AMORE AL SAPORE DI ASSENZIO
La loro storia non profumava di rose e miele, ma sapeva di polvere secca delle strade di campagna e di assenzio pestato. In paese si diceva: se stanno insieme, il mondo crolla; se si lasciano, la foresta brucia.
Rosalia era una guaritrice, terza generazione. Conosceva il sussurro di ogni erbetta e sapeva curare ferite che si ostinavano a lasciar tracce. Le sue mani erano sempre calde, e avevano il profumo di timo.
Alessandro invece era uno straniero. Un mago, ma la sua forza nasceva non dai sussurri della terra, bensì dalle grida ai venti e alle acque. La sua magia era affilata come un coltello, e fredda come lacqua del Tevere a dicembre.
Si incontrarono una sera nebbiosa, entrambi alla ricerca della stessa cosa: la radice della strega, che sboccia solo una volta ogni dieci anni.
Non toccare, la voce di Rosalia tagliò il silenzio come una lama. Non è fatta per le mani affamate di un mago nero. La terra la dà per guarire, non per i tuoi incantesimi.
Guarire è solo rimandare, guaritrice, rise Alessandro, senza voltarsi. Io voglio vedere la vera essenza.
Non divennero nemici, ma neanche amici. Si attiravano come calamite, contro ogni logica e buon senso. Amore da battaglia, insomma: il duello continuo tra chi crea e chi comanda.
Lei gli portava miele selvatico e infusi soporiferi, quando la sua magia rischiava di bruciarlo da dentro.
Lui lasciava davanti alla sua porta pietre rare, con il luccichio delle stelle imprigionato dentro, così Rosalia non temesse il buio delle lunghe notti dinverno.
Eppure la nota amara dellassenzio era sempre lì. Rosalia vedeva Alessandro pescare forza dalla notte, e questo la spaventava. Alessandro si irritava per la sua dolcezza, convinto che sciupasse il dono a beneficio di gente ingrata.
Un giorno unepidemia piombò sul villaggio. Non faceva differenze tra buoni e cattivi.
Rosalia dava tutto, prendendo la febbre sulle proprie vene; Alessandro… Alessandro per la prima volta in vita sua ebbe paura. Non per il mondo, ma per lei.
Per salvarla, dovette fare ciò che disprezzava: offrire la propria forza alla terra, per nutrire la guaritrice sfinita.
Quando Rosalia riaprì gli occhi, Alessandro era alla finestra. Nei capelli compariva la prima ciocca grigia, e le mani non sprizzavano più fuoco.
Perché? sussurrò lei.
Lassenzio è amaro, Rosalia rispose lui, senza girarsi. Ma senza quellamarezza, ogni dolcezza è solo polvere. Ho scelto te, non leternità.
Restarono a vivere insieme, ai margini del bosco. Lei curava, lui imparava ad ascoltare il mormorio delle erbe che prima aveva ignorato con la sua prepotenza. Il loro amore fu sempre ruvido, pungente, come il profumo dassenzio al tramonto. Nessuno dei due avrebbe scambiato quella amarezza con il più dolce dei mieli.
Si sistemarono in una vecchia casa ai limiti della Valle Storta, dove nessuno osava mettere piede né boscaioli, né pettegole del paese.
Alessandro, ormai incapace di evocare fulmini, scoprì di saper sentire il metallo. Divenne fabbro. Ma non uno qualsiasi: forgiava coltelli che non si smussavano mai, e ferri di cavallo che portavano fortuna. In ogni colpo dellincudine risuonava leco della sua antica rabbia, trasformata in creazione. Quello divenne il suo mestiere.
Rosalia piantò un piccolo orto, dove convivevano aconito velenoso e la salvia curativa. Non temeva più il buio di Alessandro, perché aveva capito che il terreno più fertile è nero.
Il loro non fu mai un amore zuccherato. Era la convivenza di due caratteri forti, che si sfregavano luno contro laltro come due macine di granito.
A volte Alessandro tentava ancora di forzare le cose. Se la siccità minacciava il giardino, lui restava ore seduto sulla soglia, stringendo i pugni, tentando di spremere almeno una goccia di pioggia dalla sfortuna.
Basta, sussurrava Rosalia, posandogli la mano sulla spalla. La terra non è schiava. Chiedi, non ordinare.
Non so chiedere, ringhiava lui.
Ma la sera, portavano insieme acqua dalla fonte lontana, e lì cera più magia che in mille incantesimi.
Alla loro porta arrivavano spesso ombre. Qualche vecchio apprendista di Alessandro, desideroso di riportarlo nel circolo dei maghi neri, oppure malati che Rosalia non riusciva a curare da sola.
Un giorno si presentò il vecchio rivale di Alessandro mago vestito di nero.
Non venne per uccidere, ma per riscuotere ciò che Alessandro doveva alla magia. Pretendeva la voce di Rosalia in cambio del ritorno dei poteri di Alessandro.
Alessandro guardò le proprie mani callose da fabbro, poi Rosalia, intenta a preparare un infuso dassenzio. Non chiese protezione lo guardava solo con infinita fiducia.
La forza comprata col silenzio della persona amata è schiavitù, dichiarò Alessandro.
Non usò la magia. Prese il suo pesante martello e uscì. Si dice che quella notte il bosco tremò non per incantesimi, ma per il puro, umano furore di un uomo che difendeva la propria casa. Lombra si ritirò.
Invecchiarono con grazia. I capelli di Rosalia bianchi come i fiori di sambuco, la barba di Alessandro grigia come la cenere.
Si racconta che quando arrivò il loro tempo, non morirono separati. Si inoltrarono nel bosco durante la fioritura dellassenzio. Ora stanno lì due alberi: una quercia possente che affonda le radici nelle vene ferrigne della terra, e un salice che le si avvolge attorno.
E se un viandante strappa una foglia da quel salice, sentirà sulle labbra quella amarezza la stessa dellamore vero, più forte di ogni magia, mai finito, mai addolcito.




