14 febbraio, 2025
Stasera, mentre la neve cadeva silenziosa sul tetto di legno, mi sono trovato a ricordare il viaggio di quella piccola vita pelosa che un giorno si è fermata al cancello della mia proprietà.
Un gattino grigiobianco, con gli occhi color ambra, era rimasto lì ad attendere. Giorno dopo giorno, persino una settimana, la prima neve cadeva e le sue zampette gelavano, lo stomaco brontolava per la fame, ma lui rimaneva fermo, sperando.
Lo avevo scoperto allinizio della primavera, ad aprile, quando la neve copriva ancora gli angoli ombrosi dei vicoli di Borgo San Lorenzo, ma nei tratti al sole già spuntava il verde tenero. Il micino si era accoccolato accanto al tubo caldo di un negozio di alimentari, cercando calore.
Mamma, guarda! esclamò con gioia la piccola Benedetta, di circa sette anni, mentre correva verso di me. Un gattino!
La madre, Signora Maria, fece una smorfia e rispose:
Andiamo, Benedetta. È sicuramente sporco e pieno di pulci.
Ma la bambina si accucciò subito e tese la mano. Il cucciolo non fuggì, soltanto fece un flebile miagolio.
Per favore, mamma! Lo prendiamo a casa?
No, e ancora no! Abbiamo un appartamento in affitto, non possiamo tenere animali.
Passava di lì la nostra vicina Lorenza. Udendo la discussione, si fermò, osservò il piccolo felinodolce, fiduciosoe la bambina già in lacrime.
Dove volevate portarlo? chiese.
A casa ma la mamma non lo permette, singhiozzò Benedetta.
Lorenza rifletté. Nella sua casa di campagna, i topi si erano moltiplicati. Un gattino come quello sarebbe diventato un ottimo cacciatore.
Sai una cosa, disse con dolcezza, ho una cascina con un ampio giardino. Il micino si troverà bene lì.
Il viso di Benedetta si illuminò:
Davvero? E come lo chiameremo?
Barbagianni, rispose prontamente Lorenza, perché è a strisce.
Così il piccolo arrivò nella nostra casa. Grigiobianco, occhi ambra, incredibilmente affettuoso. Appena lo accarezzavo, cominciava a fare le fusa e a premere il muso sulla mia mano. Era già un cacciatore di topi: in una settimana aveva eliminato tutti i roditori del giardino. I proprietari erano entusiasti, tanto per lutilità quanto per la tenerezza.
Barbagianni faceva del suo meglio, incontrandomi ogni sabato al cancello, dormiva ai miei piedi come se sapesse che quella era la sua famiglia, la sua vita. Pensava che così sarebbe stato per sempre.
Ma lautunno cambiò tutto. A novembre Lorenza e il marito Andrea vennero a chiudere la cascina per linverno.
Che faremo di Barbagianni? chiese Lorenza, mettendo le bottiglie nella borsa.
Niente, sbuffò Andrea. Ce la caverà da solo. I gatti vivono per strada, sopravvivono al gelo.
E se ne andarono.
Barbagianni rimase al cancello, ad attendere. Un giorno, un altro, una settimana. La prima neve di nuovo cadde. Le zampe ghiacciate, la fame lo stringeva, ma rimaneva lì, convinto che avrebbero fatto ritorno. La speranza, però, cominciava a sciogliersi insieme alla neve.
Una sera, una voce roca e gracchiante lo interruppe:
Ehi, amico, sei congelato?
Sopra di lui stava Giovanni Bianchi, il pensionato del campo accanto. Era lunico a trascorrere linverno nella sua casa di campagna. Le sue mani erano calde, e dal suo odore si percepiva una sicurezza domestica, non paura.
Vieni da me, sussurrò luomo. Ti riscalderò.
Barbagianni accettò e, in quel momento, capì una semplice verità: non tutti gli esseri umani sono uguali.
Giovanni, settantanni compiuti, viveva con lentezza. I figli erano andati via, la moglie era morta tre anni fa; rimaneva solo con il suo orticello e i ricordi. Linverno in campagna era per lui una consuetudine: la città soffocante, i vicini estranei, ma lìsilenzio, neve fuori dalla finestra e il crepitio accogliente del focolareera casa.
