Buon Compleanno!!! Papà!

Caro diario,
oggi è il mio settantesimo compleanno. Non è facile credere di aver attraversato sette decenni, cresciuto tre figli e aver perso la mia amata Marta, la moglie, già trentanni fa. Dopo la sua scomparsa non ho più voluto ricombinare: né il cuore né le circostanze mi hanno permesso di trovare unaltra compagna. Ci sono mille scuse da elencare, ma servirà a qualcosa? Il tempo non ne ha più per me.

I miei due ragazzi, Luca e Marco, erano una tempesta di litigi e risse. Li ho spostati di scuola più volte, finché non hanno incontrato un professore di fisica a Pisa che ha scoperto in loro un talento naturale. Allimprovviso il rumore dei loro scontri è sparito, e con esso anche le liti.

Anche la piccola Ginevra aveva le sue difficoltà: non riusciva a legare con i coetanei e lo psicologo scolastico mi suggeriva di portarla da uno psichiatra. Poi è arrivato il nuovo insegnante di lettere, un uomo gentile che ha avviato un laboratorio per giovani scrittori. Ginevra ha iniziato a scrivere dal mattino fino a notte fonda; i suoi racconti sono apparsi prima sul giornalino della scuola e poi nei circoli letterari del territorio.

Così, i due fratelli sono stati accettati con una borsa di studio da un prestigioso ateneo per ingegneria e matematica, mentre Ginevra ha proseguito gli studi in lettere. Io mi sono ritrovato solo, avvolto in un silenzio più profondo del ululato di un lupo. Ho ripreso la pesca, il giardinaggio e lallevamento dei maialini nella nostra tenuta, una vasta zona di campi vicino al fiume Arno. Con quel lavoro ho guadagnato una discreta somma, anche se gli ingegneri della fabbrica di Firenze guadagnano poco meno di me.

Con i soldi sono riuscito a mettere da parte auto modeste per i figli, a dare loro paghette e vestiti decenti. Il tempo, però, è diventato ancor più scarso: le faccende della fattoria e il commercio mi assorbono ogni giorno, ma mi piacciono. Decenni sono volati e il mio sessantasettimo anno si avvicina. Pensavo di festeggiare da solo.

I ragazzi ormai hanno famiglie e lavorano su un progetto topsecret per il Ministero della Difesa, troppo impegnati per tornare a casa nel fine settimana. Ginevra, invece, gira da un simposio allaltro di scrittori e giornalisti. Non volevo disturbare nessuno con un invito.

Lo farò da solo, mi dico, non cè nulla da celebrare. Passerò la giornata tra i campi e, la sera, mi siederò con una bottiglia di grappa, ricorderò Marta e le dirò quanto i miei figli siano diventati grandi.

Stamattina mi sono alzato allalba per controllare i maiali, come ogni giorno, perché hanno bisogno di una alimentazione speciale. Quando ho aperto la porta di casa, sul prato ancora illuminato dalle stelle, ho notato qualcosa di strano: un oggetto allungato avvolto in una coperta di tela.

Che cosè questo? mi sono esclamato. Improvvisamente, più proiettori si sono accesi, facendo luce sul misterioso pacco e su un gruppo di persone che spuntavano da dietro la casa. Erano i miei figli con le loro mogli e i nipoti, più alcuni parenti, e Ginevra con un uomo alto, dagli occhiali spessi. Tutti portavano palloncini, soffiavano su cannucce e premendo pistole ad aria compressa, gridavano, agitavano le braccia e cercavano di avvolgermi in un abbraccio collettivo:

Buon compleanno, papà!

Il pacco sul prato è quasi scomparso dalla mia attenzione, ma i ragazzi non mi hanno lasciato tornare dentro. Le loro mogli hanno già iniziato a preparare la tavola.

Aspetta, papà, aspetta ha detto Ginevra lasciami legarti gli occhi?

Va bene, fammi ho risposto. Lei mi ha avvolto una stoffa spessa attorno al capo, mi ha girato più volte e mi ha condotto da qualche parte.

Che avete organizzato? ho chiesto, un po confuso.

