Avevo 36 anni quando mi proposero una promozione nell’azienda in cui lavoravo ormai da quasi otto anni: non era un semplice avanzamento di ruolo, ma il passaggio da una posizione operativa a quella di coordinatrice regionale, con stipendio decisamente più alto, contratto a tempo indeterminato e condizioni migliori, a fronte solo di due giorni a settimana da trascorrere fuori casa in una città distante un’ora—ma quando portai la notizia a casa, convinta che mio marito ne sarebbe stato felice, la sua reazione fu l’opposto: si oppose, dicendo che per una donna con famiglia il lavoro non deve venire prima; dopo settimane di discussioni rinunciai alla promozione, ignorando che lui già frequentava un’altra, e oggi mi ritrovo sola, senza il marito che credevo di tenere vicino sacrificando il mio futuro e senza il lavoro che avrebbe cambiato la mia vita—perciò, il mio consiglio è: non rinunciate mai ai vostri sogni per un uomo.

Avevo trentasei anni quando mi proposero una promozione nella società in cui lavoravo ormai da quasi otto anni.

Non era una semplice promozione. Passavo da un ruolo operativo a diventare coordinatrice regionale. Lo stipendio aumentava di molto, il contratto diventava a tempo indeterminato, le condizioni miglioravano notevolmente. Unico cambiamento: due giorni a settimana avrei dovuto viaggiare a Bologna, a circa unora di distanza da Firenze, pernottarci e rientrare solo il giorno dopo.

Quando tornai a casa, pronta a condividere la notizia, ero certa che mio marito si sarebbe rallegrato per me.
Non andò così.

Quella stessa sera si sedette davanti a me a tavola e mi disse che quella promozione non era una buona idea. Parlava delle bambine, della casa, del fatto che non posso andare in giro così di continuo, che una donna sposata con figli non può vivere sempre in viaggio. Più volte ribadì che i soldi non sono tutto e che la stabilità della famiglia viene prima di ogni cosa.

Cercai di spiegargli che non mi sarei trasferita, che si trattava solo di due giorni a settimana e che avremmo potuto finalmente saldare i debiti. Lui insisteva: no. Diceva che questo avrebbe distrutto la nostra famiglia.

Abbiamo discusso per settimane intere. Tenevo i documenti della promozione nella borsa, senza mai averli firmati. In ufficio cominciavano a pressarmi per avere una risposta: avevano bisogno di una coordinatrice. Laria a casa si era fatta tesa, intollerabile. Ogni volta che cercavo di parlarne, lui si arrabbiava, alzava la voce, e mi accusava di essere egoista.

Alla fine, ho ceduto.

Sono andata alle Risorse Umane e ho rifiutato la promozione. Ho detto che per motivi familiari non potevo accettare. Sono tornata alla mia vecchia posizione, stessi orari, stesso stipendio, sempre millecinquecento euro al mese.

Nei mesi successivi, però, lui ha iniziato a comportarsi in modo strano. Tornava sempre più tardi, stava ore intere col cellulare in mano, cambiava password in continuazione. Diceva che era oberato di lavoro. Non sospettavo nulla. Avevo fatto la sua volontà, ero convinta che così tutto sarebbe tornato a posto.

Tre mesi dopo una collega mi ha scritto su Facebook chiedendomi semplicemente se stavo ancora con mio marito. Le ho risposto di sì. A quel punto mi ha mandato alcune foto.

In quelle foto mio marito era insieme a una donna del mio ufficio, seduti insieme in trattoria, abbracciati, affiatati come una coppia. Nessun dubbio, nessun errore.

Quella sera stessa lho messo di fronte alla verità. Non ha negato. Mi ha detto che era da tempo attratto da lei, che con lei si sentiva capito, che fra noi due ormai era finita. Mi ha confessato che non voleva più restare sposato e che avrebbe lasciato la casa.

In meno di una settimana se nè andato. Ha raccolto i suoi vestiti, lasciato le chiavi e si è trasferito da lei. Nessun tentativo di sistemare le cose, nessun senso di colpa, nessuna discussione.

Io sono rimasta nella stessa casa, con la stessa mansione, lo stesso stipendio basso e da sola.

La promozione non esisteva più. Qualcun altro aveva preso il mio posto. Quando ho chiesto se ci fosse unaltra possibilità, mi hanno risposto no, loccasione era passata.

Oggi, guardando indietro, i fatti sono limpidi: ho rinunciato a unopportunità concreta per la mia carriera per una famiglia che, in realtà, era già perduta. Non ho più né il marito che pretendeva di proteggere la sicurezza domestica, né il ruolo che avrebbe potuto darmi stabilità.

Lui ha continuato la sua vita con unaltra.
Io ho dovuto ricostruirla da zero dopo una scelta fatta sperando di salvare ciò che in verità era già sparito.

Per questo il mio consiglio è semplice:
non rinunciate mai ai vostri sogni per un uomo.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

seventeen − 7 =

Avevo 36 anni quando mi proposero una promozione nell’azienda in cui lavoravo ormai da quasi otto anni: non era un semplice avanzamento di ruolo, ma il passaggio da una posizione operativa a quella di coordinatrice regionale, con stipendio decisamente più alto, contratto a tempo indeterminato e condizioni migliori, a fronte solo di due giorni a settimana da trascorrere fuori casa in una città distante un’ora—ma quando portai la notizia a casa, convinta che mio marito ne sarebbe stato felice, la sua reazione fu l’opposto: si oppose, dicendo che per una donna con famiglia il lavoro non deve venire prima; dopo settimane di discussioni rinunciai alla promozione, ignorando che lui già frequentava un’altra, e oggi mi ritrovo sola, senza il marito che credevo di tenere vicino sacrificando il mio futuro e senza il lavoro che avrebbe cambiato la mia vita—perciò, il mio consiglio è: non rinunciate mai ai vostri sogni per un uomo.