Lo avvolse con un vecchio maglione e lo portò dentro.
Allora, amico, mormorò, accendendo una pentola di latte sul fornello, raccontami comè finito qui fuori al gelo?
Il gatto non rispose, ma i suoi grandi occhi ambra riflettevano una tristezza che mi stringeva il cuore.
Capisco, annuì Giovanni. Ti hanno abbandonato. Che persone Dio li perdoni.
Nei primi giorni Barbagianni si nascondeva dietro il camino, mangiava solo quando il padrone non era in giro, come se temesse un tradimento. Giovanni non lo affrettava: lasciava una ciotola di cibo, parlava a voce bassa:
Ecco, ho fatto un po di porridge. Non è un lusso, ma ti farà star bene. Non essere timido.
O ancora:
Cè tanta neveche bello stare al caldo, vero?
Dopo una settimana il gatto si fece più coraggioso. Iniziò a mangiare vicino a Giovanni, poi si avvicinò di più, e qualche giorno dopo saltò sulle sue ginocchia.
Eccolo, finalmente! rise Giovanni. Allora possiamo conoscerci sul serio.
Mi accarezzò la testa; il gattino iniziò a fare le fusa, prima timide, poi più forti.
Bravo, adesso andrà tutto bene, disse lanziano.
La routine cambiò: al mattino Giovanni si svegliava e Barbagianni lo aspettava sul letto; colazione a due. Il pomeriggio leggeva il giornale, il gatto sedeva sul davanzale. A volte uscivano insieme in giardino a spalare la neve, Barbagianni correva dietro di lui, si tuffava nella polvere bianca, giocava con i fiocchi.
Hai dimenticato come si gioca? rise Giovanni. Niente, ti risentirai.
La sera il nonno raccontava della sua vecchia gatta Murtilla, morta lanno prima:
Era buona, fedele, quindici anni con me. Quando se ne andò, pensai di non volerne più un altro. È stato doloroso.
Barbagianni ascoltava, faceva le fusa, sembrava comprendere ogni parola.
A Capodanno il gatto era ormai a suo agio: dormiva ai piedi del nonno, lo salutava alluscita, una volta catturò un topo e lo portò fiero in dono.
Ottimo cacciatore! esclamò Giovanni. Ma non serve più, abbiamo già cibo a sufficienza.
Linverno volò; febbraio lasciò spazio a marzo. E una mattina, davanti al cancello, sentii il rombo di unauto.
Barbagianni si irrigidì, corse alla finestra. Giovanni sbirciò fuori, aggrottandosi.
Sono arrivati, disse a bassa voce. I tuoi precedenti proprietari.
Dallauto scesero Lorenza e Andrea, allegri, a esplorare il giardino.
Dovè il nostro Barbagianni? chiamò Lorenza a gran voce. Vieni qui, cacciatore di topi!
Il gatto tremava, attaccato al vetro.
Non vuoi tornare da loro? chiese piano Giovanni.
Barbagianni guardò Giovanni e nei suoi occhi gialli colse la risposta.
Bene, disse Giovanni, è chiaro. Loro verranno a prenderti, credono che tu sia ancora loro.
Dopo mezzora la porta scoppiò in un frastuono di colpi.
Giovanni Bianchi! urlò Lorenza, sappiamo che il gatto è qui! Usci subito!
Giovanni si alzò faticosamente. Il gatto si rifugiò sotto il letto, nella zona più lontana.
Stai zitto, sussurrò il nonno. Non farti vedere.
La porta si aprì. Lorenza e Andrea entrarono. Lei, decisa e assertiva; lui, timido e incerto.
Buongiorno, disse freddamente Giovanni.
Dove è il nostro gatto? chiese subito Lorenza. I vicini dicono che lo tenete!
Quale gatto? rispose il nonno con disinvoltura.
Non fate finta di niente! Grigiobianco, Barbagianni. Labbiamo lasciato in autunno, pensavamo che si fosse arrangiato, ma sembra che si sia legato a voi.
Gli occhi di Giovanni si indurirono.
Lavete lasciato? A novembre? Allesterno, al gelo?
Beh, balbettò Andrea, è un gatto, dovrebbe sapersi cavare.
Cavarsela? replicò Giovanni con un passo avanti. Un gatto domestico in inverno? Capite cosa dite?
