Buon compleanno!!! Papà!
Sei arrivato al settantesimo, dopo aver cresciuto tre figli. Una moglie, Marta, è morta trentanni fa e da allora non ti sei più risposato. Non è che non ti sia provato: non hai incontrato la persona giusta, non è stato il momento, la fortuna non ti ha sorriso possiamo elencare mille scuse, ma a che servono? Non era il momento.
I due maschi, Marco e Luca, erano dei piccoli tirchi di litigi e di pugni. Li hai spostati di scuola in scuola finché non è capitato che un brillante professore di fisica abbia scoperto in loro un talento evidente. E puff! Tutti gli scontri, i capitoli di cè chi si alza e chi si siede, sono finiti allistante.
Anche Ginevra, la figlia, era un po un puzzle. Fatica a parlare con i compagni, tanto che lo psicologo della scuola ti ha consigliato di portarla da uno psichiatra. Ma ecco che è arrivato un nuovo professore di letteratura, ha aperto un laboratorio per scribacchini alle prime armi. Da quel giorno Ginevra scrive dal mattino alla sera; i suoi racconti appaiono prima sul giornale scolastico, poi nei circoli letterari di tutta la regione.
In sintesi
Marco e Luca hanno ottenuto una borsa di studio per una delle università più prestigiose, quella di Padova, al dipartimento di fisica e matematica; Ginevra ha iniziato a studiare lettere allUniversità di Bologna. E così ti sei ritrovato da solo. Hai notato il silenzio intorno a te, più profondo di un ululato di lupo. Hai iniziato a pescare, a curare lorto e a allevarne i maiali, sul vasto appezzamento di terra che ti appartiene vicino al fiume Po. Con quel lavoro hai guadagnato bene, tanto che hai scoperto che un ingegnere in una fabbrica di automobili guadagna ben meno di te.
Ora puoi ancora dare una mano ai figli: regalare loro auto economiche, dare qualche soldino per le spese quotidiane, comprare loro vestiti decenti. Però il tempo ti manca ancora di più: la gestione della fattoria e il piccolo mercato di prodotti freschi occupano le tue giornate, ma ti diverti lo stesso. Passano altri dieci anni e si avvicina il tuo settantesimo compleanno. Pensavi di festeggiarlo in solitudine
I ragazzi sono ormai con le famiglie e sono impegnati in un progetto segreto per il Ministero della Difesa, quindi non potranno venire nei weekend. Ginevra, invece, corre da un simposio di scrittori allaltro. Così non ti preoccupi nemmeno di invitarli.
Da solo, che ci faccio? ti dici. Andrò in giro per la fattoria, poi mi siederò con una bottiglia di grappa e ricorderò Marta, raccontandole quanto sono cresciuti i miei figli.
Il giorno è arrivato. Ti alzi presto per controllare i maiali, perché cè una speciale alimentazione da preparare. Fuori è ancora buio, le stelle ancora accese, quando esci di casa e, sulla radura illuminata dalla luna, incroci un oggetto strano avvolto in un telo di tela.
Che cosè questa roba? ti chiedi, e allimprovviso
Scoppiano i riflettori! Illuminano la radura, loggetto misterioso e una manciata di persone che spuntano dietro langolo della casa. Sono i tuoi figli con le mogli, i nipoti, un paio di parenti e, proprio dietro, Ginevra accompagnata da un uomo alto con gli occhiali spessi.
Tutti tengono palloncini, suonano fischietti, premendo bottoni di pistole ad aria compressa che fissano cicchettii. Gridano, agitano le braccia, ti avvolgono:
Buon compleanno!!! Papà!
Ti dimentichi delloggetto nella radura. I ragazzi non ti lasciano nemmeno tornare a casa, dove le mogli stanno già preparando la tavola.
Aspetta, papà, aspetta, ti dice Ginevra. Vuoi che ti amarrino gli occhi?
