Alla mia festa di compleanno la suocera mi ha regalato un’enciclopedia di cucina come “frecciatina”, così le ho restituito il regalo – ecco come ho rimesso al suo posto chi pensa che una donna valga solo se cucina per il marito

Ma questa insalata lhai tagliata tu o arriva di nuovo da quelle vaschette di plastica con cui avveleni mio figlio? sbuffò Severina Ravelli, stringendo le labbra e tastando con diffidenza la tartina con formaggio spalmabile e salmone.

Viviana trattenne un respiro profondo, sistemando una piega sul vestito elegante. Compiva trentacinque anni. Un traguardo importante. Desiderava sentirsi una regina, ricevere auguri, ridere, semplicemente godersi la giornata. Invece si ritrovava nel soggiorno di casa, a servire la tavola e sentirsi come una ragazzina impreparata a uninterrogazione.

Signora Severina, è tutto ordinato da un ristorante. Lo chef è calabrese, usa solo ingredienti freschissimi, rispose Viviana cercando di sorridere, lo sa che lavoro ogni sera fino alle otto: davvero non posso passare ore ai fornelli per quindici persone.

Eh, e la carriera la suocera alzò gli occhi al cielo, rivolgendosi scherzosamente al ritratto del figlio appeso alla parete, quasi a cercarne complicità. Ai miei tempi lavoravamo tutti! In fabbrica, nei campi, e i figli li crescevamo comunque. Ma che un marito debba festeggiare mangiando cibo confezionato eh, che scempio. Pietro, poverino, ormai è tutto sciupato! Guarda lì che occhiaie.

Pietro, il poverino di trentotto anni e novantasette chili ben distribuiti, con le guance accese, irruppe proprio in quel momento.

Ehi, mamma! Vivi! Ma che tavola! E che profumo! Vivi, sono quelli i rotolini di melanzane? Li adoro!

Severina lo osservò con sguardo martire ma tacque: gli ospiti sarebbero arrivati da un momento allaltro. Viviana sfrecciò in cucina a sistemare i piatti caldi, sentendosi ribollire. Quella battaglia andava avanti da sempre: cinque anni di un matrimonio in cui la suocera combatteva una guerra sotterranea per il palato del figlio. Ogni domenica: vassoi di polpette, lasagne, torte salate, accompagnati da frecciatine Almeno mangiate un po di roba vera, La nostra Viviana fa la donna manager e non ha tempo, poverina. Viviana sopportava. Lavorava davvero molto, dirigeva il settore logistica di una grande azienda, guadagnava più del marito, riteneva normale pagare una donna delle pulizie e ordinare la cena. Era tempo comprato: tempo per un libro, una lezione di pilates, una passeggiata con chi amava.

Ma Severina Ravelli la pensava diversamente. Nella sua visione del mondo una donna che non stende la sfoglia a mano era una donna incompleta.

Il campanello segnò linizio della festa. La casa si riempì di voci, risate, il profumo di rose e profumi francesi. Arrivarono amici, colleghi, i genitori di Viviana. Tanti auguri, brindisi, buste con euro e voucher per centri benessere. Viviana si sciolse poco a poco, ignorando le smorfie della suocera.

Arrivati al dessert, Severina, che aveva trascorso la serata ostentando unaria offesa, si alzò di scatto. Picchiò la forchetta sul bicchiere di cristallo per chiedere silenzio.

Cari invitati iniziò, con quel tono solenne usato ai funerali o in consiglio comunale vorrei anchio rendere omaggio alla nostra festeggiata. Trentacinque anni sono un giro di boa importante: una donna a questetà dovrebbe saper custodire la casa, avere pazienza, essere saggia.

Fece una pausa teatrale, infilando la mano nella borsa accanto alla sedia.

I soldi sono come lacqua, continuò, sventolando un pacchetto pesante avvolto nella carta lucida. Oggi ci sono, domani spariscono. La bellezza sfiorisce. Solo il saper fare e lamore per la famiglia restano. Ci ho pensato a lungo, Viviana. E ho deciso di regalarti ciò che ti manca di più: la conoscenza.

Appoggiò con impeto il pacco davanti alla nuora. Il silenzio cadde. Gli invitati si scambiarono sguardi, Pietro tossicchiò nervosamente.

Viviana scartò con calma. Era un tomo enorme, copertina rigida: Grande Enciclopedia della Cucina e del Focolare. Collezione dOro. In copertina una donna in grembiule sorrideva con una pentola fumante tra le mani.

Non è un libro qualsiasi, spiegò Severina con zuccherosa perfidia è una piccola reliquia di famiglia. Lho personalizzato per te: pagine segnate, note a margine. Cosa adora Pietro, come fare la pasta e fagioli che resti chiara, non scura come riesce a CERTUNE Come stirare le camicie, così tuo marito sembra almeno un direttore. Usalo, cara, impara. Non è mai tardi per diventare una buona moglie.

