Antonella Petrini camminava sotto la pioggia in Via Garibaldi, le lacrime si mescolavano alle gocce dacqua che le rigavano il volto.
Almeno piove!, pensava tra sé e sé, Così nessuno nota che sto piangendo.
Continuava a rimuginare: Colpa mia, sono capitata nel momento sbagliato. Ospite indesiderata.
Camminava piangendo, poi si mise a ridere all’improvviso, ricordando una vecchia barzelletta: il genero che chiede alla suocera, Signora, non vuole nemmeno bere un caffè?
E ora lei era esattamente come quella signora nella battuta.
Rideva e piangeva, piangeva e rideva, sotto un cielo che sembrava un grande lenzuolo blu agitato dal vento di Roma.
Quando arrivò finalmente a casa, si tolse i vestiti fradici e si avvolse nel suo plaid a quadretti rossi. Stavolta però lasciò le lacrime scorrere liberamente. Nessuno la vedeva, nessuno sentiva, tranne la sua pesciolina dorata che nuotava lenta nel piccolo acquario rotondo accanto alla finestra.
Antonella Petrini era una donna affascinante, apprezzata dagli uomini. Ma con il padre di suo figlio, Niccolò, non era mai andata bene. Lui beveva troppo. Allinizio era sopportabile quattro bicchieri e a dormire. Poi, come se fosse sceso un vento cattivo da Napoli, cominciò a essere geloso di chiunque: il vecchietto con il bastone del quartiere, il macellaio di Piazza Repubblica, persino lo sconosciuto che le chiedeva informazioni davanti al Colosseo.
Un giorno, solo perché Antonella aveva sorriso al vicino Giuseppe, lanziano che portava sempre una focaccia fresca suo marito completamente impazzì.
La picchiò, a lungo e con una ferocia studiata. Davanti a Niccolò, il bambino.
Il piccolo, con il candore degli otto anni, raccontò tutto ai nonni. La madre di Antonella scoppiò a piangere:
Non ho cresciuto la mia figlia per farla menare da un ubriacone!
Il padre non disse nulla, indossò la giacca e uscì. Si arrampicò fino al quarto piano, prese il genero ormai ex e lo scaraventò giù dalle scale. Quello si ruppe persino il braccio durante il volo.
Il padre agitò il pugno e minacciò, Se ti avvicini ancora a mia figlia, ti spacco la testa. Poco mi importa finire a Regina Coeli.
Il marito sparì, per sempre.
Antonella non si risposò più. Aveva da crescere Niccolò. Non si sa mai che marito può capitare…
Molti uomini la cercarono, volevano corteggiarla, ma a lei bastava quel che aveva vissuto con il padre di Niccolò.
Non aveva grandi problemi economici. Era una tecnologa alimentare lavorava in una trattoria a Trastevere.
Risparmiava piano piano, euro dopo euro, per comprarsi la casa. Quando finalmente fu il momento di firmare il compromesso, Niccolò voleva sposarsi con una ragazza di nome Anastasia nome limpido, bella come il sole dagosto a Bari.
Antonella gli fece il matrimonio e cedette ai due la nuova casa: due camere, con vista sul Pineto.
A loro serviva di più, avevano una famiglia.
Ora Antonella risparmiava per regalare ai figli una macchina nuova. Basta con quella panda scassata!, pensava.
Non aveva neppure intenzione di passare dai figli quella sera. Non era il tipo di madre che si impone. Successe solo che si trovava nei paraggi durante il temporale. Lacqua cadeva forte come una cascata a Positano, e neppure aveva lombrello tanto il vento avrebbe strapazzato tutto.
Decise di salire e farsi una chiacchierata con Anastasia, con la semplicità delle donne. Magari, anche solo una tazza di tè.
Quando la nuora aprì la porta, rimase sorpresa di vederla lì.
Antonella Petrini, che cosa volevate?, chiese fredda, senza invitare a entrare.
Antonella balbettò, confusa, iniziò a giustificarsi,
Ecco, piove…
Eh, ormai ha smesso! E poi abitate qui vicino, no? Facile arrivare a casa, rispose la nuora, incrociando le braccia e guardando fuori.
Certo, certo, mormorò Antonella, obbediente, e sempre piena di lacrime tornò sotto la pioggia.
Pianse e pianse, poi si addormentò sul divano, col rumore della pioggia ancora nelle orecchie.
Nel sogno, la pesciolina dorata dellacquario crebbe a dismisura e iniziò a muovere la bocca senza suono. Eppure Antonella capiva tutto:
Ma piangi?! Sei sciocca. Nessuno ti ha offerto neanche un caffè col temporale. E tu continui a risparmiare per la macchina dei tuoi figli? Vivrai la vita sempre per loro? Guarda che bella testa che hai, e che donna sei! Hai anche qualche soldo da parte! E allora, cosa aspetti? Vai al mare, regalati un po di gioia!
Antonella si svegliò che era già notte profonda.
La pesciolina dorata nuotava, aprendo la bocca, ma Antonella aveva perso la capacità di capirne il linguaggio.
Comprese però la cosa più importante: non ci si può sacrificare per chi non sa essere riconoscente. Né per chi, col cuore gelido, non toffre neanche una tazza di tè e non ti lascia nemmeno ripararti dalla pioggia.
Antonella prese i soldi messi da parte per la macchina dei figli e si comprò un viaggio al mare, a Sorrento.
Si regalò giorni di sole e di vento, tornò abbronzata e sorridente.
Il figlio e la nuora non si accorsero di nulla: la cercavano solo per soldi o per lasciarle il nipotino.
Antonella smise di schivare gli uomini, e cominciò a frequentare il direttore elegante del ristorante, uno che da anni la guardava con ammirazione.
Da allora ogni cosa si sistemò: insieme in trattoria, insieme a casa, la vita nuova le riapre le porte.
Un giorno, Anastasia bussò:
Come mai non ci visitate più, Antonella Petrini? E non chiamate? Niccolò ha scelto la macchina! fece con un sorriso furbo.
Anastasia, volevi qualcosa? chiese Antonella incrociando le braccia.
Anastasia stava per rispondere quando dalla cucina spuntò il direttore, un uomo affascinante:
Tonia, beviamo un caffè?
Volentieri! sorrise Antonella.
Invita lospite, se vuole, propose luomo, gentile.
No, Anastasia è già di fretta. E poi, non beve mai il caffè, vero, Anastasia?
Antonella chiuse la porta dietro la nuora, diede una risata e ammiccò alla pesciolina dorata che nuotava silenziosa.
Così si fa!La pesciolina dorata fece un piccolo salto nellacquario, schizzando qualche goccia trasparente sul vetro. Antonella rise di nuovo, stavolta con il cuore leggero.
Si sedette al tavolo della cucina, il profumo del caffè si spandeva nellaria con dolcezza familiare. Il direttore le porse la tazzina, le sfiorò la mano. Antonella sentì un calore nuovo.
Alla vita che torna, disse lui piano.
Lei alzò la tazzina, sorridendo. Nessuna pioggia poteva più nascondere le sue lacrime, perché ora erano soltanto di gioia.
Dalla finestra, la sera di Roma sembrava brillare per lei; e per la prima volta, Antonella Petrini sentì che tutto davvero era possibile.






