Diario, 6 giugno
Oggi mi sono svegliata pensando che era il momento di fare qualcosa di buono. Ho raccolto tutte le cose che ormai erano inutili e che occupavano spazio nel mio appartamento a Firenze: camicette pregiate che non mettevo più, vestiti estivi, cappelli di paglia, gonne leggere. Tutto ciò che giaceva negli armadi in attesa di unoccasione che non arrivava mai. Così mi sono detta: Le porterò in chiesa, forse potranno servire a qualcuno che ne ha davvero bisogno. Magari qualche senzatetto o una famiglia in difficoltà.
Le ho sistemate con cura in una borsa ormai logora e lho lasciata in un angolo dellingresso, dicendomi che lavrei portata la mattina seguente. Poi mi sono coricata, con una strana leggerezza nel cuore.
Stranamente, quella notte ho fatto un sogno che ancora adesso mi lascia senza parole.
Mi sono vista come se fossi unanima che si solleva e guarda tutto dallalto. Il mio appartamento era pieno di luce, e io mi sentivo in pace come non mai. Stavo lì, in piedi, con quella borsa fra le mani, pronta da portare in parrocchia, quando davanti a me è apparsa una bambina con lunghi capelli castani, occhi vispi, tipicamente toscana.
Cosa cè nella borsa, signora? mi ha chiesto con voce dolce.
Ho messo da parte delle cose che non uso più le ho risposto sorridendo. Occupano solo spazio qui con me. Vorrei darle a chi ne ha più bisogno. Domani le porterò in chiesa.
Che gesto gentile! Però la borsa è un po sudicia. Perché non la lavi prima, così sarà tutto più bello anche da fuori?
Hai ragione, ci penserò.
Non dimenticare ha detto la bambina, con un sorriso tenero, e poi si è dissolta come nebbia al sole.
Mi sono svegliata allimprovviso, col cuore che batteva forte. Ho cercato di ricordare il sogno. Un angelo? Un messaggio? Ho guardato la borsa, la vecchia stoffa macchiata, e quasi ridendo mi sono detta che sì, forse era il caso di lavarla.
A molti questo sembrerà superstizione, un pensiero da vecchia signora, ma a chi non ci crede dico di aspettare prima di giudicare. Anchio ero scettica, fino a quello che sto per raccontare.
Nel nostro palazzo di Firenze, al quarto piano, vive una famiglia con due bambini: il più grande, Matteo, e il più piccolo, appena nato, Filippo. Quando è arrivato Filippo, i genitori hanno voluto festeggiare e hanno invitato amici e parenti.
La casa era piena di gente, complimenti a non finire e regali colorati. I genitori, però, sono piuttosto superstiziosi dicevano a tutti di non lodare troppo il bambino, di non dire che era bello per evitare la jella. Così gli ospiti, per compiacerli, guardavano il piccolo e iniziavano a dire parole strane:
Oddio, che bimbo bruttino, Madonna mia! Speriamo porti fortuna Non lo si può proprio guardare!
Tutti facevano finta, pur di non attirare la sfortuna. I genitori sospiravano di sollievo e portarono tutti nellaltra stanza.
Ma Matteo, il fratello grande, sentì tutto e restò in disparte. Era confuso, amareggiato. Se tutti dicevano che suo fratello era brutto e inutile, che senso aveva tenerlo?
Ci ha messo poco a decidere. In un attimo ha preso in braccio il piccolo Filippo, è uscito in balcone e, come se volesse sbarazzarsi di un vecchio giocattolo, lo ha lasciato cadere giù.
Quando ho sentito questa storia ho smesso di respirare dalla paura. Lunica cosa che ha salvato il piccolo Filippo è stato un miracolo.
La borsa che avevo appena lavato, stesa fuori ad asciugare, si trovava proprio sotto quel balcone. E proprio lì, Filippo è atterrato, soffice come su un cuscino.
I genitori se ne sono accorti troppo tardi. Hanno trovato il balcone vuoto e Matteo che diceva, semplicemente:
Era brutto, nessuno lo voleva. Così lho buttato via.
La madre ha rischiato di svenire, il padre si è precipitato giù per le scale. Ed ecco lì, per miracolo, Filippo illeso nella mia borsa, che dondolava al vento, come cullato da una mano invisibile.
Che fortuna! piangevano i genitori stringendo il loro bambino.
E a chi hanno detto grazie? A me, la vecchia Lucia Ricci, che abito al terzo piano. Nessuno ha pensato al Signore, tranne me. Io so che certe cose non succedono per caso. So che la bambina del sogno era un angelo, venuto ad avvertirmi. Se non avessi lavato quella borsa, chissà
Perché tutti pensano che sia solo fortuna? Perché si dimenticano di ringraziare Dio? Ci ho riflettuto fino a sera. Forse ognuno ha la sua idea, io so solo una cosa: non credo nelle coincidenze. Solo a Dio devo il mio grazie. Perché quale miracolo avviene senza di Lui?





