Beh, è brutto e inutile. Così l’ho buttato via. Il cuore di una mamma si è quasi fermato. Il papà è uscito fuori a cercare il bambino.

Cera una volta una vecchietta romana che decise di fare una buona azione. Si mise a raccattare tutte quelle cose che ormai le davano solo fastidio e impolveravano la casa: camicette colletto in pizzo, vestitini fioriti, cappellini con le piume, gonne che ormai sfioravano solo ricordi lontani. Meglio portare tutto in chiesa, pensò tra sé. Magari servono a qualcuno che ne ha davvero bisogno, qualche senzatetto o qualche nuova famiglia arrivata.
Mise tutto nella sua borsa blu una di quelle borsone formato famiglia e la lasciò accanto alluscio. Domani la porto giù, si disse sbuffando, e si mise a dormire, finalmente libera di spazio.
E qui arriva la parte che solo chi ha una certa età può davvero capire: fece un sogno stranissimo.
Sembrava che la sua anima si fosse staccata dal corpo e da lassù si guardava la stanza, piena di luce. Eppure era sempre lì, nel riquadro un po vissuto del suo salotto romano. Lanima sua ballava di felicità come un bimbo a Carnevale.
Nella scena, cera lei in mezzo alla stanza, con la sua borsa tinta mare, pronta per partire per Piazza San Giovanni. E davanti, chi ti compare? Una bambina, piccina picciò, dagli occhi che sapevano di mistero.
Cosa cè dentro quella borsa? chiese la piccola.
La signora, tutta fiera, rispose:
Ho raccolto qualche vecchia cosa che non mi serve più. Fanno solo polvere qui. Voglio regalarle a chi magari ne ha davvero bisogno. Domani le porto in chiesa.
Che splendido gesto ma la borsa però è sporca! Dai, lava la borsa prima di portarla, va bene?
Va bene, va bene fece la signora, sorridendo tra sé.
E guai a dimenticartene! disse la bambina, scomparendo in una nuvoletta.
La vecchietta si svegliò trafelata, col cuore che le batteva come il tamburo a Sanremo. Un angelo?, pensò, O solo la pasta fagioli fatta pesante?. Guardò la borsa e cominciò a svuotarla, pronta a darle una bella lavata, come le aveva detto la piccola apparizione.
Sembra roba da ridere, eh? Penserete che era solo superstizione da vecchine col rosario sempre in mano, ma vi dico: anche io ci ho riso su, finché non è successa la storia che sto per raccontarvi.
Nello stesso condominio, abitava una famiglia con due bambini: il secondo era appena nato. Una gioia che non si tiene, tanto che avevano invitato tutti per festeggiare il nuovo pargoletto.
Gli ospiti arrivarono in massa, tutti con regali, complimenti e battutine. Ma niente bacetti, niente vezzeggiamenti al piccolo. I genitori erano un po superstiziosi, classici romani doc: guai a lodare troppo la bellezza del neonato! Porta male, dicevano. Quindi, col sorriso un po tirato, gli amici e parenti facevano a gara:
Mamma mia che bimbo brutto!
Che peccato però, veramente bruttarello!
Io manco ci guardo, mi fa impressione.
Alla fine tutti in salone a darci dentro con i tramezzini, soddisfatti e tranquilli.
Il fratellino maggiore, che aveva captato tutte queste scene, ci rimase male sul serio. Ma se è così brutto e nessuno lo vuole, pensò tra sé (come solo i bambini sanno filosofeggiare). E senza farsi tanti problemi, prese il piccolo, andò sul balcone e visto che nessuno guardava lo buttò giù, proprio come faceva coi peluche sdruciti.
Mi venne il groppo alla gola solo a sentirla, sta storia. Poteva andare a finire in tragedia, se lassù non ci fosse qualcuno a vegliare sui bambini.
Proprio in quel momento, la vecchietta del piano di sotto aveva appena finito di lavare la sua borsa, che aveva steso bella pulita tra i limoni e i gerani sul balcone.
Succede, signori miei, che il neonato atterra dritto dritto nella borsa appena messa ad asciugare.
I genitori, tornati nella stanza del piccolo, si insospettirono: troppo silenzio tutto a un tratto. Trovarono il grande sul balcone, il piccolo sparito. Con tutta la calma del mondo, il fratello maggiore rispose:
Era brutto e non serviva a nulla. Così lho buttato via.
Il cuore della mamma si strinse come unoliva ascolana. Il papà scese di corsa, e trovò il bebè nella borsa appesa della vicina, con solo qualche pianto (e una bella storia da raccontare).
Che fortuna! ripetevano i genitori piangendo di gioia, stringendo il piccolo al cuore.
E chi ringraziarono? Ma la nonna del piano di sotto, ovviamente, mica il buon Dio! Solo la vecchietta, dopo, mormorava un grazie verso il cielo. Sapeva bene che certi miracoli non capitano per caso, e che mica era merito della lavatrice. Se non fosse stato per quellangelo nel mio sogno, pensava sorridendo fra sé.
Perché tutti dicono che fortuna, invece che ringraziare chi di dovere? Boh, io ci ho pensato e ripensato mille volte. Una risposta unica proprio non ce lho. Ognuno ha la sua. Ma vi dico solo questo: io al caso non ci credo. E per i miracoli, io ringrazio lassù perché lo sappiamo tutti che, in fondo, i prodigi veri, senza un aiutino celeste, non accadono mai.

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Beh, è brutto e inutile. Così l’ho buttato via. Il cuore di una mamma si è quasi fermato. Il papà è uscito fuori a cercare il bambino.