Altro che mamme moderne: una suocera all’italiana, la pazienza di Natalia e quella casa comprata con fatica – Quando dire basta diventa liberatorio

Martina, ma hai smesso proprio di passare laspirapolvere? Ho gli occhi che mi lacrimano per questa polvere, guarda che tappeto di polvere…

Martina strinse le mani sotto al tavolo mentre osservava ancora una volta la suocera, la signora Olga Palmieri, girare per casa con laria dellispettora dellASL. Olga si fermava ad ogni angolo, ispezionava le mensole con sguardo severo, si storceva il naso per la polvere inesistente sul davanzale e scuoteva la testa davanti ai giochi lasciati in giro dai bambini. Tre anni di queste visite avevano trasformato ogni arrivo della signora Olga in una vera tortura per Martina.

Ho sistemato ieri, ho passato laspirapolvere, ho spolverato Martina cercava di mantenere la calma. I bimbi hanno giocato stamattina.
Bisogna fare le pulizie quando serve, non quando si ha voglia. Ai miei tempi

Olga si lasciò cadere su una poltrona con laria da regina che si degna di scambiare due parole con la popolana. Le dita scorrevano automaticamente sul bracciolo, come a controllare se ci fosse la polvere.

Casa mia brillava talmente che ci si poteva ritoccare il rossetto sul pavimento. I bambini sempre ordinati, neanche una piega sui vestiti. E che ordine che cera! Mio suocero, pace allanima sua, poteva fare unispezione in qualsiasi momento: mai trovata una briciola, figuriamoci la polvere. Eh, altri tempi!

Martina ingoiava la solita favola dei pavimenti luccicanti per la cinquantesima volta. O era la sessantesima? Aveva perso il conto.

E che hai preparato oggi ai bambini per pranzo?
Minestrone di verdure.
Sta in frigo? Olga già era in piedi verso la cucina. Fammi vedere.

La suocera tirò fuori la pentola, annusò, prese un cucchiaio e assaggiò con una faccia come se si aspettasse del veleno.

Troppo sale. E hai messo troppa carota. I bambini non sono conigli, che ci fanno con tutta questa carota? Io il Vittorino lo facevo mangiare in tuttaltro modo da piccolo. Mangiava tutto e chiedeva il bis.

Martina non fiatava. Rispondere era inutile.

E a colazione che gli dai? Sempre quei cereali industriali? Te lho detto mille volte solo vera semola e basta! Prendi lesempio di Lucia, la moglie di Sergio: la sera mette i chicchi in ammollo e la mattina cucina tutto fresco. I suoi figli non si ammalano mai!

Sempre Lucia. Perfetta Lucia con i figli impeccabili e la semola sempre integra a bagno.

Signora Olga, anche i fiocchi davena sono naturali.
Per carità! Tutto sto vostro mangiare da fast food ai miei tempi quella parola nemmeno si conosceva. In cucina ci si stava ore, sempre con amore.

La suocera si mise a ispezionare la cameretta.

Ah, a che ora vanno a dormire questi bambini? Ieri alle nove ho chiamato, Sofia era ancora sveglia.
Di solito alle nove e mezza.
Troppo tardi! Da piccoli, la disciplina era sacra. Il Vittorino alle otto già a letto, neanche fiatare. Parola dordine: disciplina! Ma voi le coccole, le concessioni

Martina si morse le labbra. Avrebbe voluto dire che i tempi sono cambiati, che adesso gli psicologi dicono altro, che i suoi figli non sono il Vittorino di trentanni fa. Ma che senso aveva? Olga ascoltava solo sé stessa.

E questi laboratori moderni la suocera fissava i disegni dei bimbi. Modellare, colorare tutte stupidaggini. Io il Vito lo portavo in piscina e a giocare a scacchi. Quello sì era sviluppo! Disegnare si può fare a casa gratis.
Ma Sofia adora disegnare. È portata.
Portata! sbuffò Olga. Te lo dice la maestra per spillarti i soldi, alla sua età che talento vuoi vedere!

Si risistemò in poltrona con le mani in grembo.

Te lo dico io, Martina. Vi siete lasciate andare voi mamme moderne. Solo telefoni, solo internet. E la casa va a rotoli, i bimbi maleducati e i mariti sempre affamati. Lucia la moglie di Sergio lavora, tiene casa in ordine e tira su tre figli. Tu ne hai due e già non ce la fai.