Va bene, accetti. Lei ti avvolge una stoffa spessa intorno alla testa, ti gira più volte e ti conduce altrove.
Che ci avete combinato? chiedi, confuso.
Un regalo, risponde uno dei figli, speriamo non sia troppo costoso.
Non ho bisogno di nulla, ti difendi.
Tranquillo, papà, interviene laltro. È solo una cosetta modesta, segno di affetto e gratitudine.
Ti conducono davanti a quel telo e Ginevra toglie la benda. Parte una musica alta, il battito del tamburo rimbomba. I bambini si avvicinano da tre lati e strappano il telo.
Sotto le luci dei riflettori brilla… una Fiat 500 depoca, verniciata di rosso fuoco!
Quasi svenisci per lo shock, ma ti sorreggono e ti sistemano su una sedia. Solo una parola riesci a dire:
Oddio, oddio, oddio
Calmati, papà, ti spruzza Ginevra acqua in faccia, hai sempre sognato questa macchina.
Sì, ma è assurda, è troppo cara, borbotti.
Non più cara di un euro, ti ricorda un figlio, è solo un segno di affetto.
Andiamo, aggiunge Ginevra. Siediti, vogliamo fare foto.
Apri la portiera e cè una scatola di cartone.
Che cosè? chiedi.
Aprila, ti dice Ginevra.
Dentro la scatola trovi due occhi che ti fissano dal fondo. Tiri fuori un piccolo cucciolo di gatto, soffice come una nuvola.
Un vero tigrotto! esclami. Come quello che avevamo con Marta, il Bombo. Quando eravate piccoli vi adoravate tanto
Certo, papà, rispondono i bambini.
Non ti siedi in auto. Salti su al secondo piano, nella tua stanza, dove mostri il gattino alle foto di Marta. Le lacrime ti rigano le guance.
Vedi, Marta, vedi? chiedi al ritratto. Ce lho fatta. Non ti hanno dimenticato Vedi?
I bambini però non ti lasciano in pace. Il tavolo è già apparecchiato e cominciano i brindisi. Ginevra ti sussurra allorecchio che è al quarto mese di gravidanza e che il suo fidanzato sta per venire a trovarti. Dice che resterà qui, perché il suo prossimo romanzo può essere scritto ovunque, e il fidanzato farà un viaggio in Inghilterra per vedere i suoi genitori, poi si sposerà nella chiesa del paese.
Ti va, papà? ti chiede.
È come un sogno, rispondi, baciandola sulla fronte.
La serata prosegue tra chiacchiere, stuzzichini, bicchieri di vino e ricordi. Tutti sono felici. Verso sera ti avvicini alla tomba di Marta, ti siedi accanto e parli ancora un po.
La vita sembra aver preso un nuovo senso, soprattutto con quella macchina. Forse è ora di comprarsi un bel completo depoca e fare un giro a Milano o a Firenze.
Sul letto, il piccolo gattino tailandese di nome Tommaso ron fa sonnellino.
Tommaso, dici, Tommaso.
Il felino ronfa e si stiracchia, occupando tutta la sua piccola altezza. Ti sdrai, lo accarezzi, e il sonno ti prende.
Il mattino dopo ti rialzi presto, a nutrire i maiali, a curare lorto, a pescare sul Po; nessuno può fermarti. Al piano di sotto dormono Ginevra e il suo futuro marito.
Quando i ragazzi partono con le loro famiglie, torna il silenzio. Tommaso segue il suo padrone, cade nella mangiatoia dei maiali e si impiglia nelle reti della barca. Prova a mangiare lesca per i pesci, e tu ridi, chiacchierando con il furfante:
È come se tornasse la giovinezza, gli dici, accarezzandogli la schiena.
Tommaso miagola, afferra la tua mano con i suoi minuscoli denti.
Ah, birbante! esclami, scoppiettando a ridere.
Questo racconto non serve a nulla di più che a ricordare a chi ancora può tornare dai propri genitori:
Non aspettare domani. Parti subito!