Un regalo per te ha risposto Luca.

Speriamo sia modesto? mi sono preoccupato.

Non ti preoccupare, papà ha detto Marco è solo un pensierino, una piccola attenzione.

Ci hanno condotto davanti al misterioso involucro: la coperta è stata strappata da tre giovani, rivelando un fulgido Oldsmobile F88, brillante sotto i fari dei proiettori. Il mio cuore ha quasi saltato un battito per lo shock, e quasi sono caduto a terra, ma mi hanno sorretto e fatto sedere su una sedia.

Dio mio, Dio mio ripetevo, quasi in preghiera.

Calmati, papà mi spruzzava Ginevra con dellacqua hai sempre sognato questauto.

Ma è unauto astronomicamente cara ho mormorato.

Non costa più dei soldi ha risposto Luca.

Andiamo ha proseguito Ginevra siediti dentro, vogliamo fare delle foto.

Ho aperto la portiera, ma al suo interno cera una scatola di cartone.

Cosè? ho chiesto.

Aprila ha detto Ginevra.

Dentro, dalla base, mi guardavano due occhi curiosi. Ho estratto un piccolo cucciolo di gatto, soffice e bianco, e lho stretto al petto:

È il nostro “Tommaso”, proprio come quello che avevamo con tua madre. Ti ricordi? Bomba. Quando eravate piccolissimi lo amavate un sacco.

Certo, papà hanno risposto i nipoti.

Non mi sono seduto sullauto; ho preso il gatto e sono salito al secondo piano, nella mia stanza, dove ho mostrato la foto di Marta a Tommaso. Le lacrime mi scivolavano sulle guance:

Vedi, Marta? Vedi? Ho fatto qualcosa, non ti hanno dimenticato Vedi?

Ma i bambini non mi hanno lasciato solo troppo a lungo. Il tavolo era imbandito al piano di sotto, e sono iniziati i brindisi. Ginevra mi ha sussurrato allorecchio che è al quarto mese di gravidanza, e che il suo fidanzato, un giovane scrittore di Firenze, è venuto a trovarci. Resterà qui, perché il suo lavoro gli permette di scrivere ovunque, e lui tornerà in Inghilterra per visitare i genitori, poi, tra qualche settimana, si celebrerà il matrimonio nella chiesa del nostro paese.

Non ti dispiace, papà? ha chiesto Ginevra.

Sembra un sogno magico ho risposto, bacandola sulla fronte.

La serata è volata tra chiacchiere, cibo, bicchieri di vino e ricordi. Tutti erano felici. Verso la fine, sono andato al cimitero di Marta, ho seduto accanto alla sua tomba e ho parlato a lungo con lei.

La vita ha preso un nuovo significato, soprattutto con quellauto depoca. Dovrò comprarmi abiti adatti, fare un giro per la grande città di Firenze. Sul letto dorme ancora il piccolo gatto, Tommaso.

Tommaso ho detto, ripetendo il suo nome.

Il gattino ha fatto le fusa e si è allungato nella sua piccola forma. Mi sono sdraiato, lo ho accarezzato e mi sono addormentato.

Il giorno dopo ho dovuto alzarmi presto, dare da mangiare ai maiali, occuparmi dellorto e pescareniente è stato cancellato. Al piano di sotto dormivano Ginevra e il suo futuro marito. Dopo che i ragazzi se ne sono andati con le loro famiglie, la casa è tornata silenziosa. Tommaso mi seguiva passo passo, è caduto nella mangiatoia dei maiali e si è impigliato nelle reti della barca. Ha provato a mangiare lesca per i pesci, e io ho riso, parlando con quel piccolo birbante:

Come se la giovinezza fosse tornata gli ho detto, accarezzandolo sulla schiena.

Il gatto ha miagolato, afferrando la mia mano con le zampette e mordicchiandola dolcemente.

Furbetto! ho esclamato, ridendo.

Questo racconto non ha scopi grandiosi; è solo un promemoria per tutti coloro che possono ancora andare a trovare i propri genitori: non rimandate il domani, partite subito.

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