Arrivare alle nozze d’oro: la storia di Ludmila, Ivan e un amore inaspettato tra tradizioni, passione e seconde possibilità in un piccolo paese italiano

Dopo venticinque anni di matrimonio, io e Giuseppe ci ritroviamo ancora insieme, ormai abituati alla nostra vita tranquilla tra le colline dellUmbria. Ho già cinquantanni, lui ne ha cinquanta due. La nostra esistenza familiare è simile a quella di tanti altri qui: la casa, il lavoro nei campi, la cura degli animali. Nostro figlio Matteo è ormai adulto, vive a Perugia, dove lavora in una fabbrica che produce acciaio. Quando può, torna da noi nei weekend.

Un giorno ci ha fatto una sorpresa: è arrivato con una ragazza elegante, dagli occhi scuri e il sorriso dolce.

Mamma, papà, vi presento Claudia ci ha annunciato emozionato Abbiamo deciso di sposarci, tra poco andremo a fare la domanda in comune.

Piacere, signora, piacere, signor Giuseppe ha detto lei, tutta rossa in volto.

Ben arrivata a casa nostra, Claudia, qui tutto semplice, fa come fossi a casa tua! lho accolta io, sistemando i piatti sulla tavola.

A me e a Giuseppe Claudia è subito piaciuta: educata e riservata, con unaria sincera. Dopo il fine settimana sono tornati in città. Matteo poi mi ha chiamata per dirmi che faranno le nozze destate. Ho condiviso la notizia con Giuseppe ed eravamo entrambi felici…

Tutto sembrava procedere bene, ma da qualche tempo sentivo qualcosa di strano dentro di me… Chi lavrebbe mai detto che a cinquantanni avrei perso la testa per il vicino, amico di famiglia da sempre: Michele.

Michele è passato una sera a trovarci con una bottiglia di Grappa. Sua moglie, Marina, fa la capotreno sulle lunghe percorrenze ed è spesso fuori casa; lui abituato ormai a stare solo, non si lamenta. La loro figlia, Vera, abita pure lei in città ma ogni tanto passa per controllare che tutto vada bene, specie quando la mamma è via. Così anche Marina chiama spesso da lontano, rientra a casa per qualche giorno e poi parte nuovamente verso il nord.

Giusè, ora ti faccio vedere che trapano ho comprato al mercato di Foligno! Con questo possiamo sistemare tutto! ha detto mio marito e si è dileguato in dispensa.

In quel momento Michele si è avvicinato a me, mi ha stretto la vita, ha posato la bocca sul mio collo: allimprovviso il cuore mi batteva come non mai. Ho sentito che si apriva la porta della veranda, sono scattata via e ho cominciato a pulire freneticamente il tavolo, la testa bassa per non incrociare lo sguardo di Giuseppe. Sapevo che nei miei occhi brillava una luce che non riuscivo a nascondere.

Giuseppe non ha notato nulla, ha dato il trapano a Michele.

Bello, questo sì che è un attrezzo serio Da festeggiare ha detto versandoci la Grappa. Lù, ti unisci?

No, ragazzi, oggi sono un po stanca… vado in camera a riposarmi e così mi sono guardata allo specchio: Ma guarda te, Lucia, alla tua età e ancora ti accendi come una ragazzina! mi sono detta, sorridendo maliziosamente.

Ora, a cinquantanni sono un po più rotonda, viso tondo ma occhi vivaci, labbra piene. Mi sono sempre piaciuta, e sapevo che quando mi mettevo un vestito bello e un paio di tacchi, non passavo inosservata alle feste di paese. Michele mi è sempre piaciuto: uomo alto, forte, con lo sguardo che bruciava. E solo di recente ho scoperto che anche lui mi desiderava da tanto.

Una mattina, ero diretta al piccolo alimentari, lui mi ha fermata dal suo orto.

Lucia, dai, aiutami a preparare due tortelli, che senza Marina sono perso!

Micky, devo andare a far spesa ho risposto, tra il divertito e il preoccupato di non essere pettinata a modo.

Invece, quasi senza rendermene conto, sono entrata nel suo cortile, lui mi ha stretto tra le braccia. I suoi baci mi facevano perdere la testa, tutto il resto è svanito: eravamo lì, noi due, senza pensare a nientaltro.

Tanto il negozio mica scappa… Piuttosto, secondo te quanto devono cuocere? sussurrava lui guidandomi dentro casa.

Dieci minuti… Ma sei sicuro, non lhai mai fatto prima?

Tante cose ultimamente mi capita di farle per la prima volta… Senza Marina sono davvero perso.

Vuoi che ti aiuti davvero o?

No no, dai con te preferisco fare altro! mi ha risposto stringendomi ancora di più.

Avevo ancora il cappotto addosso, subito lha tolto con impazienza, la sua testa tra il mio petto.

Micky, io sono sposata…

E allora? Anchio. Dai Lucia, mi piaci troppo… Si vede che Giuseppe non ti coccola a dovere. Devi pur essere felice anche tu.

Non mi sono opposta. Da troppo tempo non ricevevo più una parola dolce da Giuseppe. Avevo forse torto a desiderare qualcosaltro? Così, per la prima volta, lho tradito. E nonostante tutto, la coscienza non mi rimordeva. Mi sembrava persino di avere diritto a quella felicità.

Sei proprio una donna speciale, Lucia. Con Marina ormai ci sentiamo solo per telefono. Quando parte per Genova, io resto qui da solo. Non mi stupirei se anche lei avesse un altro… Chi lo sa, magari si è trovata un suo macchinista.

Ma a un certo punto ho ricordato che dovevo andare al negozio. Mi sono sistemata in fretta, e proprio sulla porta ho incontrato Vera, la figlia di Michele.

