Antonina Petrovna, camminava sotto la pioggia e piangeva. Le lacrime si mescolavano alle gocce sul s…

11 giugno 2024

Oggi sono uscito dal lavoro e, mentre camminavo sotto la pioggia verso casa, mi sono lasciato andare alle lacrime che scorrevano sul viso, mescolandosi allacqua del temporale. In quei momenti pensavo tra me e me: “Beh, almeno il diluvio copre il mio pianto; nessuno se ne accorge.” Mi rimbalzavano in testa mille pensieri, soprattutto uno: “Colpa mia Sono capitato nel momento sbagliato, ospite indesiderato.”

Avevo il passo lento e malinconico. Poi però mi è venuta in mente quella barzelletta che raccontavano a cena tra amici, dove il genero dice alla suocera: “Ma dai, mamma, nemmeno una tazza di tè si ferma a bere?” Ora, mi sa, sono proprio io quella mamma.

Ridevo e piangevo, piangevo e ridevo un misto di tristezza e ironia. Tornato a casa, ho tolto i vestiti bagnati, mi sono avvolto nella coperta e mi sono lasciato andare a un pianto liberatorio, senza più trattenermi. Nessuno mi sentiva, a parte la mia fedele pesciolina rossa, Gilda, che nuotava nel suo acquario rotondo. Solo lei mi teneva compagnia.

Sono sempre stato un uomo che piaceva alle donne. Eppure con la madre di mio figlio, Niccolò, le cose non sono mai andate troppo bene. Suo padre, Filippo, aveva il vizio del bere. Allinizio era tollerabile: beveva, poi si addormentava. Ma col tempo è diventato geloso di tutto e di tutti. Si ingelosiva del macellaio, del vecchietto sotto al portone, perfino di uno sconosciuto che mi chiedeva indicazioni.

Una volta, vedendomi salutare con un sorriso il vicino, ha perso completamente la testa. Mi ha picchiato davanti a nostro figlio, colpendomi con rabbia e precisione. Niccolò, allora bambino, ha raccontato tutto nei dettagli ai nonni. Mia madre scoppiò a piangere: “Ma come, ho cresciuto una figlia per farle subire certe cose?” Mio padre, invece, non disse niente; si mise la giacca, uscì e sistemò il genero che ormai era ex: lo prese e lo accompagnò di forza giù dal quarto piano. Durante la caduta, Filippo si ruppe pure il braccio.

Mio padre gli urlò dietro: “Guarda che se ti vedo ancora con mia figlia ti ammazzo. Vado pure in galera, ma a Tonina nessuno rovinerà la vita.” Filippo sparì per sempre. Da allora, Tonina non si è più sposata; aveva altro da pensare, doveva crescere Niccolò.

Molti uomini ci hanno provato con lei, ma dopo quellesperienza non riusciva a fidarsi più di nessuno. Aveva un buon lavoro come tecnologa alimentare in una trattoria del centro. Non stava male, anzi. Riusciva a mettere via qualche euro per prendere un piccolo appartamento.

Quando finalmente aveva risparmiato abbastanza, Niccolò decise di sposarsi. La ragazza era davvero per bene, si chiamava Ludovica, un nome italiano che sa di bellezza. Così Tonina diede a loro la casa nuova e organizzò persino il ricevimento di matrimonio. Lei restò nel suo piccolo bilocale, mentre i giovani iniziarono la vita insieme. Ovviamente, pensò, A loro serve di più!. Ora Tonina, come buona madre, metteva da parte soldi per comprargli la macchina nuova: Basta girare con la vecchia Fiat.

Quel giorno nemmeno aveva intenzione di passare dai figli; non era mai stata invadente. Ma per caso si trovava sotto casa loro proprio quando iniziò a piovere forte. Non aveva neanche lombrello, e con quel diluvio non sarebbe servito.

Così si convinse: “Salgo su, due chiacchiere con Ludovica e una tazza di tè.” Ma Ludovica, aprendo la porta, la guardò sorpresa e non la fece nemmeno entrare: “Tonina, volevi qualcosa?” chiese, fredda, nel corridoio. Tonina si confuse: “Eh la pioggia” Ludovica, guardando fuori dalla finestra, rispose secca: “La pioggia ormai è finita! Casa tua è vicino, puoi andare.” Tonina abbassò la testa e, sempre in lacrime, uscì sotto la pioggia.

Camminando, continuava a piangere finché a casa, svegliatosi dal pianto, si addormentò di sfinimento. E in sogno, la pesciolina Gilda le apparve enorme e, anche se muoveva la bocca senza suono, Tonina sentiva distintamente: Ma che piangi? Sei proprio sciocca! Nemmeno una tazza di tè ti hanno offerto, e tu risparmi soldi per la macchina dei figli? Vivrai per loro tutta la vita? Guarda te stessa: sei bella, sei intelligente. E loro non ti apprezzano. Prendi quei soldi e vai al mare. Vivi, almeno un po, per te stessa!

Tonina si svegliò quando era già buio. Gilda nuotava nellacquario contenta, ma Tonina ormai non capiva più il suo linguaggio. Tuttavia aveva compreso quello che conta: mai sacrificarsi per chi è ingrato, per chi non ti offre neanche una tazza di tè o la possibilità di aspettare che passi la pioggia.

Così Tonina prese i soldi messi da parte e comprò una vacanza sulla Riviera Adriatica. Partì, si divertì, tornò abbronzata e bella. E il figlio con Ludovica nemmeno se ne accorsero, tanto chiamavano o venivano solo quando serviva qualcosa: soldi o babysitter.

Poi Tonina smise di evitare gli uomini e iniziò a farsi corteggiare da Gianni, il proprietario del ristorante dove lavorava. Lui le faceva la corte da tempo, ma Tonina aveva sempre dato priorità al figlio e alla nuora. Ora finalmente si lasciò andare: insieme al lavoro e fuori, la vita cambiò.

Di recente Ludovica arrivò a casa. “Tonina, come mai non vieni più da noi? Non chiami? Sai che Niccolò ha trovato una macchina?”

Tonina lha guardata, le braccia incrociate: “Ludovica, desideravi qualcosa?” Ludovica stava per rispondere, quando dalla stanza spuntò Gianni: “Tonina, metti su il tè?”

“Certo, Gianni,” rispose Tonina sorridendo.

“Invita pure lospite,” propose lui.

“No, Ludovica sta già andando via E poi il tè non le piace, vero Ludovica?”

Tonina chiuse la porta dietro Ludovica e, ridendo, strizzò locchio alla pesciolina Gilda.

Ecco la lezione: nella vita bisogna rispettare se stessi e non sacrificarsi sempre per chi non ci sa apprezzare. Ho capito che anche io merito di essere felice, e finalmente lo sono.

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