Bisogna avvisare prima, io non ho preparato nulla! Lo sapete quanto costa ospitare qualcuno?! – urla…

Bisognerebbe avvisare prima, non ho preparato nulla! Sapete quanto costa ospitare gente? urlava la suocera, la voce risuonava come il rintocco di una campana in mezzo alle viuzze di un paese toscano avvolto nella nebbiolina mattutina.

Io sono la nuora: semplice, lavoratrice, senza la corona da regina. Io e mio marito viviamo in un nostro appartamento a Firenze, che portiamo avanti solo noi due: mutuo, bollette, lavoro che inizia allalba e finisce dopo il tramonto.

La suocera abita in campagna, là vive anche la cognata. Sarebbe tutto normale, se non fosse che hanno deciso che la nostra casa in città è come una villa al mare per il weekend. Allinizio sembrava quasi una cosa tenera:

Passiamo da voi sabato, va bene?

Solo per poco!

Siamo famiglia, no?

Ecco, solo per poco in realtà significa che si fermano a dormire; passiamo diventa uninvasione con borse, pentole vuote e occhi che brillano come per un pranzo di nozze.

Ogni fine settimana la stessa scena: io, stanca dal lavoro, mi sgambetto fra bancarelle e supermercati, cucino, lavo, preparo, sorrido, apparecchio la tavola. Poi, per metà della notte, mi ritrovo a lavare piatti e a mettere in ordine. Valentina, la suocera, si siede e commenta, laria sognante come una madonna affrescata:

Perché linsalata senza mais?

Il minestrone lo preferisco più denso, cara.

Da noi in paese non si fa così, eh.

E la cognata aggiunge, come se recitasse una poesia onirica sullarrivo della primavera:

Come sono stanca dal viaggio!

E il dolce dovè?

E mai una volta: Grazie, Posso aiutarti?

Una sera, esausta e con la testa che sembrava una pizza margherita lasciata in forno troppo a lungo, mi rivolgo a mio marito:

Io non sono la domestica di nessuno. Non voglio passare ogni weekend a servire la tua famiglia.

Lui, con gli occhi brillanti come in un sogno invernale, mi dice:

Magari, hai ragione. Dobbiamo fare qualcosa.

E unidea mi si accende nel cervello, come una lampadina in una notte surreale.

La volta dopo, Valentina chiama:

Sabato veniamo da voi.

Uhm, abbiamo già dei programmi per il weekend, rispondo calma, come se stessi arrotolando fili di pasta fresca.

Che programmi?

I nostri, semplicemente.

Ma davvero, questa volta non era una scusa. Sabato io e mio marito ci sediamo allalba sulla panchina davanti a casa sua in campagna, le chiazze di sole si mescolano sul vialetto come colori sbiaditi in un quadro di Chagall.

Valentina apre la porta e si blocca, sospesa tra sogno e realtà:

Ma che state facendo qui?!

Siamo venuti a trovarvi. Solo per poco.

Dovevate avvisare! Non ho preparato niente! Sapete voi quanto costa ricevere ospiti?

La guardo, senza fretta, come un gatto che osserva le nuvole:

Ecco, io così vivo ogni weekend.

Ma stai cercando di insegnarmi qualcosa?! Che faccia tosta!

Il suo urlo si sparge come il profumo del basilico destate, si affacciano pure i vicini dalle finestre sospesi in un limbo tra curiosità e noia, e noi ce ne andiamo via, i sogni calpestati sulla ghiaia.

E vi dirò: da quel momento, mai più una visita senza invito. Niente più “passiamo” e cucina trasformata in campo da battaglia. Ogni tanto, per farti sentire, devi far vivere agli altri quella strana realtà di essere nei tuoi panni.

Che dite, ho fatto bene? Voi cosa avreste fatto, se il sogno si fosse trasformato in realtà?

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