Di nuovo Lucia. Santa Lucia col coroncino di lenzuola inamidate.

Anchio lavoro, signora Olga.
Sì, sì. Ma che lavoro è quello? Al computer tutto il giorno, a muovere documenti Ai miei tempi chiuse gli occhi come per ricordare tre figli, lorto, la casa, facevo tutto, e la suocera la rispettavo: mai risposto male una volta!

Martina tentò di spiegare che il suo lavoro richiedeva attenzione, che gestiva progetti importanti, che Ma tutte le parole si frantumavano contro il sorriso condiscendente della suocera, quellaria da saggia costretta a sopportare la stupidità di unalunna svogliata.

Ogni visita diventava un esame senza possibilità di promozione. Non andavano bene gli asciugamani, il tè troppo caldo, le piante sul davanzale mosce, le tende da lavare. Tre anni di tutto questo avevano portato Martina al limite, ma lei taceva. Per amore di Vittorio. E per la pace in famiglia.

Quel giorno Olga era particolarmente irritata. Entrò in cucina senza un saluto, vedendo una padella sporca nel lavello sbuffò secca.

Pietro, il figlio di quattro anni di Martina, faceva i capricci a tavola, smuovendo il cucchiaio nella minestra.

Non lo voglio! Non mi piace!
Ecco trionfò Olga lo vedi? Te lavevo detto! Il bambino non mangia perché non sai cucinare. Te lo spiego io come si fa il brodo per i bambini. Prendi un pollo ruspante, naturalmente, non quella roba del supermercato

Qualcosa si ruppe, silenziosamente ma in modo netto, dentro Martina. Come se una corda tesa si fosse spezzata allimprovviso.

Anni di offese, umiliazioni, continui paragoni con linsopportabile Lucia, accenni al suo valore nullo, commenti, sospiri, occhi al cielo tutto era esploso insieme, definitivamente.

Martina si alzò lentamente dal tavolo. Guardò la suocera con uno sguardo nuovo gelido e fermo.

Signora Olga. Lei è venuta in casa di suo marito da sposata o lo ha portato a casa sua?

Olga restò impietrita, con il cucchiaio per aria. Per un attimo sembrava non sapesse più respirare.

Come?
Le chiedo: quando si è sposata, è andata lei a stare dal marito o lui è venuto da lei?
D-dal marito, ovviamente Olga balbettava. Ma che centra
Io invece il Vittorio lho portato in questa casa. Tricamere. Comprata coi miei soldi. Guadagnati, tra laltro, con questi famosi documenti al computer.

Il viso di Olga divenne pallido.

Quindi qui decido io che minestrone si mangia, a che ora vanno a letto i bambini e che attività fanno. E mi tolga una curiosità: lei quanto ha mai guadagnato? O ha sempre campato sulle spalle di suo marito facendo la massaia?

Olga divenne paonazza.

Ma come io Ma come ti permetti di parlarmi così?
Non la sto offendendo, domando. Così, per capirci: il mio stipendio è di tremila seicento euro. Il doppio di Vittorio. Quindi, per favore, la prossima volta che vuole darmi lezioni, se ne ricordi.

Silenzio. Si sentivano solo le posate di Pietro, anche lui attento più che mai.

La porta dingresso sbatté: era tornato Vittorio dal lavoro e, appena entrato, si bloccò percependo laria tesa.

Vittorio! Olga gli corse incontro. Vittorio, lo sai cosa mi ha detto tua moglie? Mi ha umiliata! Offesa!
Aspetta la interruppe lui alzando una mano. Martina, che succede?

Martina parlò sottovoce, stanca. Raccontò dei tre anni passati, dei paragoni continui, delle critiche su ogni cosa, dei commenti sulla sua incapacità di madre e di donna di casa, delle continue intrusioni su come crescere i figli.

Vittorio ascoltava serio. Martina vedeva cambiare la sua espressione dallo stupore al dolore, dal dolore alla vergogna. Si passò una mano sulla fronte, come chi si rende improvvisamente conto di qualcosa di spiacevole su sé stesso.

