Basta! Tre anni di critiche dalla suocera modello: quando finalmente una mamma italiana alza la testa e mette i puntini sulle “i” nella propria casa acquistata con il proprio lavoro

Ma ascolta, ti racconto una scena che sembra uscita da una commedia italiana, ma purtroppo era la mia vita per un bel po.

Sabatina, ma che fai, hai smesso proprio di passare laspirapolvere? Ho gli occhi che mi lacrimano per tutta questa polvere. Guarda, è uno strato proprio sembra un tappeto nuovo!

Sotto al tavolo, tenevo i pugni stretti, fissando la Signora Giuliana mia suocera girare per casa con quellaria da ispettore dellASL. Controllava ogni angolo, guardava le mensole con sospetto, storceva il naso per una polvere che vedeva solo lei sul davanzale, scuoteva la testa davanti ai giochi sparsi dei miei bambini. Tre anni di queste visite avevano trasformato ogni arrivo della Signora Giuliana in una piccola tortura.

Ieri ho pulito, ho passato laspirapolvere, spolverato cercavo di rimanere calma. I bambini stamattina hanno giocato.
Eh no, le pulizie non si fanno quando ti pare, ma quando servono. Io alla tua età…

Si è seduta in poltrona con quellatteggiamento regale, come se degnasse una poveraccia della sua parola. Con una mano ha sfiorato con cura il bracciolo, cercando la polvere.

Ai miei tempi il pavimento brillava tanto che ci si poteva ritoccare il rossetto nello specchio. I bambini sempre in ordine, niente pieghe nei vestiti. E vuoi mettere lordine? Mio marito, pace allanima sua, poteva controllare casa quando voleva: mai trovato nemmeno un granello di polvere. Eh!

E io lì, ad ascoltare serrando i denti. Quante volte avevo sentito la storia dei pavimenti a specchio? Cinquanta? Sessanta volte? Ho perso il conto.

Che hai preparato oggi ai bambini per pranzo?
Minestra di verdure.
Sta in frigo? già era in piedi diretta in cucina. Fammi controllare.

Apre la pentola, la annusa, prende un cucchiaio e assaggia come se stessi tentando di avvelenarla.

Troppe carote. E hai salato troppo. I bambini mica sono conigli, tutte queste carote Io al mio Gianluca facevo le minestre diverse. Non ne lasciava mai nulla, anzi voleva il bis.

Non risposi. Era inutile discutere.

E per colazione cosa dai? Sempre quei cereali del supermercato? Te lho già detto: solo cereali veri, integrali! Guarda Anna, la moglie di tuo cugino Matteo: lei mette in ammollo i chicchi la sera e la mattina cucina tutto fresco. I suoi figli non si ammalano mai.

Sempre sta benedetta Anna. La regina delle madri perfette e dei cereali fatti come si deve.

Ma i fiocchi davena sono naturali
Ah, non farmi ridere! Questo è tutto fast food mascherato Ai miei tempi non esistevano queste cose, si faceva tutto in casa, con amore. Ore e ore ai fornelli.

Intanto si mette a squadrar la cameretta dei bambini.

E a che ora li mettete a dormire? Ieri alle nove ho chiamato e Lucia era ancora sveglia.
Di solito alle nove e mezza.
Troppo tardi! In casa mia la disciplina era sacra. Gianluca alle otto, già sotto le coperte. Mai fiatato, mai capricci. Perché cera rigore, altroché. Voi li viziate

Mi mordevo il labbro. Mi veniva voglia di dirle che i tempi cambiano, che pure gli psicologi raccomandano altro oggi, che i miei figli non sono Gianluca trentanni fa. Ma parlare era sprecato, tanto ascoltava solo sé stessa.

E questi vostri nuovi corsi accomodandosi guardava i disegni dei bambini. Pittura, modellaggio tutte sciocchezze. Io portavo Gianluca a nuoto e a scacchi, quello era vero sviluppo! Per disegnare si può stare a casa. Perché spendere soldi?

Lucia adora disegnare. Ha talento.
Talento? Mah! Te lo dicono solo per prendersi le tue cinquanta euro al mese. A quattro anni, quale talento!

Poi si rimette in poltrona, mani sulle ginocchia.

Te lo dico chiaro, Sabatina. Vi siete proprio lasciate andare, voi mamme moderne. Solo col telefono in mano e su internet. E intanto casa allo sfascio, bambini malcresciuti, mariti che girano affamati. Anna, la moglie di Matteo, guarda lei: lavora pure lei, casa perfetta, tre figli. E tu, con due, già non ce la fai.

Ancora Anna. La mitica Anna, con laureola damido e le lenzuola stirate.

Anche io lavoro, Signora Giuliana.
Lo so, lo so. Seduta al computer a muovere carte tutto il giorno. Ma dai, quella sarebbe una vera fatica? Io alla tua età si illumina tre figli, lorto, la casa, tutto in ordine. E mai una parola fuori posto con la mia suocera. Basta rispetto, cara.

Volevo spiegare che io gestisco progetti importanti, che il mio lavoro richiede testa e responsabilità Ma tanto i miei discorsi si frantumavano davanti a quel sorriso di sufficienza. Mi guardava come una maestra con una scolaretta un po asina.

Ogni visita era una prova che non potevo superare. Trovava il difetto in tutto: asciugamani piegati male, tè troppo caldo, piante che sembravano sofferenti, tende da lavare. Tre anni così. E io, muta, per il bene di Gianluca. Per tenere la pace.