Uno degli amici rise nervosamente. La mamma di Viviana arrossì, ma Viviana le strinse la mano sotto il tavolo. Non ora. Non in pubblico, sembrava dire.

Grazie, signora Severina, rispose ferma Viviana. Un regalo consistente. Lo studierò con attenzione.

Abbandonò il libro sul tavolo, riprese a servire la torta, e tutto il resto della serata le scivolò addosso come una nebbia. Sorrideva, scherzava, ma dentro ribolliva di umiliazione: quello non era un dono, era uno schiaffo pubblico, travestito da pensiero.

Dopo la festa, a notte inoltrata, la lavastoviglie che ronzava, Viviana si sedette sul divano con il libro in grembo. Pietro, che aveva evitato largomento per ore, si strinse accanto a lei.

Vivi, non prendertela. Mia madre è allantica, voleva solo aiutare. Ha leggermente esagerato, tutto qui

Esagerato? Viviana sfogliò il tomo. Guarda, Pietro.

Ovunque segnalibri, post-it colorati. Sul frontespizio una dedica svolazzante: Alla cara nuora, con la speranza che mio figlio torni a ricordare il sapore del mangiare di casa.

Viviana mostrò le annotazioni.

Accanto alla ricetta delle polpette: La carne tritata si fa solo in casa! Quelle del supermercato per le pigre e le incapaci!

Sul capitolo pulizia: La polvere sotto il letto è lo specchio della padrona. Da voi si può piantare le patate.

Sulle camicie: Le pieghe dovrebbero tagliare la carta. Come si presenta Pietro, mi vergogno

Non era un ricettario, era una raccolta di rimproveri, un diario di accuse mascherate da affetto materno. Severina aveva speso ore a vergare quelle note, pregustando la sua lezione di vita.

Mamma ci tiene sussurrò Pietro, sfogliando qualche appunto. Anche a lui arrossirono le orecchie. Se vuoi nascondo il libro in soffitta. Dimentichiamo, eh?

No, Viviana chiuse di scatto il volume. Un tonfo secco. I regali non si nascondono. Meritano dessere trattati in modo adeguato.

Per due giorni Viviana tacque, non piantò scenate, lavorò tutto il giorno, ordinò cena come sempre. Ogni notte però sfogliava ancora il maledetto libro, prendendo appunti su un quaderno. Sabato mattina fu la prima a prepararsi.

Andiamo da mamma? domandò Pietro, notando che si truccava con attenzione.

Certamente. Non si fa così a non salutare la suocera dopo una festa così riuscita. Anzi, anche io ho preparato un regalo per lei. Unalavèrde diciamo.

Pietro irrigidì le spalle.

Vivi, per favore, niente guerre. È una vecchia

Io non comincio niente. La guerra lho già finita.

Giunsero in tarda mattinata. Lappartamento di Severina era ordinato come sempre: profumo di cipolla rosolata, mobili lucidati, centrini inamidati ovunque. Severina li accolse con aria trionfale, certa che Viviana fosse lì per chiedere perdono o consigli.

Venite, venite! Ho appena sfornato panzerotti, con i cavolfiori come piacciono a Pietro. Spero che abbiate fame! Conosco ormai le vostre abitudini alimentari

Si sedettero. Viviana fu impeccabile: elogiò i panzerotti, chiese delle ricette, si informò della salute. La suocera si rilassò, perdendo ogni prudenza.

A fine pasto Viviana tirò fuori dalla borsa quella stessa enciclopedia. Severina sorrise trionfante.

Allora, dubbi? Chiedi pure. La parte sulla pasta lievitata è complicata, posso spiegartela

Signora Severina, interruppe gentilmente ma con voce dacciaio, ho letto il suo regalo. Tutte le annotazioni, ogni consiglio.

Severina annuì, compiaciuta.

Sa cosa ho capito? Questo libro è la pietra preziosa della sua vita. Il suo riassunto, il suo modo di vedere il mondo.

Ma certo! È così! si illuminò la suocera.

Ed è proprio per questo, proseguì Viviana, spingendo il pesante volume verso di lei, che io non posso tenerlo.

Il sorriso sparì dal viso della suocera.

Cosa? Lo restituisci? Ma è di unindelicatezza unica!

Mi ascolti, per favore. Il punto non è la delicatezza, è lopportunità: questo libro descrive una donna ideale. Una donna che si sveglia allalba per impastare, per cui la polvere è un dramma personale; una donna che vive per servire il marito. Lei è così, signora Severina, ed è stata bravissima! Ha raggiunto la perfezione.

Viviana la fissò negli occhi.

Ma io non sono quella donna. Io lavoro con la testa, e la mia ora vale più di una settimana di spesa al supermercato. Se passo tre ore al giorno a fare i tortellini, la nostra famiglia ci rimette quanto una settimana di vacanza. Lo abbiamo calcolato, Pietro e io. Non è una scelta conveniente.