Oh, buongiorno zia Lù ha salutato lei, notando forse il mio imbarazzo.

Ciao Vera, stavo solo spiegando a tuo papà come si cucinano i tortelli, che senza tua madre è un disastro in cucina!

Papà, te lho già spiegato mille volte! Dai, andiamo, ti aiuto io…

Bene, io allora vado… Ciao cari!

Mi sentivo il sangue in subbuglio. Non credevo possibile innamorarsi così, a questa età, e proprio di Michele.

Poi mi sono accorta che in paese iniziavano a circolare chiacchiere su di noi. Persino Giuseppe, un giorno, mi ha fissato con uno sguardo un po ironico:

Ma quanto ci metti a tornare dal negozio? Cosa facevi da Michele?

Oh, poverino, senza Marina non ce la fa, mi ha chiesto spiegazioni sui tortelli. E, guarda caso, è arrivata pure Vera. Tra poco anche lei si sposa.

Intanto Michele mi incoraggiava:

Se ci scoprono, diremo che ci amiamo… Marina ha tempo per trovarsi qualcun altro, e Giuseppe poi mi baciava senza finire la frase.

Micky, stiamo scherzando, vero? Ho quasi cinquantanni…

Ma letà non conta niente! mi abbracciava sempre più forte.

Ormai la vergogna era sparita, mi convincevo daver diritto a questa passione improvvisa.

Siamo andati avanti così per due settimane, rischiando persino di essere scoperti da Giuseppe. Un giorno mi sono dovuta nascondere nel suo garage mentre loro parlavano fuori, a pochi passi da me.

Poi, quella sera, Giuseppe mi ha affrontata:

So tutto. Gualtiero mi ha detto che ti ha vista entrare nel cortile di Michele. Tra tre giorni festeggiamo il nostro anniversario al ristorante del paese, con tutti gli invitati e tu così

Giuseppe, perdonami… Non so cosa mi abbia preso Sarà la crisi di mezza età È capitato pure a voi uomini, no? lui però mi ha insultata, colpito.

Chiamami come ti pare, ma ti giuro che nemmeno io so spiegarmi questa follia. Perdonami, Giusè…

Facciamo così: festeggiamo lanniversario, facciamo finta di nulla, e poi ci separiamo. Spiega tu tutto a Matteo ha concluso amareggiato.

Il giorno della festa era arrivato. Ero seduta accanto a Giuseppe, con un vestito nuovo, truccata, le perle al collo e i capelli sistemati. Lanciavo uno sguardo a Michele, che era solo sua moglie stava per tornare. Mi sentivo osservata: qualcuno mi guardava con disapprovazione, sapevo che le voci sul mio conto correvano. Ma io pensavo fra me:

Che parlino pure. Nessuno sa cosa provo davvero per Michele che ne sanno loro dellamore?

Gli auguri si sono succeduti, poi Michele ha alzato il bicchiere:

Auguro ai giovani altri venticinque anni insieme. Un brindisi alla salute e alla felicità! e ha bevuto tutto dun fiato. Gli altri lhanno seguito.

Terminata la festa, Giuseppe era deciso: non poteva tollerare quella situazione, sua moglie che si vedeva con il suo amico sotto gli occhi di tutto il paese. E con Michele, ormai, non parlava quasi più.

«Ne parliamo stasera», ha detto, occupandosi dellorto.

Io nel frattempo sono uscita per prendere il pane, e con la scusa sono passata da Michele. Ma appena sono entrata nel cortile, lui si è bloccato e mi ha fatto cenno di non avanzare.

È tornata Marina mi ha detto sottovoce.

Non le hai ancora detto niente?

E che dovrei dirle?

Che tra noi è successo qualcosa…

Parli piano, Lucia! Dai… Siamo adulti, abbiamo scherzato, è finita qui. Io voglio bene a Marina, appena arrivata mi è saltata addosso e ho capito che lei è tutto per me. Tu sei una bella donna, davvero, ma non sei la mia. Io resto con mia moglie.

Allora mi sono allontanata, sentendomi improvvisamente inutile, vuota. La sera, Giuseppe mi ha detto:

Ho deciso, Lucia: voglio il divorzio. Mi hai umiliato davanti a tutti.

Ho pianto, mi sentivo persa. Giuseppe è sempre stato la mia vita, il compagno di ogni giorno ci conosciamo in ogni abitudine. La passione magari si spegne, ma la complicità, quella sì, si può cercare di ricostruire. E ora, come potremo parlare di questo a nostro figlio, con le nozze alle porte?

Giuseppe, tu avevi ragione a dirmi certe cose. Ho perso la testa, ma ora ho capito. Ti prometto che tutto tornerà come prima. E poi, tra poco saremo nonni…

Sapevo che Giuseppe aveva un carattere buono e che mi voleva ancora bene a modo suo. Il tempo ha fatto il suo corso, mi ha perdonato. Ora abbiamo già due adorabili nipotini che ci riempiono la casa di allegria quando Matteo e Claudia vengono a trovarci.

Quanto a Michele, ha ripreso le sue vecchie abitudini: ogni volta che Marina partiva, si faceva vedere in compagnia di qualche donna sola del paese. Con Giuseppe invece i rapporti sono gelidi. Intanto, Marina è andata in pensione e anche loro, con i loro litigi, vanno avanti così. Nessuno è perfetto come si dice qui, ogni casa ha le sue pentole e coperchi…

Se sei arrivato fin qui, grazie davvero di cuore per aver condiviso con me questa parte di vita. Auguro a tutti un po di serenità e fortuna nel cuore.

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