Basta sermoni! intervenne Lorenza. Ci serve il gatto, i topi si sono moltiplicati. Restituiteci il felino.
No, rispose concisamente Giovanni.
Cosa significa no? È nostro! protestò Lorenza.
Vostro? rise Giovanni, rauco. E dove eravate quando tremava al cancello, morente di fame? Dove eravate quando lo ho portato a casa, mezzo morto?
Non lo sapevamo mormorò Andrea.
Non lo sapevate o non volevate sapere? alzò la voce Giovanni. In estate lo coccolavate e in inverno lo gettate via come una vecchia scarpa!
Chi sei tu per dirci cosa fare? sbottò Lorenza. È il nostro gatto, e se non lo restituite
Allora? interruppe il nonno. Ci andate in tribunale per un animale che avete lasciato morire?
In quel momento il volto familiare di Barbagianni spuntò da sotto il letto, attirato dalle grida.
Eccolo! esultò Lorenza. Barbagianni, vieni qui! Kikiki!
Il gatto rimase accanto a Giovanni, immobile.
Vedi? sussurrò il nonno. Ha scelto. E la sua scelta non è a vostro favore.
Sciocchezze! balzò Lorenza avanti. Dategli a me!
Non lo darò, affermò fermamente Giovanni.
Chi sei per impedirci? urlò Lorenza. Andrea, dì qualcosa!
Andrea rimase in silenzio, col volto colmo di colpa.
Allora intervenne Maria Conti, la vicina di porta.
Ah, tornate finalmente? E volete il gatto indietro?
Sì, è nostro! stonò Lorenza.
Vostro? rise Maria. E chi lha nutrito tutto questo inverno? Chi lo ha curato quando si è raffreddato?
Non volevamo chiedere, balbettò Andrea.
Proprio così, replicò Maria. Non volevate perché vi importava poco. In estate un giocattolo, in autunno spazzatura!
Nei minuti successivi si radunarono altri abitanti del paese, tutti dalla parte di Giovanni. Semenza, la signora del panificio, disse:
Non avete coscienza, buttare un animale al gelo!
Che ci crediate? rise Semenza. Barbagianni è ora di Giovanni. E così sia!
Marika, la sarta, aggiunse:
Se ci provano con la forza?
Che provino, ribatté Giovanni, e vedranno.
Lorenza lanciò unultima occhiata furiosa e se ne andò in auto, seguita da Andrea, che rimase a guardare la strada. Nessuno li vide più. La gente del villaggio si schierò a difesa di Giovanni, e il gatto mostrò dove fosse davvero casa sua.
Lestate successiva, sul terreno di Lorenza, i topi si moltiplicarono in un vero esercito.
Così dovevate farlo, commentò Semenza, passando, volevate un gatto al lavoro e avete finito con un regno di topi.
Anche la vita di Giovanni cambiò. Ritrovò uno scopo, gioia nelle piccole cose. Ogni mattina diceva Buongiorno, Barbagianni, preparava la colazione, comprava latte e farina.
Barbagianni fiorì: il pelo lucente, gli occhi brillanti. Si sentiva il padrone del suo territorio.
Lestate arrivarono i nipoti di Giovanni. Rimasero incantati dal gatto, e presto lo legarono al loro cuore. La figlia, al momento di andare via, disse:
Papà, è bello che tu lo abbia accolto. Si vede che siete felici entrambi.
Sì, rispose Giovanni, guardando il felino salutare gli ospiti, siamo felici.
Quando di nuovo la neve cadde linverno successivo, quel bianco che un anno prima quasi gli era stato lultimo, Barbagianni correva nel cortile, giocava con i fiocchi, senza più timore.
Ora è giusto, disse Giovanni, osservandolo dalla finestra, tutto è al suo posto.
In primavera, quando lultimo mucchio di neve si sciolse, sul terreno di Lorenza comparve un cartello In Vendita. Barbagianni passò accanto senza curanze: aveva cose più importanti da fare, come incontrare il nonno al lago per una pescata.
**Lezione personale:** ho capito che la vera casa non è un luogo dipinto su una mappa, ma chi ti accoglie con rispetto e affetto. Chi è pronto a condividere il proprio calore, anche con un piccolo gatto, merita di essere amato.






