coordinazione migliorata. Maggiore equilibrio. Minore paura nel camminare.

Tutte firme di medici. Ma il vero cambiamento era venuto da lei da Elisa.

La mattina dopo la aspetta in cucina.

Lei entra con i capelli raccolti, vestita semplice, le mani segnate dal lavoro.

Signor Romano… se vuole licenziarmi, capisco. Solo… non se la prenda con Matteo.

Si sieda, la interrompe con calma.

Lei si siede.

Voglio sapere perché lha fatto. Non come dipendente. Come persona.

Rimane in silenzio a lungo, poi sussurra:

Perché in lui ho rivisto me stessa.

Alessandro la guarda sorpreso.

Da bambina, anchio non potevo camminare. Un incidente. Mia madre mi ha cresciuta da sola. Quando è morta, i dottori dicevano che non cera speranza. Ma la vicina, una pensionata, ex infermiera, veniva ogni giorno, gratis, solo per dirmi: Ce la farai. E ce lho fatta.

E se avesse perso il lavoro per questo? domanda lui piano.

Lei abbozza un sorriso timido:

Almeno avrei saputo di averci provato.

Passano settimane.

Alessandro comincia a rincasare sempre prima.

Per la prima volta da anni cena con Matteo. A volte si mette in disparte e li osserva Elisa e il bambino, mentre si allenano, ridono, cadono e si rialzano.

Quando Maria rientra, il suo volto si irrigidisce.

Che succede qui? chiede fredda. Sei un imprenditore e sei diventato una babysitter. Adesso hai tempo per la domestica, non per i tuoi soci?

Forse per la prima volta sto facendo qualcosa che conta davvero, le risponde tranquillo.

Lei tace, ma nei suoi occhi lampeggia la rabbia.

Una sera, Alessandro li trova in giardino.

Matteo è in piedi senza stampelle, appoggiato allerba, e Elisa è un passo dietro di lui, pronta a sorreggerlo.

Dai, piccolo guerriero! Ancora un passo! lo incoraggia Elisa.

Il bambino fa il primo. Poi il secondo. E cade proprio tra le sue braccia.

Scoppiano a ridere insieme.

Gli occhi di Alessandro si riempiono di lacrime.

Non sta più guardando una domestica. Sta guardando la donna che ha restituito la vita a suo figlio.

Maria li osserva da dietro la finestra.

Guardala sibila. La tua domestica ormai fa la madre!

Sta facendo quello che tu non hai mai fatto, risponde lui sommessamente.

Questo è il punto di non ritorno.

Una settimana dopo, Maria fa le valigie e parte.

Niente scenate, niente lacrime solo il suono secco di una porta che si chiude.

Passano sei mesi.

Matteo cammina da solo.

Ogni passo è fatica, ma anche una conquista.

È primavera.

I tre percorrono il vialetto davanti alla casa Alessandro, Elisa e Matteo.

Il bambino stringe la mano a entrambi e grida:

Guardatemi! So camminare!

Elisa si asciuga gli occhi.

Alessandro si abbassa verso di lei e sussurra:

Grazie. Per mio figlio. Per tutto.

Ha fatto tutto lui, sorride lei. Io ero solo lì accanto.

No, risponde lui. Sei tu che ci hai insegnato a restare in piedi.

Le prende la mano.

Non come un padrone, ma come un uomo che finalmente comprende il significato della parola casa.

Matteo li guarda e scoppia in una risata:

Ve lho detto io che siamo una squadra!

Ed è in quellistante che Alessandro capisce di avere finalmente tutto.

Non denaro, non potere, ma qualcosa di inestimabile la famiglia.

Fine.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

five × 1 =

Alessandro si sedette sul bordo del divano, come se il pavimento sotto di lui si fosse improvvisamente aperto.