Pietro quasi si strozzò con il caffè, ma annuì in silenzio.

E soprattutto, Viviana carezzò la copertina, ho letto i suoi commenti. Incapace, pigra, vergogna. Questo non è amore, è frustrazione. Una persona felice non scrive cattiverie in un regalo.

Severina arrossì furiosa.

Ma come osi! Io ho sacrificato la vita

Appunto. Lei lha sacrificata, io vorrei viverla. Vorrei amare suo figlio, passare tempo con lui, dialogare, viaggiare, non solo stare in cucina di spalle.

Viviana tirò fuori dalla borsa una busta bianca.

Le restituisco il libro, perché non mi serve. Io e Pietro abbiamo unaltra filosofia. Ma non voglio essere ingrata. Lei mi ha regalato un manuale per diventare governante; io vorrei offrirle lopportunità di ricordare che donna è anche altro: qui dentro cè un abbonamento per un corso di tango, e dieci sedute dal miglior massaggiatore di Milano. Mi sono accorta che spesso si lamenta per la schiena, probabilmente troppe ore ai fornelli.

Un silenzio davanti al quale persino gli orologi sembravano trattenere il tempo. Severina fissava il libro, la busta, sua nuora bocca aperta, incapace di parola. Restituirle il veleno, ma con la confezione della premura. Se avesse urlato, sarebbe sembrata isterica; se avesse rifiutato, debole.

Il tango? Ma a questetà?

Il più divertente, sorrise Viviana. Ci sono signore della sua età, persone perbene. Magari scoprirà che cè altro da fare nella vita che cercare la polvere sotto il letto degli altri.

Viviana si alzò.

Grazie davvero per i panzerotti, erano squisiti. Pietro, andiamo? Dobbiamo ancora andare al cinema.

Pietro, fino allora silente, si riscosse. Guardò la madre, la moglie, poi si alzò.

Mamma, grazie, il pranzo era ottimo! Ma Viviana ha ragione. Non deve mica cucinare per forza. Io la amo così! E, detto tra noi… mi piace anche ordinare il cibo. Ogni giorno assaggiamo qualcosa di nuovo. Non offenderti

Baciò la madre sconvolta, prese la moglie sottobraccio e uscirono.

Nessun suono dalla cucina mentre si mettevano le giacche. Severina era rimasta sola con la sua Collezione dOro e linvito al tango.

Appena fuori, Pietro esalò, sollevato.

Sei stata fantastica, Vivi! Mi aspettavo una bomba nucleare e invece Non è conveniente dal punto di vista economico! Bravissima!

Non è forse vero? ribatté Viviana, sistemandosi allo specchietto. Ho solo messo dei limiti chiari. Tua mamma non è cattiva, sa solo quello che ha sempre saputo: se non suda in cucina, il giorno è sprecato e pretende che anche io soffra, per giustificare i suoi stessi sacrifici. Ma io non ci sto.

Pensi che andrà a ballare davvero?

Non lo so. Forse butterà la busta. Forse no. Ma il libro non me lo regalerà più, e spero neanche le dosi per la polvere.

Passò una settimana. Severina chiamò una sola volta, per un rapido Come state?, nulla più.

Un mese dopo, a un sabato di puro ozio, mentre Viviana e Pietro dormivano fino a tarda mattinata, squillò il telefono.

Mamma? Pietro ancora assonnato. Non veniamo? Ah, tu non puoi?! Come?

La fronte di Pietro si spalancò in stupore; mise il viva voce.

abbiamo il saggio di tango fra due settimane, le prove ogni giorno! Il mio partner, il signor Leone, è stato colonnello, molto in gamba ma richiede impegno! Scusate ragazzi, niente panzerotti oggi. Ordinati una pizza, va bene? Bacio, ora devo andare che le scarpe mi fanno ancora male!

La chiamata cadde. Pietro e Viviana si scambiarono uno sguardo e poi iniziarono a ridere di gusto.

Ha funzionato! Viviana si lasciò cadere felice sui cuscini. Il signor Leone ex colonnello! Povero Leone, preparati a sentirti spiegare come si stirano i colletti.

Almeno ora ci lascia in pace, sospirò Pietro, sereno. Vivi, ordiniamo sushi?

Il più grande che cè.

Viviana si sdraiò, guardando il soffitto. Si sentiva leggera come non mai. Capì che per vincere la guerra con la suocera non serve restituire veleno o compiacere: basta restituire aspettative e offrire unopportunità di cambiare vita. Il ricettario con le note al vetriolo era passato, il presente erano la libertà, la quiete di una mattina di sabato, e un marito che la amava non per una zuppa, ma per quello che era. E questa, sì, che era la vera ricetta segreta della felicità familiare.

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