26 aprile 2025
Oggi, mentre passeggiavo per il reparto di maternità dellOspedale San Giovanni a Pistoia, ho sentito le infermiere parlare di una paziente anziana, una signora quasi senile, che ormai sembra un’ombra fra i nuovi nati. Lavete vista, ragazze? È la signora Antonietta, ormai quasi una vecchia, mi ha detto una di loro. Sì, è già tutta bianca. Forse avrà dei nipotini, ma per ora si limita a guardare i piccoli che piangono.
Mi è sembrato quasi una scena di un film: una madre giovane, mia madre sembra più giovane di lei, mi sono chiesto quanti anni avesse il marito di Antonietta. Le infermiere, taciturne e spente, non dicono nulla, rimangono isolate. È una donna riservata, non parla con nessuno, ha aggiunto unaltra. Ci troviamo tutti a chiederci come rivolgerci a lei. Alcuni la chiamano Antonietta, altri la chiamerebbero con il cognome, ma alla fine nessuno sa davvero.
Nel frattempo, la storia di Tonia Bianchi, una ragazza del nostro paese di San Martino, si dipanava con la stessa crudezza. Quando Tonia aveva quattro anni, tutta la sua famiglia fu colpita dal tifo; la madre, il padre, il fratellino di un anno e il nonno non ce la fecero. Da quel giorno, la nonna Maria Rossi, una donna severa e autoritaria, si occupò di lei, privandola di affetto.
Nel 1941, Tonia e il giovane Vittorio Ferri compirono tredici anni. Vivevano in due frazioni diverse, ma si spostarono al centro della provincia per lavorare nella fabbrica di acciaio di Torino, dove la manodopera scarseggiava. Fu lì che si conobbero, lavorando fianco a fianco con gli adulti, senza mai fermarsi. Quando Vittorio fu chiamato al fronte a quindici anni, Tonia, dal fuoco dei capelli ramati, voleva seguirlo, ma le autorità lo rifiutarono: Hai più valore qui, dietro le linee, a costruire il futuro.
A diciotto anni si sposarono, ma il dopoguerra non lasciò spazio a feste. La nonna Maria, infastidita, li fece trasferire in due case separate a trenta chilometri di distanza. Un anno dopo nacque il loro primo figlio, chiamato Vasco. I giovani genitori vissero unideale di felicità finché la vita non li colpì nuovamente.
Sei anni dopo, con Vasco ormai grande, Tonia e Vittorio vivevano di nuovo in sintonia, suscitando linvidia del villaggio. Vittorio, ora maestro di forni, era famoso per le sue stufe che riscaldavano tutta la zona. Lo chiamarono a sistemare un forno in un paese sullaltro lato del fiume Arno. Portò con sé il piccolo Vasco, perché Tonia era al lavoro. Era una gelida mattina di febbraio, il ghiaccio copriva il fiume, e Vittorio, con la sua cassa di attrezzi, si avventurò sul ghiaccio. Il bambino correva felice, ma quando mancavano venti metri alla riva, scivolò su una trave di neve. Vittorio saltò per salvarlo, ma
Nel frattempo, Antonietta aveva già perso marito e figlio a venticinque anni, e la casa le ricordava solo dolore. Tonia, sopraffatta, tornò al villaggio di San Martino per stare con la nonna Maria. Il suo spirito si chiuse, la vita gli sembrava priva di senso, e non pensava più a ricominciare.
Ora Antonietta ha trentatré anni, ed è rimasta sola con il bambino. La distanza dal suo paese è notevole, e il freddo di febbraio la spinge a chiedere aiuto prima che sia troppo tardi. Da mattina, Tonia cammina nei corridoi dellospedale come unombra, ricordando il giorno in cui, diciotto anni fa, perse marito e figlio. Il tempo non ha guarito il dolore, né lha attenuato.
Alla fine, Tonia è diventata madre di un bambino sano, che ha chiamato Dario. Ricorda ancora il sogno di Vasco, che chiedeva: Comprami un fratellino, papà! Il papà mi ha fatto tanti giocattoli, ora voglio giocare con il fratellino. Quando il padre le chiese come lo avrebbe chiamato, il bambino rispose: Dario! e il padre esultò: Allora sarà Dario!
La nonna Maria, con la sua voce gracchiante, accolse il neonato con un rimprovero: Che pianto, tesoro mio! Tonia, cercando di confortarlo, gli sussurrò: Smetti di piangere, il mondo è ancora bello. Maria borbottò: La gente del villaggio parlerà, sai, della tua vergogna a quarantatré anni. Nonostante i pettegolezzi, la nonna di Tonia morì lanno dopo, lasciandola sola, ma anche più forte.
Dario è cresciuto diventando un bel giovane: alto, occhi scuri, un vero bel ragazzo, diverso dalla madre che lo amava con tenerezza. A settanta anni, Tonia è diventata nonna. Quando Dario ha saputo della nascita di sua figlia, è andato allospedale con la moglie, Svetlana, e ha gridato: Svetlana, mostrami la bambina! La donna ha mostrato il neonato alla finestra, e Tonia ha pianto di gioia, asciugandosi le lacrime. Mamma, è rossa come te! esclamò Dario, ridendo.
Osservo tutto questo da qui, come testimone di una vita che si ripete tra perdita e speranza. Ho imparato che, anche quando il destino sembra un inverno gelido, la tenacia di chi ama e la luce di un nuovo sorriso possono scaldare il cuore più freddo.
Lezione personale: non importa quanto sia dura la notte, chi sa attendere e credere nellalba troverà sempre la forza per ricominciare.