Quella mattina era pure più acida del solito. Dritta in cucina, a cliccare la lingua quando vide una padella da lavare nel lavandino.

Mio figlio Pietro, quattro anni, faceva i capricci a tavola, girando il cucchiaio nella zuppa.

Non voglio! Non è buono!
Ecco, lo vedi?! trionfò Giuliana. Te lavevo detto! Il bimbo non mangia perché tu non sei capace a cucinare. Ora ti spiego io come si fa la minestra: devi prendere il pollo, ma quello vero, ruspante, mica quello da supermercato

E lì, senza avviso, dentro di me si è spezzato qualcosa. Senza rumore, ma netta: una corda tesa si era rotta.

Anni di umiliazioni, confronti con la santa Anna, consigli non richiesti, occhiatacce, sospiri, sorrisetti: tutto mi è venuto a galla. Senza più fermarmi.

Mi sono alzata, piano. Lho guardata con occhi nuovi, fissi, decisi.

Signora Giuliana, ma lei è venuta a casa mia o questa la sente ancora come casa sua?

Lei è rimasta lì, col cucchiaio in aria, sembrava che avesse scordato come si respira.

Scusa cosa?
Chiedo: quando si è sposata, è andata a casa di suo marito o lui è venuto da lei?
Ehm a casa di mio marito, certo Ma che centra
Io invece questa casa lho comprata io. Tre camere. Pagate con i miei soldi guadagnati con quelle carte al computer.

Si è fatta bianca.

Quindi qui comando io. Decido io che minestra si mangia, a che ora si va a letto e quali corsi fanno i miei figli. E tanto per curiosità: lei quanto guadagnava nella vita? O ha sempre campato sulle spalle di suo marito e lavorava solo in casa?

Giuliana è diventata paonazza.

Ma come ti permetti che mancanza di rispetto!
Non la sto offendendo. È solo per chiarezza: il mio stipendio è tremila e cinquecento euro al mese. Il doppio di Gianluca. Quindi, prima di dare lezioni, magari si ricordi questo.

Silenzio totale. Anche Pietro aveva smesso di toccare la zuppa. Occhi giganti tra me e la nonna.

Si è sentito lingresso aprirsi. Gianluca tornava dal lavoro: ha subito sentito latmosfera pesante.

Gianluca! la mamma è corsa dal figlio. Tua moglie mi ha mancato di rispetto! Mi ha umiliata! Chi lha mai vista una cosa così?
Aspetta. lui le fa cenno di fermarsi. Saba, che è successo?

Glielho spiegato piano. Tre anni. Confronti continui. Critiche su tutto. Che mi ha fatto sentire sempre da meno, che si intromette coi bambini, che sempre sempre si permette di giudicarmi.

Gianluca ascoltava in silenzio. Lo vedevo cambiare: dallincredulità alla comprensione, poi quasi al dispiacere. Ha passato le dita sulla fronte, come uno che realizza qualcosa di duro su se stesso.

Gianluca, ma non puoi credere a io sono tua madre! Ti ho cresciuto, svegli notti intere, mi sono rovinata le mani per te!
Mamma… e lì ho visto qualcosa di nuovo nei suoi occhi davvero per tre anni hai stressato Sabatina?
Io? Ma io io davo solo consigli!
Consigli, sì: sulla minestra, sui corsi, sulla polvere Tutte le volte, giusto?

Lei voleva rispondere, ma lui lha bloccata.

Ho notato sai dopo le tue visite Sabatina era sempre diversa. Io pensavo fosse solo stanchezza. Invece si teneva tutto dentro, per non farci litigare. Per tre anni.

Gianluca!
Mamma, ascoltami. Se continui così, a criticare mia moglie, qui non metterai più piede.

Lei si è aggrappata al tavolo, quasi tremava.

Ma tu sul serio? Per colpa sua?
Per mia moglie, sì. La madre dei miei figli. Quella che ha pagato casa. E che ha sopportato tre anni di umiliazioni per amore. Sì, sono serissimo.

Ha fissato il figlio per qualche secondo come se lo vedesse per la prima volta, ha preso la borsa e si è diretta alla porta. Si è voltata con le labbra tremanti, ma lo sguardo di Gianluca le ha tolto la voglia di parlare. Ha solo fatto un gesto vago con la mano e se nè andata.

Il silenzio che è sceso, mica sai si sentiva solo il ticchettio dellorologio e Pietro che giocherellava con la zuppa.

Gianluca mi ha abbracciata forte, stretta a sé. Gli ho appoggiato la testa sul petto e mi sono accorta solo allora di quanto fossi rigida. Sembrava che stessi portando addosso duemila chili da tre anni.

Ma perché non me lhai mai detto? mi sussurrava mentre mi accarezzava la schiena. Perché, Saba?
Non volevo che tu litigassi con lei. È pur sempre tua madre
Sciocchina, mi ha stretto di più e mi ha dato un bacio sulla tempia. La mia famiglia sei tu. Tu e i bambini. Mia madre deve solo accettarlo. O niente nipoti.

Lho guardato con un sorriso liberatorio. Era la prima volta dopo anni che mi sentivo leggera, proprio il petto aperto, finalmente.

Mamma, mamma! saltella Pietro. Ma la nonna è andata via? Allora la minestra non la mangio?

Ci siamo guardati e messi a ridere. Insieme. Forte, come non succedeva da tanto.

La minestra la mangi lo stesso gli dico. Ma giuro che domani ne faccio una nuova, di quella che ti piace.

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