AMORE DAL SAPORE DI ASSENZIO
Il loro amore non profumava di rose o miele, ma di polvere secca delle strade e di steli spezzati di assenzio. In paese, a Montepulciano, dicevano: se stanno insieme, il mondo si capovolge; se si separano, la foresta brucia.
Lucilla era una guaritrice, la terza generazione nella sua famiglia. Conosceva il sussurro di ogni foglia e sapeva lenire ferite che sembravano non rimarginarsi. Le sue mani erano calde e lodore di timo la accompagnava sempre.
Riccardo, invece, era uno straniero. Un mago, la cui forza nasceva non dal mormorio della terra, ma da comandi netti agli elementi. La sua magia era affilata come una lama e fredda come lacqua della fonte invernale.
Si incontrarono una sera nebbiosa, entrambi alla ricerca dello stesso: la radice della strega, che sboccia solo una volta ogni dieci anni.
Non toccarla, la voce di Lucilla squarciò il silenzio. Non è per mani affamate come le tue, maestro delle ombre. La terra lha donata per guarire, non per le tue illusioni.
Guarire è soltanto un ritardo, rise Riccardo, senza voltarsi. Io cerco la verità delle cose.
Non divennero nemici, ma non potevano essere nemmeno amici. Erano attratti luno dallaltra contro ogni logica e ragione. Il loro era un amore di opposizione, una sfida continua tra creare e dominare.
Lucilla gli portava miele selvatico e infusi contro linsonnia, quando la sua magia iniziava a bruciarlo dentro.
Riccardo lasciava alla sua porta pietre rare, zaffiri e quarzi che contenevano il chiarore delle stelle, per illuminare le lunghe notti dinverno.
Ma il sapore dellassenzio era sempre presente. Lucilla vedeva Riccardo prendere energia dal vuoto, e questo la spaventava. Riccardo irritava la sua dolcezza, credendo fosse uno spreco il suo talento tra gente ingrata.
Un giorno arrivò in paese unepidemia. Non distingueva tra buoni e cattivi.
Lucilla diede le ultime forze, portando su di sé la febbre degli altri, mentre Riccardo Riccardo per la prima volta ebbe paura. Non per il mondo, ma per lei.
Per salvarla, dovette fare ciò che disprezzava più di tutto: donare la sua energia alla terra, quella stessa terra che avrebbe nutrito la guaritrice esausta.
Quando Lucilla riaprì gli occhi, Riccardo stava vicino alla finestra. Nei suoi capelli compariva la prima brizzolatura, e tra le dita non brillava più nessuna fiamma.
Perché? sussurrò lei.
Lassenzio è amaro, Lucilla, rispose Riccardo senza voltarsi. Ma senza quellamarezza, ogni dolcezza è soltanto polvere. Ho scelto te, non leternità.
Rimasero a vivere insieme sullorlo del bosco. Lei continuava a curare, lui imparava ad ascoltare il sussurro delle erbe che prima soffocava con la sua volontà. Il loro amore rimase difficile, pungente e intenso come il profumo dellassenzio al tramonto, ma nessuno dei due avrebbe barattato quellamarezza per il più dolce miele.
Si stabilirono in una vecchia casa al confine della Valle Maledetta un luogo dove nessun boscaiolo o pettegolo osava andare.
Senza più invocare fulmini, Riccardo scoprì il dono di sentire il metallo. Divenne fabbro. Non comune, però coniava coltelli che non si spuntavano mai, ferri di cavallo che portavano fortuna. In ogni colpo di martello risuonava leco della sua antica furia, ora trasformata in creazione. Quello diventò il suo destino.
Lucilla coltivava un piccolo orto, dove crescevano fianco a fianco aconito velenoso e salvia curativa. Non temeva più la oscurità di Riccardo, perché sapeva che la terra più fertile è nera.
Il loro amore non fu mai zuccherato. Era la vita di due caratteri forti che si adattavano luno allaltro come due macine di granito.
A volte, Riccardo per istinto cercava di forzare le cose. Quando la siccità rischiava di rovinare lorto, lui sedeva ore sulla soglia stringendo i pugni, tentando di far scendere almeno una goccia di pioggia dal vuoto.
Basta, mormorava Lucilla mettendogli una mano sulla spalla. La terra non è schiava. Chiedile, non comandare.
Non so chiedere, rispondeva lui a denti stretti.
Ma la sera li vedeva insieme a portare acqua dalla fonte più lontana; in quel gesto cera più magia che in ogni sortilegio.
Nella loro casa arrivavano spesso ombre. Ex discepoli di Riccardo, che volevano riportarlo tra i maghi oscuri, o malati che Lucilla non riusciva a curare da sola.
Un giorno si presentò il vecchio nemico di Riccardo un mago dalla veste nera.
Non venne per uccidere, ma per reclamare ciò che Riccardo doveva alla magia. Pretese la voce di Lucilla in cambio del ritorno dei poteri di Riccardo.
Riccardo guardò le sue mani indurite dal lavoro, poi Lucilla, che in quel momento preparava il decotto di assenzio. Lei non chiedeva difesa lo guardava solo con profonda fiducia.
Una forza ottenuta col silenzio della persona amata non è forza, ma schiavitù, disse Riccardo.
Non usò magia. Prese il suo pesante martello e uscì oltre la soglia. Si racconta che quella notte il bosco tremò non per incantesimi, ma per la semplice rabbia umana di un uomo che difendeva la sua casa. Lombra scomparve.
Invecchiarono con grazia. I capelli di Lucilla divennero bianchi come fiori di acacia, la barba di Riccardo grigia come cenere spenta.
Raccontano che alla fine, non morirono separati. Si inoltrarono nel bosco nel periodo della fioritura dellassenzio. Ora, in quel luogo, crescono due alberi: una quercia forte, le cui radici si tuffano nelle vene minerali, e un salice flessibile che si avvolge intorno al suo tronco.
E se un viaggiatore raccoglie una foglia da quel salice, sentirà sulle labbra la stessa amarezza lamarezza di un amore vero, più potente di qualsiasi magia.
Perché spesso la felicità non si trova solo nella dolcezza, ma nellamaro che ci ricorda di restare umani.