Ma Vittorio tu non ci crederai, vero? Io sono tua madre! Ti ho cresciuto, non ho dormito per te!
Mamma e per la prima volta Martina notò che il tono era diverso, fermo. Ma davvero sono tre anni che tartassi Martina?
Io? Tartassare? Ma erano solo consigli! E lei
Consigli? Vittorio annuì. Sul minestrone, sulle attività, sullora della nanna, sulla polvere. Sempre, sì?

Olga tentò di rispondere, ma lui la fermò.

Lavevo notato che Martina dopo le tue visite era diversa. Pensavo fosse solo stanchezza. E invece tutto questo lei lo ha sopportato in silenzio, pur di non farci discutere.
Vittorio!
Mamma rispose lui, stanco se continui a punzecchiare mia moglie, qui non metterai più piede.

Olga impallidì. Teneva stretto il bordo del tavolo con le nocche bianche.

Ma davvero per lei? Per questa qui?
Per mia moglie precisò Vittorio. Madre dei miei figli. Donna che, tra laltro, ha comprato questa casa. E per tre anni ha taciuto, pur di non farmi soffrire. Quindi sì, mamma. Sono serissimo.

Per qualche secondo Olga fissò il figlio come se lo vedesse per la prima volta. Poi prese di scatto la borsa, si avviò alluscita, si voltò sulla soglia, le labbra tremanti dalla rabbia, ma vide lo sguardo di Vittorio e non emise più parola. Solo un gesto con la mano e via, fuori dalla porta.

Nel silenzio che seguì, si sentivano solo le lancette dellorologio e il tramestio di Pietro che aveva dimenticato la minestra.

Vittorio abbracciò Martina, strinse forte la moglie. Martina affondò la fronte contro il suo petto e solo in quel momento realizzò che aveva le spalle dure e tese, come se in quei tre anni avesse portato qualcosa di troppo pesante sulle spalle.

Ma perché hai aspettato così tanto? mormorò lui tra i capelli di lei, accarezzandola sulla schiena. Tre anni, Martina. Tre anni hai tenuto tutto dentro.
Non volevo che litigaste. È tua madre.
Sciocchina la strinse ancora di più, e Martina sentì le sue labbra asciutte posarsi sul suo tempio. Tu sei la mia famiglia. Tu e i bambini. A mia madre toccherà accettarlo. O non vedere più i nipoti.

Martina guardò Vittorio e, per la prima volta in tre anni, non sentiva più il peso sul petto: finalmente, respirava liberamente.

Mamma, mamma! strillò Pietro. È andata via la nonna? E posso non mangiare la minestra?

Vittorio e Martina si scambiarono uno sguardo e scoppiarono a ridere, forte, tutti insieme, come non facevano da tempo.

Minestra sospirò Martina per oggi si mangia. Ma domani te ne preparo una come piace a teMa, prima ancora che Martina potesse rispondere, Sofia la raggiunse trascinandosi dietro un foglio pieno di colori.

Mamma, guarda! Ho disegnato la nonna che vola via su una scopa!

Per un attimo rimasero tutti in silenzio. Poi Vittorio rise così tanto che dovette appoggiarsi al tavolo. Martina lo guardò: negli occhi di suo marito cera quella complicità che aveva temuto di aver perso tra una critica e laltra, ma ora traboccava come una promessa.

Martina si inginocchiò accanto ai bambini. Accarezzò Pietro e fece un sorriso enorme a Sofia.

Questo lo appendiamo sul frigorifero, piccola artista.

Sofia saltellò di gioia.

E stasera storie sul divano, vero, mamma?
Sì, amore. Ma una favola che raccontiamo noi, senza nessunaltra regola.

La casa sembrava più grande, più luminosa come se qualcuno avesse finalmente spalancato le finestre. Martina si accorse che, senza nemmeno accorgersene, stava canticchiando.

E quando, più tardi, raccolse i giochi sparsi sul tappeto e sorrise tra sé, capì che quella polvere che tanto inquietava la signora Olga forse non era poi così terribile. Era solo vita: erano macchie di risate, impronte di piccoli piedi, schizzi di tempere. Erano la traccia di una casa vera.

Quella sera, con i bambini addormentati tra le braccia e Vittorio che le abbracciava la vita, Martina pensò che sarebbe andato tutto bene. Non perfetto, ma finalmente davvero loro. E in quellimperfezione cera la miglior pace che avesse mai conosciuto.

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